La Nuova Generazione del Disegno Digitale

Mi chiamo Silvia Lamacchia, ho ventidue anni e vengo da Rimini. 

Da pochissimo mi sono laureata in Media Design e Arti Multimediali, nell’indirizzo di animazione, alla NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano. Ho presentato come progetto di tesi un cortometraggio animato in 2D intitolato La Torre d’Avorio, tributo al Maestro Fellini in occasione del centenario della sua nascita, realizzato sotto la supervisione di Michel André Fuzellier. 

Grazie al mio percorso di studi ho avuto l’occasione di acquisire gli strumenti di quello che è non solo il mio lavoro, ma la mia passione. Sin da piccola, il disegno è sempre stato una parte fondamentale della mia vita: ovunque andassi portavo sempre con me carta e penna. Disegnavo continuamente, in ogni momento libero (e non) che mi si presentava davanti e, ovviamente, sono cresciuta a pane e cartoni animati. Ricordo ancora col sorriso un lungo viaggio in aereo all’età di cinque anni, passato a disegnare figure di vari animaletti sui fogli colorati di un intero blocchetto di post-it, che ho poi orgogliosamente distribuito a tutti gli increduli passeggeri in cabina. 

Col passare del tempo ho affinato le mie abilità illustrative, tanto da decidere, dopo cinque anni di liceo linguistico, di intraprendere proprio questa carriera. Infatti, durante il periodo di scuola superiore, ho avuto l’occasione di trascorrere il quarto anno in Australia, dove frequentavo la high school pubblica. Tra i vari corsi, quello di arti applicate mi ha rivelato con chiarezza che la via delle arti figurative era quella che avrei sempre voluto percorrere, grazie anche al fortunato evento di esporre il mio progetto finale alla mostra Gold Coast Energies, nel 2016. Al mio ritorno in Italia, ho iniziato ad esplorare anche il mondo della fotografia, spaziando tra street photography ed eventi musicali. Questa esperienza ha favorito un approccio decisamente più efficace al mio senso della composizione dell’immagine, facilitando poi il mio apprendimento tecnico nei termini più cinematografici del mio percorso accademico. Durante il triennio in NABA ho studiato la storia del cinema e il suo linguaggio espressivo, ho scoperto con entusiasmo l’arte della sceneggiatura, ma ho imparato a comunicare anche in maniera prettamente visiva, dando vita alle storie e ai personaggi della mia testa. Ho scelto quindi di specializzarmi in animazione, la modalità di racconto a me più congeniale: c’è qualcosa di indescrivibilmente straordinario nel vedere una tua creazione prendere vita, e farlo per lavoro sarebbe davvero un sogno. 

La Torre d’Avorio

INTRODUZIONE

Eppure io credo che se ci fosse un po’ di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire.”1 

(Federico Fellini 1990) 

L’informazione, cruda e trasparente, è l’elemento che funge da carburante indispensabile nel mondo e nella società attuali. Viviamo in un’era in cui la libertà di parola viene troppo frequentemente confusa con un’ignorante inconcludenza verbale. 

Grazie all’avvento delle nuove tecnologie, siamo oggi più interconnessi che mai: abbiamo, col tempo, sviluppato un bisogno morboso di condividere con il nostro personale “pubblico” tutto ciò che accade, a noi e agli altri, curando minuziosamente ogni più piccolo dettaglio, assicurandoci di raccontare tutto, e nel migliore dei modi. Non importa la natura del contenuto, assume rilevanza soltanto la sua diffusione. 

Costantemente inondati da parole, commenti, e dalla sproloquiante espressione di pensieri senza filtri che risultano molto spesso fuori luogo, abbiamo plausibilmente perso il buon senso legato all’appropriatezza di linguaggio in determinate circostanze. Complici ausiliari di questa tendenza sono divenuti proprio i social network, in cui esprimere la propria opinione non è mai stato così semplice. Oltre che principali vettori di tale tendenza sociale, questi sembrerebbero anche responsabili di un’alterazione nello sviluppo psicologico individuale: è infatti dimostrato come la solitudine e il silenzio consentano il necessario raggiungimento della coscienza di sé e della propria immagine; tale processo, nella fatale iperconnessione della società attuale, però, risulta demandato alla percezione che gli altri esprimono di noi anziché a quella personale, causando insicurezza e sentimento di inadeguatezza costanti. 

La linea di confine tra il dire troppo e il non dire (effettivamente) nulla si assottiglia pericolosamente, fino a scomparire del tutto. La sostanza delle parole si sgretola pian piano, svuotandole di senso, profondità e valore, lasciando dietro di sé un mero brusio di fondo, un chiacchiericcio confusionario, in cui l’originalità del singolo risulta pressoché inesistente. Nulla si distingue e tutto si amalgama. 

Alla base di questa colossale Torre di Babele che possiamo chiamare società contemporanea, nasce la necessità di sottrarsi alla sovraesposizione incessante a stimoli eccessivi e di fuggire dal fastidioso cicalìo che anima le bacheche dei nostri profili, espressione di un arido sproloquio da tastiera. Quante volte, in seguito ad eventi disastrosi, calamità naturali o catastrofi di ogni genere, veniamo bombardati da nuovi hashtag, tendenze, messaggi e preghiere in rete? 

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