Architettura della Natura 

“Natura Creatura e Architettura”

di Guglielmo Bilancioni

“veluti animal aedificium” –  Leon Battista Alberti

Realismo fantastico, razionalismo animato; e animale. Qui il carattere visionario di ogni Libro sugli Animali: il non-conoscibile portato alla conoscenza. E offerto alla necessaria interpretazione.

Miniaturista, cacciatore di prodigi, misurato artefice, l’autore di questi disegni tende al compendio, a qualcosa di enciclopedico, ad un tempo spettacolare e didattico. Tende a qualcosa di perfettamente architettonico.

Questo moderno Fisiologo, come Vesalio o Linneo, osserva e trasmette, copia e inventa. Opera un florilegio della natura, ne disvela schemi e meccanismi.

Portentum è l’Essere-così dell’animale, la sua crescita, la sua forma. L’animale è un simbolo vivente, che reca in sé il Significato. Ogni animale, o meglio animante, nei disegni di Luca Vacchelli, è Animal Loquens.

LUCA VACCHELLI_©_upupa

Come nella letteratura: da Esopo a La Fontaine ai bestiarî di Borges, Cortazar, Arreola e Blei alle perfette pagine di Mann nel racconto “Herr und Hund”, e ovunque vi siano un cane o un gatto, o altre creature, viene prodotto un sentimento della forma, cui il dissimile misterioso -l’Altro- educa.

Gli animali – ha scritto Maurizio Bettini non sono semplicemente muti: sono soprattutto “altro”. Di fronte a questi esseri così vicini a noi, e contemporaneamente così incapaci di comunicarci se stessi e il loro punto di vista, la reazione dell’uomo è quella di “costruirli”.

Gli animali, come gli umani, sono mortali, ma è proprio la loro alterità a renderli sacri e insieme così familiari: proprio perché il Dio Hanuman, nel pantheon hindu, è una scimmia, la sua divinità non intimorisce; la scimmia era considerata uno degli animali più sensibili ed era spesso, con la sua divina serenità, il saggio consigliere del Re Leone.

LUCA VACCHELLI_©_cane

E negli Jataka buddhisti, che fondono creazione evoluzione e reincarnazione nel ciclo delle rinascite, prima di essere umani eravamo animali, e vissuto vite senza la parola. E forse, senza saperlo, torneremo ad esserlo. L’esigente esegesi disegnata qui presentata mostra quanto la meraviglia agisca prima della cultura, che gli animali ammaestrano gli umani, e che la grande catena dell’essere, ove ci sia la capacità di rappresentarne una parte, produca una sempre nuova immagine dell’uomo.

Vero nuovo Libro dei Mostri dei diversi generi, questa raccolta di disegni offre in dono la meraviglia dell’esistente, e il normale reso

straordinario. Monstrum è il prodigio che appare: il Disegno genera l’esistente mentre lo rende visibile.

Charles Darwin aveva scritto: “ He who understands baboon would do more toward metaphysics than Locke”.Questa metafisica del babbuino, che nasce dalla osservazione e dalla comparazione, è alla base di tutte le teorie di Darwin, le variazioni in natura, l’espressione delle emozioni, l’evoluzione.

LUCA VACCHELLI_©_camaleonte

Catalogare questi animali con i loro caratteri peculiari è il tentativo -qui certamente riuscito- di significare la natura, la loro natura, come aveva fatto Haeckel nel suo monumentale lavoro sulle Kunstformen der Natur, o Blossfeldt con le mirabili foto di tante gemmazioni vegetali, o Bernd e Hilla Becker con le foto, simili e ripetute, dei gazometri o delle torri d’acqua: Morfologia e Tipologia.

In Aldo Rossi i disegni di cavalli, pesci e granchi si sovrappongono alle sue architetture, in osteologica relazione con esse, come strutture architettoniche: lo scheletro è idea di architettura, struttura soggiacente generatrice di forme semplici. Forme date e preformate.

Il nesso dialettico Morfologia – Tipologia, un fondamentale tema di Rossi, trasforma il questo in questo-qui, il tipo in campione.

E Vacchelli è un architetto, che da Rossi, con il quale ha collaborato, ha tratto la peculiare capacità di mettere in tensione forma e tipo, materia e idea, taxis e imago mundi.

