
Testo di Francesca Fabbri Fellini
Comincio dal mio sguardo, da quella fascinazione antica che ho sempre avuto per le onde del mare.
Mi ha accompagnata fin da bambina, come un richiamo segreto.
Mi tornano spesso in mente le parole di Alessandro Baricco: “La vita si ascolta così come le onde del mare… Le onde montano, crescono, cambiano le cose… Poi tutto torna come prima, ma non è più la stessa cosa.” È esattamente così che ho sempre percepito il Mare: un maestro silenzioso che insegna il cambiamento, la ciclicità, la trasformazione.

Hawaii_2023_©Sasha Benedetti
E poi ci sono quei versi che mia Nonna Ida mi recitava, di un autore ignoto ma di una verità disarmante:
“Un giorno l’Onda chiese al Mare: ‘Mi vuoi bene?’
E il Mare rispose: ‘Il mio bene è così forte che ogni volta che ti allontani verso la terra, io ti tiro indietro per riprenderti tra le mie braccia’.”
Forse è da lì che è nato il mio modo di guardare le onde: come creature vive, come emozioni che prendono forma.
Anche nell’arte ho sempre ritrovato questo magnetismo.
La Grande Onda di Katsushika Hokusai, (l’immagine che indica il nostro articolo), sospesa tra minaccia e armonia, mi ha insegnato che il Mare è un sublime equilibrio di forze opposte. E quando ho incontrato le fotografie di Sasha Benedetti, ho riconosciuto immediatamente quella stessa tensione poetica: la bellezza che vibra nel movimento, la potenza che convive con la fragilità.

Nazare_2026_©Sasha-Benedetti
Le sue immagini non sono solo scatti: sono racconti.
Racconti di un uomo che ha dedicato la vita al Mare, che lo studia come ricercatore del CNR e lo ascolta come un artista.
Un milanese di nascita che ha scelto la Riviera di Levante come casa, come approdo, come orizzonte quotidiano.
Nella sua doppia identità — scienziato e poeta dell’acqua — c’è qualcosa di profondamente raro: la capacità di unire rigore e stupore, conoscenza e meraviglia.
È per questo che ho deciso di intervistarlo per il nostro magazine: per entrare nel suo mondo, per capire come si vive quando il mare non è solo un luogo, ma una vocazione.

Hawaii_2023_©Sasha Benedetti
Origine dello sguardo
D: Quando hai capito che il Mare non era solo un luogo, ma un linguaggio?
R: Non riesco a localizzare un inizio a cui far risalire una scelta delle onde come linguaggio del Mare. E’ un movimento che per bellezza e potenza mi rapisce da sempre.
D: Ricordi la prima onda che hai fotografato non con la macchina fotografica, ma con gli occhi?
R: La fotografia dell’onda con gli occhi esiste da sempre. Invece, il primo scatto con la macchina fotografica risale a 40 anni fa, durante una mareggiata ligure di fine agosto del 1986, quando realizzai che proprio con la fotografia ti resta almeno un po’ di consolazione… Ero poco più che 14enne…

Bonassola_2025_©Sasha-Benedetti
L’onda come emozione
D: Le onde hanno un ritmo, un respiro. Quale emozione riconosci più spesso in loro?
R: L’emozione che provo di fronte al frangere di un’onda è difficile da spiegare, è uno stato d’animo totalizzante di grande rapimento e suggestione, innescato sia dalla singola onda che dalla ciclicità e ripetizione con cui le dimensioni visive e sonore delle onde si manifestano.
D: C’è un’onda che ti ha insegnato qualcosa che non avresti potuto imparare altrove?
R: In realtà non c’è un insegnamento riconducibile ad una singola onda che potrei citare. Tolta l’esperienza estetico/estatica del movimento dell’onda in quanto tale, per chi metaforizza esiste certamente anche la dimensione del ‘cosa imparo dall’onda’. Tuttavia, per rispondere anche solo sinteticamente a questa domanda, servirebbe molto più spazio ( sorride..).

