di Franco Rol

Nel 1964 Federico Fellini parlava pubblicamente per la prima volta di Gustavo Adolfo Rol, definendolo «l’uomo più sconcertante che io abbia incontrato. Sono talmente enormi, le sue possibilità, da superare anche l’altrui facoltà di stupirsene. C’è un limite anche alla meraviglia». Poco prima aveva detto: «Io ammiro in modo particolare il dottor Rol di Torino, per lo sforzo eroico che sostiene nel salvaguardare il proprio ego individuale dall’assalto di queste misteriose forze (Pianeta n.5, dic. 1964 – gen. 1965, p. 104)

Rol era già noto – sebbene gli articoli su di lui all’epoca fossero ancora pochi – come “antologia del paranormale” e un mistero anche per quelli che lo conoscevano.

Fellini, che si considerava ed è correntemente definito visionario, riconosceva che Rol oltrepassava il limite della sua stessa meraviglia.

Detto in termini un po’ stereotipati e tuttavia adatti, era il caso in cui la realtà superava la fantasia.

E infatti, per quanto il grande regista fosse un inventore di storie sia cinematografiche che nella vita quotidiana, con Rol, quando parlava di lui, non aveva bisogno di inventare nulla. Quasi che, commissionatogli un film da un produttore, il film non solo fosse magicamente già pronto, ma la sovrabbondanza di materiale lo costringesse anche a qualche taglio. Infatti, di Rol parlava solo con quelli che potevano capire ed erano ricettivi, e raramente era lui a introdurre il discorso con i giornalisti (e questi, poco interessati o scettici sull’argomento, non gli facevano domande).

Fellini amava chiamare Rol “Mago”, ben sapendo però che lui non amava questo termine.

Ho già avuto occasione di scrivere (Luce e Ombra, ott.-dic. 2019 e gen.-mar. 2020)  che nella prospettiva del regista l’immagine da tenere presente è quella del Mago Merlino, unica eccezione alla regola per cui il termine “Mago” sarebbe inappropriato e limitato.

Dino Buzzati, che aveva collaborato alla sceneggiatura de Il viaggio di G. Mastorna (film che, dopo numerose vicissitudini, poi non venne fatto, anche per il ruolo avuto proprio da Rol), aveva scritto nel 1965 sul Corriere della Sera (11/08, p. 3) che Rol «non è un mago, come possiamo definirlo? il Maestro? l’Illuminato? il Sapiente? il superuomo?». Se unissimo tutte le definizioni di Buzzati (un Maestro Illuminato, sapiente e superuomo) daremmo una definizione di Rol abbastanza corretta, per quanto lui avrebbe fatto una smorfia, soprattutto per «superuomo», visto che ebbe a dire: «Sono un uomo assolutamente comune. Sono identico a tutti nei difetti e nelle debolezze.» (Gente, 05/03/1977, p. 12) La sua non era una posa. Sapeva di essere al di sopra del “normale” per l’epoca in cui visse, tuttavia conosceva altrettanto bene la natura di quelle che lui chiamava possibilità e che la cultura popolare chiama “poteri paranormali”. Era consapevole che, una volta che anche altri esseri umani avessero fatto il suo stesso percorso, sarebbero giunti laddove lui era giunto, ovvero a manifestare le stesse possibilità e ad avere le stesse percezioni, e infine la stessa comprensione di questo universo considerato per ora ancora “altro”. Come se un Europeo che sapesse leggere e scrivere non avesse accettato – per queste sue capacità – di essere definito “superuomo” dai popoli “primitivi” con cui era venuto in contatto e che non sapevano né leggere né scrivere. Nei confronti di Rol non siamo che analfabeti, ma con la prospettiva di istruirci e arrivare al suo livello di “normalità”. Non si tratta però di studiare semplicemente su qualche libro, per quanto una preparazione teorica è pur sempre necessaria. Invece, occorrono elementi di vario tipo, convergenti verso una trasformazione interiore e mentale che un mero nozionismo non potrebbe sostituire.

Rol era nato a Torino nel 1903. Di famiglia benestante e buona cultura, era stato un bambino introverso e sensibile da subito alle Arti (imparerà presto a dipingere – nella vita si definirà semplicemente un “pittore”– e a suonare il violino e il pianoforte). Predisposto al pensiero filosofico e al ragionamento sottile, osservatore acuto e poeta delicato, già nei suoi scritti giovanili si percepisce un anelito mistico che lo porterà nel 1927 a una crisi esistenziale profonda, anche al seguito di uno shock psicofisico occorso quasi per caso, dopo mesi di ossessivi tentativi nel voler indovinare il colore delle carte da gioco che aveva acquistato da un tabaccaio a Marsiglia. Il 27 luglio di quell’anno era a Parigi, e sulla sua agenda di lavoro scrisse: «Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò piú nulla».