LUCA VACCHELLI_©_bruco

Natura architettura scheletro: nella struttura anatomica e nel ritmo della dispositio non vi è nulla di orripilante o teratologico, nulla di repulsivo o di inutilmente bizzarro: la Taxis di Vacchelli isola l’esemplare come unicum verosimile, lo presenta come tale, con un punto di vista selezionato, frontale e assiale. La Metamorfosiproteiforme viene controllata nell’anelito al dominio tassonomico. Lui è il Phisiologus del Questo-Qui, del Tipo, che è sempre tipo ideale. Viene alla mente una pletora infinita di riferimenti: le api danzanti di von Frische le termiti di Maeterlink, il Trattato di Perrault sugli animali e “l’Arca di Noè” di Athanasius Kircher, il Trattato di Eliano Περὶ ζῴων ἰδιότητος “Sulla natura degli animali”, la “Histoire des animaux” di Buffon e “On Growth and Form” di D’Arcy Wentworth Thompson. E Rilke, che nella ottava elegia duinese – “Con mille occhi guarda la creatura l’Aperto” – scrive parole molto importanti sugli animali:

Leva talvolta un animale, muto,

il suo sguardo tranquillo.

E ci percorre dentro, in ogni fibra.

Essere a fronte, eternamente a fronte

di un concretato mondo: ecco il Destino.”

Una illustrata Philosophie zoologique, questa, sfumata e sofisticata, che come quella di Lamarck salva i fenomeni mentre li analizza rendendoli tali. Preconizza nell’essere-tale ogni possibile evoluzione; e spiega nella Varietas ogni possibile creazione: l’Entomologo e l’Esteta catalogano e comparano e così mettono ordine nella molteplicità. E trasformano la Physis in Nomos, e la Hyle in Morphè.

LUCA VACCHELLI_©_acciughe

Étienne Souriau ne Il senso artistico degli animali spiega bene la presenza del Grande Altro, fondato sulla, o nella, meraviglia: “Il fatto estetico è abbondantemente presente in natura; molti dei suoi aspetti apportano ad un normale spirito umano una meraviglia le cui cause esteriori sono qualità oggettive e reali delle cose: qualità alla conoscenza delle quali tale meraviglia ci introduce.”

I Pink Floyd avevano scelto la Battersea Power Station per la copertina dell’album “Animals”. Le quattro ciminiere a colonna rivolte verso l’alto sarebbero, macabra meraviglia, il simulacro gigantesco di un animale abbattuto. Questi, invece, sono Animali fantastici perché sono reali: in un gatto disegnato da Vacchelli vive il realismo magico che reca in sé la primitiva coscienza degli Ibridi, sirene centauri draghi, fondendola con la natura delle cose come sono. Iconologo degli animali, affronta la celebre e mai risolvibile questione dell’anima degli animali, conferisce loro espressione, sguardi, visioni del mondo, attitudini. E un’etica.

Negli occhi di queste creature il lucore di ciò che si nasconde -paradiso perduto, innocenza perduta: il riflesso delle nostre emozioni.

Gli animali risvegliano”, scrive James Hillman in Dream Animals.”

Risvegliano pensiero e sensibilità, immaginazione e ragionamento.

Grande capitolo della storia dell’arte quello sugli animali. Come la lepre di Turner che corre davanti a una locomotiva, o la lepre di Dürer, i cavalli di Giulio Romano e l’Elefantino di Bernini per Alessandro VII.

LUCA VACCHELLI_©_granchio

La Zoologia figurata, spiega Baptiste Morizot nel suo molto intelligente Manières d’être vivant, “mostra una molteplicità infinitamente più ricca, plurale, sfumata, intensa: gli animali abitano sogni, immaginazioni, pratiche e sistemi filosofici autoctoni.”

È importante, perché “la nostra immaginazione delle forme di vita si è ridotta. I nostri sogni sono poveri di viventi”.

E soltanto la poesia mantiene liberi: “Devi volare come una farfalla per evitare di essere catturato dai due monoliti gemelli di Natura e Cultura”.

Gli animali, insomma, incarnano “altri modi di essere vivi”.

Come in Esopo, Fedro, o La Fontaine la forza magica dell’animale parlante vive in questi animali: la vita delle forme.