Bonassola_2025_©Sasha-Benedetti
Il tempo e l’impermanenza
D: Fotografare un’onda significa fermare ciò che per natura non vuole essere fermato. Cosa ti affascina di questo gesto?
R: Dici bene, ecco perché occorre ammettere che la fotografia non risolve la tensione posta nella domanda, ma può solo tentare di attenuarla conservando una piccola traccia dell’esperienza reale. Nonostante questo, non posso non fotografare, ed anche questo è un percorso in sé…
D: Le onde nascono, crescono e muoiono in pochi secondi. Cosa ti ha insegnato questa ciclicità sulla vita?
R: Tutto, prima che si risolva in una piena e compiuta maturità, ha dovuto avere una incubazione (più o meno lunga), ed avrà un declino (più o meno tardivo). Quell’apice però lascia sempre un segno…

Nazare_2026_©Sasha-Benedetti
Il rapporto intimo con il mare
D: Vivi accanto al mare da decenni: come è cambiato il tuo modo di ascoltarlo?
R: La mia esperienza interiore dell’onda, quella più profonda e viscerale, è immutata da sempre. Per il resto, come in tutte le arti ed i mestieri, è in corso da decenni un’evoluzione tesa all’aumento della conoscenza di tutto ciò che sta al contorno, compresa la fotografia.
D: C’è un momento della giornata in cui il mare ti parla più chiaramente?
R: I momenti sono l’attesa che precede il culmine di una mareggiata ed il culmine stesso, sperando che il secondo si verifichi nelle ore antimeridiane o pomeridiane (per questioni di luce fotografica). Ma una bella mareggiata notturna mi ha sempre lo stesso anche come spettatore…

Bonassola_2025_©Sasha-Benedetti
L’arte come scienza e la scienza come arte
D: Le tue fotografie hanno una precisione quasi scientifica e una poesia quasi pittorica. Dove si incontrano per te questi due mondi?
R: Quando la componente tecnica è sufficientemente matura smette di essere un limite, a quel punto poi concederti l’abbandono alla contemplazione seguendo un’esigenza che sembra venire da altrove. La fotografia si intrufola li dentro.
D: Quando scatti, ti senti più ricercatore o più narratore?
R: Quando scatto mi sento decisamente più un narratore. Tuttavia, all’azione dello scatto concorrono le conoscenze che ho acquisito fino a quel momento. La propulsione, come detto, nasce da altrove…

Framura_2025_©Sasha-Benedetti
La ricerca dell’onda perfetta
D: Esiste davvero un’“onda perfetta” o è un mito che serve continuare a cercare?
R: Ci sono scatti che in quanto tali mi danno molta soddisfazione e recuperano l’emozione originale. Però l’onda perfetta è un mito, ed è quella che devi ancora scattare; …ma guai a non avere quell’idea.
D: Cosa ti fa capire che “quella” è l’onda da immortalare?
R: In realtà non ci sono segni rivelatori ben distinti. Bene o male ho ben chiara l’idea delle dinamiche che mi piace catturare. Poi, siccome la varietà attorno a quei momenti è enorme, il resto è una questione di attesa, perseveranza e fortuna.

Nazare_2026_©Sasha-Benedetti
Il Mare come Maestro
D: Qual è la lezione più dura che il mare ti ha dato?
R: Rifuggire dalla tentazione della recriminazione: “ah se avessi scelto un’altra posizione, ah se avessi mirato quell’onda invece di questa, ah se avessi montato l’altro obiettivo invece di questo.”
D: E quella più generosa?
R: L’appagamento per uno scatto ‘riuscito’ giunge non prima che la recriminazione si risolva nell’accettare il risultato ottenuto come conseguenza della più intensa dedizione profusa.

Bonassola_2025_©Sasha-Benedetti
Il viaggio
D: Hai fotografato onde in Liguria, in Italia, nell’Atlantico, alle Hawaii. Cosa cambia e cosa resta uguale in un’onda, ovunque tu vada?
R: Tantissimo. Ogni costa, scogliera, spiaggia, offre una dinamica di frangimento differente e esclusiva. Alcuni siti, anche tra quelli che hai citato, sono eccezionali per combinazione di fattori amplificatori ed estetizzanti.
D: C’è un luogo che sogni ancora di raggiungere per ascoltare un altro tipo di mare?
R: Ce ne sono veramente tanti, non elencabili in questo spazio (sorride). Tuttavia, ad oggi ho avuto la fortuna di aver visto in azione siti tra i più validi al mondo, come le Hawaii ed il Portogallo.

