Bergson, studiosi della percezione, delle idee, dei simboli, fra cui Bachelard e Caillois. C’era De Quincey, con le Confessioni di un mangiatore di oppio, Walter Benjamin sull’hashish, Michaux, Brecce, Huxley sulle porte della percezione, un Dossier LSD realizzato da Pierre Bernard par “Mandala” nel 1967. Nell’estate 1964 Fellini sperimentò l’LSD, e ne diede varie versioni; ma non credeva che alcun tipo di droga potesse favorire l’immaginazione, pensava al contrario che ottundesse completamente le nostre facoltà. «Tutti coloro che si son fatti banditori degli effetti portentosi delle droghe – Timoty Leary, Allen Ginsberg, Henri Michaux, Carlos Castaneda – si sono rivelati degli ingannatori e dei corruttori. … Bisogna combattere la “cultura della droga” con la “cultura della vita”, con la cultura nel suo significato più vero, più stimolante, più formativo: la poesia, la letteratura, l’arte sono i mezzi migliori per sottrarre i giovani al flagello della droga». (F. Fellini, Raccontando di me. Conversazioni con Costanzo Costantini, Roma, Editori Riuniti, 1996, p. 233). Un’infinità di analogie, associazioni, rimandi, corrispondenze sia storiche che archetipiche intrecciavano dèi e Dio, angeli, dèmoni, santi, sapienze orientali: antropologia, mitologia, folclore, magia, fiabe, fantastico, soprannaturale, occulto, paranormale, fantascienza, psicanalisi, psicologia, analisi, attraversando la letteratura dai classici ai romantici e dall’alto al basso, senza esclusioni. Fellini era imbevuto di questa letteratura, e la inseguiva in tutte le metamorfosi moderne, amando, non ultimo, Borges, che gli consentiva di dire, con Mallarmé, che tutto il mondo finisce in un libro: quello dei sogni, o meglio dell’immaginazione, che si trasforma in film. Mentre seguiva Jung, maestro delle sincronie nel fluire degli eventi, Fellini ricorreva costantemente al Libro dell’I Ching, o Libro dei Mutamenti (il primo testo sapienziale cinese, che ancora si scriveva e pronunciava I King): il Libro Totem, il tramite dell’attesa e della possibilità.

Libri d’arte (prediligeva Brueghel il vecchio ma soprattutto l’inimitabile Bosch e amò Picasso, un potente conforto anche nei sogni), fumetti, circo, cinema, opera e operetta, teatro di prosa dal classico alla rivista al musical si mescolavano alle opere di letteratura (insieme ai classici antichi e moderni) e di poesia (anche di poeti contemporanei e dei più giovani: il primo che conobbe di persona era Palazzeschi). Provava per gli scrittori e per i poeti veri un rispetto che sfiorava la venerazione verso l’intangibile. Affermava che il cinema non ha bisogno di letteratura perché vive di altri mezzi e sempre più posponeva sceneggiature e dialoghi («ogni opera d’arte nasce secondo una propria dimensione. Perciò non credo affatto ai film tratti da opere letterarie o teatrali»: Morte a Venezia di Visconti era una magnifica deroga. (Federico Fellini, Giovanni Grazzini, Intervista sul cinema, Bari, Laterza, 2004-1983¹, pp. 23-24, pp. 82-83; F. Fellini, Damian Pettigrew, Sono un gran bugiardo, introduzione di Tullio Kezich, Roma, Elleu Multimedia, 2003, pp. 76-77).