La Musca Depicta sulla quale André Chastel ha scritto un saggio entusiasmante, è animale filosofico per eccellenza.

È il Tafano di Platone, nella Apologia di Socrate, la coscienza vigile della polis. “Se infatti mi ucciderete, dice Socrate, non troverete facilmente un altro tale quale me, semplicemente ‒ anche se è abbastanza ridicolo a dirsi ‒ messo addosso dal dio alla città come ad un cavallo grande e di razza eppure intorpidito dalla grandezza e bisognoso d’esser destato da un tafano; così dunque mi sembra che il dio mi abbia apposto alla città: uno tale che, destandovi e persuadendovi e rimproverandovi uno ad uno, non poso mai dall’assediarvi ovunque per l’intera giornata.”

LUCA VACCHELLI_©_mosca

Un’altra Mosca metafisica è in Hegel, che indaga sulla finitezza della totalità. Attorno a Hegel, e alla dialettica della mosca, Levinas Blanchot Kojève, Sartre con le mosche Erinni, e Bataille, che aveva studiato inLascaux l’origine dell’arte: “la mosca è uguale a se stessa come le onde.”

Ma è la descrizione di Luciano di Samostata quella che sembra più vicina alla mosca disegnata da Luca Vacchelli: “Ha le ali d’una membrana tanto più delicata delle altre, quanto una veste indiana è più sottile e morbida d’una greca; e di color cangiante, come i pavoni”.

E’ Fauna dell’Eden, che porta con sé la nostalgia per l’allontanamento degli antichi dei dalla natura e il disvelamento della fisiologia nella tipologia: questo tracciamento del sensibile nel visibile concorre alla storia naturale poiché la realtà supera l’immaginazione.

In Latino si parla di animalia o animantia, in quanto esseri animati dalla vita e mossi dallo spirito.”

Dicono, infatti, che la natura femminile sia tale da dare alla luce una prole simile a ciò che hanno visto o immaginato allorché concepiscono, nell’estremo ardore del desiderio. L’animale, infatti, nel compimento dell’atto di Venere, interiorizza le forme esterne e, una volta saturo della loro immagine, adatta il loro aspetto alla propria natura.”

LUCA VACCHELLI_©_rana

Magia dell’immagine e dell’imprinting in Isidoro di Siviglia:

Il vocabolo bestia, animale selvaggio, si addice, propriamente, a leoni, leopardi, tigri, lupi e volpi, ai cani, alle scimmie ed a tutti gli altri animali simili, che infuriano con la bocca o con le unghie, eccettuati i serpenti. Gli animali selvaggi, infatti, sono stati chiamati bestiae con riferimento alla vis, ossia alla forza, con la quale infuriano.”

Nella Natura, e nell’Antico, si cela in profondità la Res Aedificatoria secondo Alberti, che vedeva la concinnitas in un cavallo.

A peritissimi veterum admonemur, et alibi diximus, esse veluti animal aedificium, in quo finiundo natura imitandi opus sit. Pervestigemus igitur, quid ita sit in corporibus a natura productis, cur alia pulchriora alia muns pulchra aut etiam deformia dicantur.”

Alberto Giorgio Cassani, in un suo importante saggio, … ESSE VELUTI ANIMAL ÆDIFICIUM. LEON BATTISTA ALBERTI E LA QUESTIONE DELLE PROPORZIONI IN ARCHITETTURA, mette in relazione stringente, definitiva, natura e architettura.

«Anzitutto abbiamo rilevato che l’edificio è un corpo, e, come tutti gli altri corpi, consiste di disegno e materia».

«I migliori autori dell’antichità c’insegnano, e noi l’abbiamo detto altrove, che l’edificio è come un organismo animale, e che per delinearlo occorre imitare la natura. Ricerchiamo dunque che cosa, nei corpi creati dalla natura, faccia sì che alcuni siano detti più belli, altri meno, altri perfino brutti».

La via alla concinnitas è il disegno (lineamentum): «Atqui est quidem lineamenti munus et officium praescribere aedificiis et partibus aedificiorum aptum locum et certum numerum dignumque modum et gratum ordinem, ut iam tota aedificii forma et figura ipsis in lineamentis conquiescat».