Hawaii_2023_©Sasha-Benedetti
La responsabilità dello sguardo
D: Le tue immagini mostrano la bellezza, ma anche la forza e la fragilità del Mare. Come vivi questa responsabilità?
R: Devo confessare che non sento una responsabilità. Quando vivo l’esperienza della fotografia dell’onda sento di agire come sotto dettatura, come facendo qualcosa che non può non essere fatto. Più che di responsabilità parlerei di ineluttabilità.
D: Cosa speri che chi guarda le tue foto porti con sé?
R: Non è l’obiettivo del mio lavoro, ma se accade non nascondo che mi fa molto piacere.

Nazare_2026_©Sasha-Benedetti
L’eredità delle onde
D: Se dovessi lasciare un messaggio ai tuoi figli attraverso le onde che hai fotografato, quale sarebbe?
R: Trovare la loro strada, la loro missione; sarà poi lei a guidare loro, come è accaduto per me.
D: Cosa ti auguri che resti del tuo lavoro tra cento anni?
R: L’idea che, vedendo le mie immagini, qualcuno lasci esplodere un “Nooo!” pieno di stupore, incredulità e meraviglia — gli stessi sentimenti che attraversano me di fronte alle onde

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Bio di Sacha Benedetti

Alessandro Benedetti è uno di quegli adulti che non ha mai smesso di inseguire ciò che amava da bambino: le onde.
Nato a Milano, ha lasciato la città per scegliere la Riviera di Levante come casa e come orizzonte quotidiano. Qui vive e lavora da anni, tra Bonassola (La Spezia) e il mare che fotografa, studia e racconta.
Ricercatore del CNR, è responsabile del laboratorio marino MARECO di Bonassola, infrastruttura attiva nella ricerca delle scienze dei materiali impiegati in ambito marino e delle scienze ambientali marine.
Appena può prende la macchina fotografica e corre sulla costa.
Le sue immagini sono diventate un punto di riferimento per chi ama il mare: raccontano la forza delle mareggiate, la poesia del movimento, la bellezza fragile dell’acqua che cambia forma ogni secondo.
Ha pubblicato libri, tenuto incontri, guidato generazioni di curiosi nel mondo del wave watching.
Ma soprattutto ha trasformato una passione in un modo di vivere: osservare, ascoltare e rispettare il mare.
Per molti è “il cacciatore di onde”; per chi lo conosce davvero, è un artista che ha fatto dell’acqua la sua voce.
Francesca Fabbri Fellini & Graziano Villa – BIO
Francesca e Graziano: due “Life Travellers”, due esploratori instancabili in viaggio continuo alla ricerca della Bellezza e della Bontà nel mondo. Raccontano ciò che incontrano — persone, luoghi, natura — con uno sguardo curioso e incantato, guidati dalla meraviglia e da quella parte infantile che custodiscono gelosamente dentro di sé.
🎤 Francesca mette a frutto la sua lunga esperienza da giornalista nei principali network radio-televisivi, trasformandola in una sorta di “bastone da rabdomante” capace di intercettare con sensibilità storie, volti e tematiche che meritano di essere raccontati. Le sue interviste si concretizzano in testi e video straordinari — così dicono di lei — capaci di emozionare e far riflettere.
📸 Graziano, con decenni di esperienza nella fotografia professionale — ritratto, reportage, still life, moda — cattura l’anima dei personaggi e dei contesti con immagini evocative, poetiche e potenti. Ogni scatto è il riflesso della passione con cui interpreta il mondo.
✨ Insieme, formano un duo vibrante e complementare, sempre alla ricerca di storie che sappiano dare emozioni.

Graziano Villa e Francesca Fabbri Fellini – ©GrazianoVilla – Timbavati National Park – Southafrica
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