Caravaggio in Cucina

di Renato Marcialis

“…e riposto il pennello, disegnai con un raggio di luce, forme e colori, altresì nascosti da una incommensurabile oscurità”.

Nulla di meglio di questa concisa frase, spiega la tecnica fotografica delle mie immagini. Il tipico pennello del pittore intriso di colori, in questo caso è sostituito da un ugual pennello dal quale al posto dei colori, scaturisce un raggio di luce con cui illumino, dove ritengo opportuno , i soggetti posizionati in una accurata composizione. Da una sperimentazione della luce, nasce “Caravaggio in Cucina”.Come spesso accade, le grandi scoperte avvengono per caso. Qualche anno fa un cliente mi ha commissionato un lavoro per il quale ho creato una composizione di castagne, sgusciate, col riccio e con le foglie appena colte. La composizione di questi elementi era talmente particolare da indurmi a cercare un’illuminazione diversa dal solito.

© RENATO MARCIALIS

Inizialmente avevo pensato di fare filtrare la luce attraverso le fronde autunnali, per creare un gioco di ombre. Per questo decisi, quindi, di rispolverare un accessorio acquistato tanti anni prima e mai utilizzato: una luce con fibra ottica. Una lunga esposizione con questa luce vibrante hanno dato vita a una magia. Il risultato è stata una vera sorpresa, al di là di ogni mia aspettativa. Improvvisamente ho visto spalancarsi di fronte a me un mondo di possibilità. La luce pittorica esaltava gli alimenti in un modo completamente diverso rispetto ai risultati raggiunti fino a quel momento per cataloghi e ricettari. Potevo ottenere una gradualità tra chiari e scuri che solo un pittore fiammingo sarebbe stato capace di produrre. L’associazione a Caravaggio è stata immediata: l’artista lombardo, nel Cinquecento, modulava la luce in modo da esaltare le qualità plastiche dei soggetti rappresentati. Utilizzava per i suoi dipinti una fonte di luce potente ma concentrata; ciò consentiva ai colori e ai volumi di emergere dal buio che li circondava con forte espressività, imponendosi allo sguardo dell’osservatore.