Spesso, quando gli chiedevano di parlare delle influenze dei libri sul suo cinema, azzardavano ipotesi improprie. Tra le numerose risposte, quella data a Tullio Kezich, per modelli improbabili quali Joyce, Proust, Mann, Musil, e Svevo, ribadiva l’inutilità della domanda, nonostante Fellini si contraddicesse, in parte, perché amava gli scrittori sacri che si identificano con le loro opere: Omero, Dante, Petrarca, Ariosto, Collodi-Pinocchio, Leopardi, Kafka: «Potrei risponderti, al solito, che non ho letto niente. E sarebbe vero solo in parte, ma abbastanza. Ci sono libri che mi hanno affascinato: Kafka, per esempio, e prima ancora Dostoevskij. E poi lOrlando furioso, le Mille e una notte, I viaggi di Gulliver, Don Chisciotte. E tantissimi altri. Ma in genere non sono lettore di autori, di poeti. Faccio letture strane, curiose. Mi piace leggere i giornali, la cronaca, i verbali dei processi. Non ho un grande interesse per gli scrittori che mi propongono un mondo loro, preferisco i manuali scientifici, i libri di storia, qualche paginetta di un filosofo. Anche quando non capisco tutto, mi sembrano letture nutrienti. Adesso non farmi dire che non ho letto Joyce perché mi vergogno, mi vengono in mente le facce di Moravia e di Pasolini, giudicanti affettuosamente ma pieni di riserve e un po’ divertiti. No, rifiuto di sbandierare la mia ignoranza; oltre tutto sarebbe anche antieducativo. Vogliamo insegnare ai giovani che valeva la pena di leggere soltanto le avventure di Gordon? La verità, e tu lo sai, è che non c’è bisogno di leggere un certo autore, diciamo Joyce, se Joyce è stato davvero importante, come è stato nella cultura contemporanea. Allora tu Joyce impari a conoscerlo vedendo l’impaginazione di una rivista, parlando con la gente, osservando com’è vestita una ragazza. … la cultura, quando è autentica, e incide profondamente, non risparmia i pigri, gli impreparati, gli ignari. Direi che i veri fatti culturali si respirano nell’aria, diventano scenografie, prospettive della tua città, chiavi dei tuoi rapporti privati. La vita che vivremo domani può essere anticipata oggi più che descritta da ogni vero poeta». (Federico Fellini, L’intervista lunga, in Giulietta degli spiriti di Federico Fellini, a cura di Tullio Kezich, Bologna, Cappelli, 1965, pp. 59-60).

Ma sebbene aborrisse, giustamente, l’idea di una dipendenza dai libri, Fellini lavorava allo specchio della letteratura, come dimostrano i film più evidentemente “letterari”: Toby Dammit (1968) ha ispirazione in Poe; Satyricon (1969) viene da Petronio, Casanova (1976) dalla Storia della mia vita dell’avventuriero veneziano; America di Kafka finisce in Intervista (1986); La voce della luna (1990)ha spunto da Il poema dei lunatici di Cavazzoni; sciami di riferimenti e citazioni, anche di poesia da Dante, Petrarca, Ariosto, Leopardi, Pascoli, Baudelaire, Lorca, ecc., sono disseminati ovunque, anche in film che non danno l’idea di esserne così intrisi, come per esempioGiulietta degli spiriti.

Infinite documentazioni di libri e grandi studiosi consultati accompagnano i suoi film (di cui anche la libreria superstite conserva qualche traccia per i rapporti diretti, come di Jérôme Carcopino (non solo Luca Canali, o Paratore, per il Satyricon), o di Denis de Rougemont per il Casanova o di Horst Blanck (per il progetto di Olimpo, I miti greci).

Fellini conservava i ricordi dell’infanzia riscostruiti per gli intervistatori e confermati dalla libreria dove restano sette Salgari, mentre la collezione del «Corriere dei Piccoli» fu regalata a Vincenzo Mollica: «Pinocchio, Bibì e Bibò, Dickens, Fortunello, Gian Burrasca, L’isola del tesoro, Poe, Arcibaldo e Petronilla, Verne, Simenon col quale siamo diventati amici… E poi, nonostante la scuola, vorrei aggiungere Omero, Catullo, Orazio. Anche l’Anabasi mi piaceva con quei soldati che ogni “quaranta parasanghe mangiavano olive e bevevano vino appoggiati alla lunga lancia” [e qui fonde il ricordo di Archiloco]. Ma com’è possibile ricordare tutti i libri che ti hanno fatto crescere, rivelandoti a te stesso? Yambo, lo ricordate? Scriveva romanzi illustrandoli con disegni che mi sembravano bellissimi. Tra i tanti aveva inventato un personaggio che si chiamava Mestolino. Era proprio il mio ritratto: un ragazzino magrissimo, pieno di capelli, costituzionalmente incapace di dire la verità…». (Intervista sul cinema, cit., pp. 38-39).