Ho già riferito come inquadrare questa legge nel mio libro Il simbolismo di Rol (2008) e in precedenza in altri scritti, qui ripeterò solo che va compresa attraverso la lente della Scienza dello Yoga. Qualcuno si è fatto talvolta sviare da questa mia indicazione associando lo yoga appena alle note posizioni corporali piú o meno complesse. Ma lo yoga non solo non è solamente questo, ma può persino prescindere da questo. In realtà, le posizioni non sono che aiuti preliminari. Ciò che conta, è la condizione della mente. È questo ciò di cui si occupa davvero lo yoga. La meta finale è l’illuminazione, ovvero il piú alto stato di coscienza raggiungibile dall’essere umano (che nella prospettiva Zen e di altre Vie esso è in realtà già presente in noi, occorre solo prenderne coscienza). Quello stato che Rol raggiunse nel 1927 e che in seguito chiamò coscienza sublime, anche se – non avendo alcuna guida ad assisterlo – fu inizialmente traumatico e di cui ebbe paura (come un bambino che brancoli nel buio). Tale stato è analogo al nirvana o al satori della tradizione orientale. Raggiunto, ha – tra le altre conseguenze – l’emergere di quelle possibilità paranormali note da millenni in varie tradizioni e che quella indiana chiama siddhi, prerogativa solo dei piú grandi Maestri. Fellini stesso è stato testimone di fatti che ai piú possono sembrare impossibili o frutto di fantasia o suggestione, ragion per cui molti non hanno creduto a quanto raccontava. Eppure, come ho già in parte dimostrato negli articoli su Luce e Ombra, la sua testimonianza si sovrappone precisamente a quella di altre decine di testimoni, anche di alta levatura intellettuale e senza dubbio razionali, che hanno raccontato le stesse cose, di modo che sarebbe illogico e insensato sostenere che Fellini inventava cose che anche gli altri testimoni avrebbero inventato nello stesso modo. La spiegazione piú logica e fattuale è che si trattava di fenomeni oggettivi, e come detto, essi sono ben conosciuti da molte tradizioni spirituali, il che conferisce una ulteriore conferma di oggettività.

I prodigi cui Fellini assistette sono decine, in parte riferiti da lui direttamente, in parte riferiti da suoi amici e collaboratori ai quali li aveva raccontati o da testimoni presenti insieme a lui. È stato testimone di bilocazioni di Rol, di materializzazioni e smaterializzazioni di oggetti (anche di dimensioni molto grandi), di episodi di telepatia, chiaroveggenza, precognizione, attraversamento di superfici solide (che io chiamo tunnelling – termine preso in prestito dalla meccanica quantistica – ovvero, per esempio, aveva visto Rol infilare la mano in una porta e attraversarla come il burro), cambiamento di dimensioni di Rol, ovvero una sorta di plasticità corporale (poteva essere visto diventare piccolo come un nano o grande come un gigante, e questo a distanza di pochi secondi), levitazione (camminamento sull’acqua), epifanie di spiriti intelligenti (come ad esempio quello di Casanova) e materializzazione di scritti o dipinti degli stessi (per Rol, lo “spirito intelligente” non è il defunto – e anzi i defunti non sono tra di noi – ma una sorta di fotocopia di ciò che l’individuo è stato e che rimane dopo la sua morte sulla Terra per un certo tempo, e già presente, come “doppio”, quando l’individuo è in vita, tanto che agli esperimenti di Rol – quelli cioè che faceva durante incontri con amici o nuovi ospiti a casa sua o a casa di suoi amici – potevano contribuire anche gli spiriti intelligenti di viventi; questa nozione è in antitesi con la teoria spiritica, e infatti Rol ne era molto lontano, sia dal punto di vista teorico che pratico, per l’assenza di trance – salvo momenti in cui pareva assorto, appariva sempre normale, spesso scherzoso – e per l’assenza di quella atmosfera che è tipica delle sedute spiritiche con invocazione di defunti). È probabile che Fellini sia stato testimone di molti piú fatti straordinari di quelli che sono riusciti faticosamente ad emergere.