© RENATO MARCIALIS

Così è nato “Caravaggio in Cucina”, un progetto che mi sta dando grandi soddisfazioni e che porto avanti da un po’ di tempo con dedizione, sperimentando e affinando sempre più la tecnica della “luce pennellata”. Da persona ironica quale sono, non potevo che scegliere un titolo spiritoso per alleggerire il riferimento così alto e sdrammatizzare l’oscurità che pervade le mie fotografie. Da qualche anno ho messo a punto un metodo di lavoro rigoroso che parte dalla scelta degli alimenti, selezionati con cura e spesso prelevati dal mio orto che si trova nelle Marche. I prodotti freschissimi passano in sala di posa prima di approdare in cucina per esser trasformati in succulenti pietanze. Del resto mi piace mangiare e cucinare e a quanto dicono i miei invitati, non me la cavo così male. L’amore per il cibo e la conoscenza delle materie prime perfezionata in anni e anni di lavoro per le aziende alimentari trova qui la sua applicazione. Poi la composizione, l’attenzione alla luce e la cura dei dettagli sono indispensabili alla riuscita della foto. Di solito allestisco il set disponendo l’alimento sopra a delle assi di legno logore, consumate dal sole e dalla pioggia, di un grigio neutro ideale per esaltare i colori dei soggetti in fase di ripresa. Talvolta utilizzo qualche accessorio, come un cesto di fil di ferro intrecciato o altri utensili, oggetti d’antiquariato che ho accumulato nel corso degli anni scoprendoli tra il ciarpame dei mercatini delle pulci. Una volta che la composizione è pronta e tutto è disposto a favore di macchina, oscuro l’ambiente, apro l’otturatore e con una lunga esposizione incomincio a cesellare con le mie pennellate di luce, create dal movimento della mano destra e fatta “vibrare” sulla composizione, illuminando dove ritengo più opportuno. Oriento la mia fonte luminosa così come Caravaggio posizionava delle lanterne in posti specifici per far sì che i modelli venissero illuminati solo in parte, mediante la luce radente. Attraverso questo artificio il pittore evidenziava le parti della scena che più riteneva interessanti, lasciando il resto immerso nel buio dell’ambiente. Un risultato eccezionale, senza l’ausilio di Photoshop! Ma il lavoro non finisce qui. Fin dall’inizio mi sono reso conto che queste fotografie necessitavano di un supporto adeguato, che fosse in grado di valorizzarle: così mi sono recato in diversi laboratori professionali finché non mi sono imbattuto in Fotorent, a Milano, dove mi hanno fatto conoscere la stampa su tela Canvas Fine Art prodotta dalla Epson e finalmente ho visto materializzarsi il risultato che desideravo. Una volta eseguita la stampa, questa la tratto personalmente alla stregua di un pittore, con una vernice protettiva lasciando che le pennellate rimangano visibili all’occhio dello spettatore…che spesso crede di trovarsi di fronte a un quadro dipinto a olio. Ogni opera è unica nel suo genere, grazie anche a questo gesto conclusivo che imprimo sulla stampa. L’ultimo passaggio è l’intelaiatura “artigianale” eseguita a vivo su un telaio di legno spesso 4 cm. da un professionista del settore belle arti. I soggetti sono tanti e diversi: si passa dalla bellissima pannocchia rossa, una categoria antica, al trionfo di pomodori (quelli veri, americani, importati da Cristoforo Colombo) fino al cavolo, al melograno…etc. Li fotografo per immortalare frammenti di suggestiva bellezza e prolungare il piacere che da essi scaturisce e che mi piacerebbe trasferire a chi li osserva : un cibo da assaporare con gli occhi. Perché Caravaggio in Cucina? Mi piace pensare con la fantasia, che il Maestro trovandosi in un palazzo di un suo committente, nel girovagare tra saloni e corridoi , alla fine sbuchi in una immensa cucina dove un numero esasperato di ingredienti lo accolgano in bella vista. E lui che fa con tutto questo ben di Dio ? Li ritrae uno ad uno.

© RENATO MARCIALIS

BIO

Renato Marcialis nasce a Venezia nel 1956 e da oltre 45 anni è specializzato nel settore eno-gastronomico. Nel 1971 non ancora quindicenne, inizia la grande avventura di un ancora inconsapevole artista dell’immagine. Comincia a lavorare in bottega dove ha l’occasione di osservare sul campo il lavoro di due fotografi specializzati in meeting aziendali e matrimoni della Milano bene, dove ville da sogno e pranzi da favola sono all’ordine del giorno. 

© RENATO-MARCIALIS-RITRATTO

Dopo due anni cambia studio e viene “promosso” stampatore da un fotografo specializzato in riprese industriali:  lampadari, giocattoli e articoli da regalo. Dopo sei mesi di quella vita relegato in camera oscura, Renato ormai diciassettenne, si sente pronto al grande passo tanto che minaccia il titolare di dimettersi qualora non gli consenta di fotografare in sala posa. Il suo talento incomincia a germogliare. Nel frattempo il fratello maggiore Riccardo, già art director affermato, inizia una nuova avventura nella fotografia di gastronomia e nel 1976 propone a Renato una collaborazione che durerà ben dieci anni. Successivamente decide di aprire uno studio per conto suo e negli otto anni seguenti fotograferà di tutto: dalla moda, al reportage, dallo still-life alle riprese industriali per capire quale sarà il suo settore in avvenire. Nel 1992 abbandona tutto per specializzarsi solo ed esclusivamente nella gastronomia. Arrivano i riconoscimenti pubblici: appare negli “inserti”delle riviste specializzate, viene premiato a Venezia con i colleghi Oliviero Toscani e Vittorio Storaro e nello stesso anno vince anche la Golden Mamiya a Numana.