« La funzione del disegno è dunque di assegnare agli edifici e alle parti che li compongono una posizione appropriata, un’esatta proporzione, una disposizione conveniente e un armonioso ordinamento, di modo che tutta la forma di una costruzione riposi interamente nel disegno stesso».

LUCA VACCHELLI_©_mucca

Con occhio coraggioso e matita sapiente Vacchelli si mette di fronte -faccia a faccia- con la natura dove si cela, fra Meraviglia, Legge geometrica e Varietas, l’enigma della forma, l’Architettura della Natura.

Incontrovertibile quanto ha detto Orwell.

TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI

MA ALCUNI SONO PIU’ UGUALI DEGLI ALTRI

La lista di animali redatta da Manganelli per recensire un libro barocco sulle lumache, è davvero conclusiva: “Gli animali appartengono ad una retorica loro propria, sono immagini, figure, tropi, disegni verbali, prima di essere quel che si crede che siano, ingegnose invenzioni della ingegnosissima natura. Ci sono animali romantici, come la tigre e il leone; animali neoclassici, come l’anguilla e il leopardo; animali surrealistici, come l’ornitorinco e il canguro; animali decadentisti, come il gufo e il pipistrello; animali astratti, come la tartaruga e il polipo; animali espressionisti, come il pavone e il rinoceronte; infine, ci sono gli animali barocchi: e tra questi metterei le farfalle tropicali e le chiocciole.”

E, assieme a tutto ciò, vedi transitare, sullo sfondo, un unicorno, o forse un centauro, e nei vasi comunicanti della tua immaginazione guizzano sirene e tritoni, o volano ippogrifi. E, inoltre, rendi omaggio agli animali architetti, castori, api, o termiti, che insegnano agli umani le essenze dell’architettura.

Lo spiega Feuerbach: “L’animale esercita sul cuore infranto dell’uomo una salutare influenza.”

LUCA VACCHELLI_©_rana

Nella, soltanto apparente, oggettività dei disegni di Vacchelli si avvertono gli impulsi del mistero delle razze e delle specie. Un vero spettacolo.

Il bramito di un cervo, le fusa di un gatto, il frullo delle ali di un colibrì, il gloglo di un tacchino, l’impronta, nel fango, di un elefante, l’indifferenza flottante di una gigantesca tartaruga marina, e, sempre, nella luce, il pelo del manto animale: sono vibrazioni, voci cosmiche, alla confluenza di Zoe e Bios, di Biologia – cladoceri copepodi filopodi anilocre…- e Mitologia, che presuppone l’essere-uno con tutto ciò che vive. Ce lo intima Nietzsche:

Ma si rifletta: dove finisce l’animale e dove comincia l’uomo?”

Artemide, dea vergine e feconda, è signora degli animali: Vox naturæ.

Questi animali di Luca Vacchelli, vere architetture viventi, create, riconoscono la loro identità nel dissimile e sembrano cantare in coro: Don’t let me be misunderstood. Vanno guardati, ascoltati e interpretati. Vanno studiati. La Sfinge, simbolo dei simboli, è un animale, e reca una porta, scolpita, sul fianco.

Luca Vacchelli

Sono nato nel 1962 a Genova dove mi sono laureato in Architettura nel 1988. Nello stesso anno mi sono trasferito a Milano per collaborare sino al 1991 con Aldo Rossi occupandomi di alcuni progetti in Italia e all’estero.

Nel 1992 ho aperto a Genova un mio studio, e dal 2002 al 2015 ho lavorato come professore a contratto alla Facoltà di Architettura di Parma insegnando al Corso di Caratteri Tipologici e Morfologici dell’Architettura.

Tra i miei principali lavori, oltre alla realizzazione della sede italiana del gruppo farmaceutico Hoechst Marion Roussel a Milano, ho realizzato la nuova Facoltà di Enologia a San Michele all’Adige.

Amo Chopin, Neil Young e Tom Waits, i miei figli, mia moglie e qualcun altro, ma anche il cinema e la fotografia.

Disegno da sempre e, negli ultimi anni oltre alla mia attività di architetto lavoro ad un progetto di ricerca sul disegno a matita di animali.

Per la casa editrice Pendragon sta per uscire il mio libro “Architettura della Natura”.

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