Da quando era diventato insonne – non dormiva nemmeno con gli psicofarmaci, che gli avevano tolto quasi tutti i sogni, uno dei suoi piaceri più profondi, Fellini parlava costantemente di libri perché leggeva gran parte della notte, ed era attentissimo alle nuove uscite. Questo gli dava molti pretesti per intrecciarsi alle vite degli scrittori suoi amici con consigli e scambi, dove rivelava sempre la sua generosità.

Rosita Copioli

ROSITA COPIOLI

About the author

Non aspettatevi una presentazione tipo “o famo strano”. Mi basto da sola a esserlo.

Sono nata a Riccione il 3 aprile 1948. Laureata in Lettere classiche, tesi di laurea su Leopardi con Anceschi, in Estetica. Ho pubblicato libri di prosa e saggi (tra cui I giardini dei popoli sotto le onde, Guanda 1991; Il fuoco dell’Eden, Tema celeste 1992; Ildegarda oltre il tempo, Raffaelli 1998; La previsione dei sogni, Medusa 2002; Il nostro sistema solare, Medusa 2013; Per Tonino Guerra, Pazzini, 2017; Gli occhi di Federico Fellini, con uno scritto di Pietro Citati, Vallecchi Firenze, 2020), drammi, libri storici e le seguenti raccolte di poesia: Splendida lumina solis, Forum 1979 (premio Viareggio opera prima); Furore delle rose, Guanda 1989; Elena, Guanda 1996; Odyssée au miroir de Saint-Nazaire, MEET 1996; Il postino fedele, Mondadori 2008; Animali e stelle, La stampa 2010; Le acque della mente, Mondadori 2016; Le figlie di Gailani e mia madre, Franco Maria Ricci, 2020. Ho fondato e diretto la rivista «L’altro versante» (1979-1989). Ha curato e tradotto Yeats (Il crepuscolo celtico, Theoria 1987, SE 2001; Anima MundiSaggi sul mito e sulla letteratura, Guanda 1988, 1998; La rosa segreta. Tutti i racconti, Guanda 1995; L’artificio dell’eternità. Saggi sull’arte, Medusa 2015), Saffo (Più oro dell’oro, Medusa 2006), e curato opere di Leopardi (Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, Rizzoli 1998), Goethe (Gli anni di viaggio di Wilhelm Meister, Medusa 2005), Flaubert (La prima Madame Bovary, Medusa 2007), Fellini (Ho sognato Anita Ekberg, intervista di José Luis de Vilallonga, Medusa, 2014; con G. Morin L’Olimpo. I miti greci, SEM, 2017; Il Casanova di Fellini ieri e oggi 1976-2016, Senato-Gangemi, 2017). Ho pronto un libro su Boiardo (Acque della magia. Matteo Maria Boiardo e l’Inamoramento de Orlando).

In particolare, per Fellini, oltre ad avere scritto interventi vari, recensendone opere, presentando inediti e ricordi, su vari quotidiani («Repubblica» – «Mercurio», «Avvenire»), riviste, libri propri e altrui, ho curato la sezione “Fellini e i libri” con video, nella mostra “Fellini all’opera” del “Fellinianno 2013” (Rimini 31.10 2013-20.1.2014), e curerò la sezione sui libri per il futuro Museo dedicato a Fellini a Rimini; con Gérald Morin ho organizzato il convegno sul Casanova, voluto da Sergio Zavoli per la Biblioteca del Senato (6 dicembre 2016), curandone poi il volume ampliato e autonomo (Il Casanova di Fellini ieri e oggi 1976-2016). Ho introdotto il catalogo Skira per la mostra di anteprima del centenario della nascita di Fellini, a Padova.

Ho collaborato ai quotidiani «Repubblica» («Mercurio»), «Il Giornale» (di Montanelli), e ora ad «Avvenire»; e di nuovo a «Repubblica», dal progetto su Fellini curato con Pietro Citati in occasione del centenario.