Ho potuto suddividere la fenomenologia di Rol in 50 classi diverse seppur contigue (erano 49 fino al 2020, quando si è venuti a conoscenza che nel 1953 Gustavo aveva resuscitato mio nonno materno Franco Rol, industriale chimico e pilota di automobilismo, suo grande amico e cugino di qualche grado, dopo un incidente alla Targa Florio), tra cui anche numerosi episodi post-mortem (ne ho fatto un’ antologia ragionata nel mio studio, diviso in due volumi, L’Uomo dell’Impossibile. (aggiornato al 2015)

Ma Rol era molto piú dei fenomeni straordinari che gli venivano attribuiti.

Intanto, non aveva nulla dello stereotipo un po’ hippy del guru (anche se Guru, nel corretto senso della tradizione indiana, lo era certamente), ma era una persona di grande cultura, eleganza, savoir faire, nato nella borghesia medio-alta torinese ha mantenuto quello stile di vita, ha vissuto cioè in conformità al suo ambiente, pur essendo interiormente molto diverso. Negli anni giovanili, per un decennio ha lavorato come funzionario bancario (il padre era direttore di banca), ma ha poi seguito le sue inclinazioni (dedicandosi all’antiquariato e alla pittura). Laureatosi in Giurisprudenza (all’epoca Facoltà di Legge) nel 1933, e a quanto pare – ma non si conoscono i dettagli cronologici – anche in biologia clinica-medica a Parigi ed economia a Londra, la sua vera “professione”  si può dire che sia stata l’assistenza al prossimo, sia nel costante tentativo, con i suoi prodigi ed esperimenti, di mostrare una realtà molto piú ampia di quella percepita dai sensi, ovvero di aprire una porta sull’infinito che lui poteva percepire e dove la morte non esiste, sia di consolare chi non riusciva a rassegnarsi per la perdita di persone care o anche solo di dare consigli per risolvere problemi pratici apparentemente insolubili a chi gli telefonava (il suo numero era sull’elenco, e il suo telefono squillava tutto il giorno; rispondeva a chi riteneva avesse davvero bisogno, sapendo sempre chi c’era dall’altra parte della linea prima ancora che la persona dicesse qualcosa), sia di intervenire in aiuto, con ammonimenti o sollecitazioni, di sconosciuti in mezzo alla strada o a un ristorante o in qualunque altro luogo pubblico, dicendo di fare o non fare una determinata cosa o di sottoporsi a specifici esami medici (tra le sue possibilità, anche il poter individuare problemi di salute tramite la visione dell’aura di una persona e il potere guarire). Non chiese mai nulla per la sue dimostrazioni paranormali, e la cosa del resto gli sarebbe sembrata assurda, visto che il fine era altruistico e pedagogico e si sentiva in debito verso Dio per aver avuto il privilegio di aver avuto accesso a una realtà straordinaria e di poter mostrarne almeno una parte agli altri. Al contrario, ha aiutato anche economicamente molte persone.

Fellini e Rol si frequentarono per tre decadi, e su questa amicizia c’è ancora quasi tutto da scrivere.

Certo dovrebbe indurre a riflettere quello che il grande Artista diceva negli ultimi anni, ovvero che la sua vita si divideva «in prima di Rol e dopo Rol», e lungi dall’essere una eccezione è la regola per tutti quei testimoni che hanno potuto frequentare Rol a sufficienza.

Per chi sia interessato ad approfondire, di norma consiglio, prima ancora che i miei studi già citati, i due testi seguenti:

Remo Lugli, Gustavo Rol. Una vita di prodigi, Mediterranee, 2008 

e “Io sono la grondaia”. Diari, lettere, riflessioni di Gustavo Adolfo Rol, a cura di C. Ferrari, Giunti, 2000.

Con essi si avrà una bussola sufficiente per poter eventualmente proseguire con altre letture (si cfr. a tal proposito il mio sito www.gustavorol.org, sezione bibliografica).

Franco Rol Bio

Nato a: Torino, nel 1972. Ha vissuto in Africa, Francia e ora Brasile.

Cosa gli piace: scrivere su Gustavo Adolfo Rol (di cui è lontano cugino e testimone) e difenderne la memoria attraverso una divulgazione precisa della sua biografia; esplorare terre incognite (reali e metaforiche), praticare sport estremi, cinema americano, scacchi, storia e scienza delle religioni, storia della scienza e metodo scientifico, Arti in generale.

Non ama: i bugiardi disonesti, i non compassionevoli, la speculazione superficiale e l’assenza di fact checking.

Il film rivisto piú volte: I predatori dell’arca perduta

L’artista musicale preferito: Mozart e U2

Il libro: La Filosofia Perenne, di Aldous Huxley (ma a pari “merito” con molti altri)