Lindsay Kemp : “I am a dancer !”

TRIBUTO A LINDSAY KEMP – Mostra Fotografica 

Foto di Graziano Villa e Opere di L. Kemp

Who 

Lindsay Kemp (Lewis e Harris, 3 maggio 1938 – Livorno, 24 agosto 2018) è stato un coreografo, attore, ballerino, mimo e regista britannico.

Lindsay Kemp è il ballerino coreografo che rivoluzionò il teatro fin dai suoi esordi ne gli anni ‘60, quando utilizzò alcuni brani di David Bowie nel Marzo del 1968, nel  suo spettacolo da lui diretto dal titolo Pierrot in Tourquoise. Innamorato fin dall’infanzia della danza, del teatro e del cinema, aveva studiato con nomi del cali- bro di Sigurd Leeder, Charles Wiedman e soprattutto Marcel Marceau, per poi lavorare in varie compagnie di danza, teatro, teatro-danza, cabaret, musical, mimo, e nel 1962 fondò la sua prima compagnia, la The Lindsay Kemp Dance Mime Company. A proposito di danza, fu anche insegnante della grande Kate Bush. 

What

Il progetto consiste di 2 sezioni :

la prima sezione è composta da una serie di gigantografie di foto realizzate dall’artista Graziano Villa che ha documentato 2 delle performances più importanti di L. Kemp : la “Salomé” di Oscar Wilde e “Flowers” tratto da un dramma di Jean Genet, dal titolo “Nostra Signora dei Fiori”. Le foto sono state realizzate in diapositiva a colori con la tecnica dell’ “open shutter” – 1979/1980 

La seconda sarà una Mostra delle sue opere che raffigurano personaggi ritratti sulla carta con un segno veloce, abbreviato, sicuro e sono perlopiù marinai, prostitute, clown, toreri, ballerine. Eroi personali, archetipi realizzati in pochi attimi con pochi accenni cromatici e accomunati da quel brivido di precarietà che li rende simili all’artista

When 

19-22 Marzo 2021

Where

MIA PHOTO FAIR -2021

Why 

Si vuole rendere un tributo ad uno dei più Grandi Artisti, Lindsay Kemp che, con la sua ricerca e le sue sperimentazioni, riuscì a costruire un suo stile personale, un mélange meraviglioso di diversi tipi di spettacolo: il teatro classico, il circo, il teatro Kabuki, il teatro del Noh, il cabaret e la danza moderna.  Il risultato è una “magica coreografia teatrale”. Gli attori sembrano muoversi in un universo parallelo alla nostra realtà, in cui gli spettatori sono invitati ad entrare per vivere insieme a loro un’esperienza metafisica. In questa serie di diapositive, lo vediamo trasformare se stesso e i suoi attori in diversi personaggi dai colori vividi, direi quasi “circensi”, che sono una componente fondamentale del suo stile teatrale. Vogliamo delineare la complessa fisionomia artistica di Lindsay Kemp, maestro e mentore del teatro/danza e del mimo, autore e interprete ineguagliabile dei suoi spettacoli, che sconfina con naturalezza attraversando tutti i territori della creatività fino a quello dell’arte visiva.

Articolo di Maurizio Porro – Critico del “Corriere della Sera”

Il mimo dell’inconscio.

Sembrano venire da un altro mondo, che forse nel tempo si è molto allontanato da noi, le allarmanti, bellissime e suggestive foto in cui Graziano Villa ha fermato l’attimo fuggente della poesia scenica di Lindsay Kemp, eroe unico del suo irripetibile mondo.

Sono momenti velati del suo spazio scenico ma sembrano in movimento, appartengono al passato e anche al presente, sebbene pochi si ricordino, a un anno e mezzo dalla morte avvenuta a Livorno il 24 agosto 2018, delle stravaganze ondivaghe di Kemp che ebbero uno straordinario successo nei teatri italiani: posso testimoniare l’entusiasmo contagioso e un poco sabbatico di invasate platee al teatro Manzoni in epoca in cui personaggi come lui, fuori dai canoni, non erano di moda.

Ispirato al Genet di “Notre-Dame des-Fleurs” per “Flowers”, il mimo attore ballerino aveva creato un suo mondo, una sua confessione e una sua poetica, evocando uno spazio quasi paranormale, una magìa teatrale che partendo dal circo si liberava in terreni sconosciuti, padrone di un’arte visiva che sembrava poter fare a meno della parola che precedeva col gesto e lo sguardo.

Nato a Cheshire, vicino a Liverpool nel ’38, il 3 di maggio, Kemp ebbe il secondo tempo della sua vita e carriera segnato dal viaggio in Italia che si trasformò poi in residenza, finendo con stage per giovani e adoranti attori.

Raffinato, barocco, estetizzante e naturalmente decadente perché si calava nel degrado del mondo, privato e non solo, Kemp fu un pezzo unico irripetibile della scena e della sua continua metamorfosi riuscendo ad essere elegantissimo e spregevole, antico e futuro, favolistico e tragico, calandosi in personaggi maledetti come Nijinsky, facendo anche un omaggio al cinema muto e vivendo con la sua arte molti sogni di notti di mezza estate.

Ken Russell lo ha utilizzato al cinema ma è quasi inutile dire che Fellini sarebbe impazzito per un personaggio così, che sarebbe stato bene nei suoi “Clowns” e l’avrebbe inseguito come un’ombra di un mondo fantastico di cui Kemp era artefice e vittima, regista e depositario di una intima e dolorosa verità che egli lasciava scorrere in platea attraverso sconosciuti rivoli di poesia teatrale, di emozionante suggestione visiva, sbirciando nel suo inconscio a nudo.

Maurizio Porro