Lo Scenografo Italiano 3 volte Premio Oscar ! 

di Francesca Fabbri Fellini

C’è un amico di famiglia del quale vi voglio parlare.

Tutto il mondo da un po’ di anni ha cominciato a mettere davanti al suo nome il titolo di ‘Maestro’. E questo lo imbarazza enormemente. Ha vinto 12 nastri d’argento, 5 David di Donatello, 3 Bafta, 14 nomination, 3 Oscar. (in totale gli Oscar a casa sono 6, perché 3 consegnati anche a sua moglie Francesca Lo Schiavo). Grande scenografo, artista e art director internazionale. Di lui hanno detto che è un visionario, un fuoriclasse, un artista alla stregua di Michelangelo. E’ Dante Ferretti, che racconta così il suo innamoramento per la settima arte: A 13 anni mentre guardavo La Tunica, il film di Henry Kostner, con Richard Burton, Jean Simmons, Victor Mature, mi spiegarono chi era lo scenografo e cosa faceva. Fu una folgorazione: capii immediatamente che era quello che volevo fare”. 

Abbiamo fatto una bella chiacchierata, un po’ di tempo fa, ricordando lo zio Federico FelliniDa Macerata dov’è nato, 77 anni fa, Dante di strada ne ha percorsa tanta, mai dimenticando però, la sua provincialità. Odia i bilanci e detesta i riconoscimenti alla carriera, che gli sembrano solo delle pergamene, sulle quali viene messo un sigillo di ceralacca rosso, con la parola FINE. Per lui la vita è tutta con i piedi nel futuro. Una sorta di working progress. Il primo giorno di riprese è sempre al massimo della tensione, come se tornasse sul set del suo primo lavoro, la Medea di Pasolini. 

Umiltà, questa è la parola chiave che l’ha portato lontano. L’ innegabile genio creativo, la professionalità attenta al dettaglio e la grande versatilità hanno segnato la sua carriera: Dante è considerato, in tutto il mondo, uno dei più grandi art director viventi. Dante è stato collaboratore di Federico Fellini sul set di numerosi film, a partire dal Fellini Satyricon del ’69, dove faceva l’aiuto del grande Danilo Donati, per poi conquistare nel ‘78 la scenografia di Prova d’orchestraArriva poi La città delle donne, sul set del quale fece un incontro fondamentale per la sua carriera,quello con Martin ScorseseCon Federico lavora per E la nave va, Ginger e Fred, sino all’ultimo, La voce della Luna. Dante per Federico è stato soprattutto un amico sincero, silenzioso, fedele. Mi racconta del pranzo delle domeniche d’inverno. Lo zio Federico verso le 8 di mattina chiamava e gli diceva: ”Ciao Dantino, prendi Francesca e Edo e andiamo con Giulietta a pranzo a Fregene dalla Ia”Dante li passava a prendere a Piazza del Popolo e si partiva sempre per raggiungere il ristorante dell’hotel la Conchiglia, Lungomare di Ponente 4, gestito da un’amica di Rimini della mia Mamma, la signora Ia Fabbri. Regolarmente Federico, seguendo i suoi pensieri, taceva per tutto il viaggio, tamburellando con le dita sulla portiera dell’auto. Federico conosceva bene quel posto, avendo avuto per anni con Giulietta la villa a Fregene.

Essendo metodico, andava solo sulla spiaggia dello stabilimento La Conchiglia: forse quella striscia di lungomare con i bagni, le cabine e gli ombrelloni gli ricordavano la sua Rimini, che aveva lasciato nel ’39. Poi Dante passa a raccontarmi sottovoce una cosa che per lui ha ancora dello stupefacente. Decidendo con la moglie Francesca (la sua ¾ come la ama definire lui, che è solo ¼) di ristrutturare per andarci a vivere un piccolo appartamento nel cuore del centro storico della capitale, viene a sapere che quei locali erano stati lo studio del professor Ernst Bernhard, psicanalista junghiano che nei primi anni sessanta iniziò le sedute di analisi con lo Zio Federico, sollecitandolo a fissare su carta le sue fantasie oniriche, quel patrimonio inestimabile che costituisce oggi l’opera di Fellini, Il Libro dei SogniMentre Dante parla della sua casa romana,mi dice che trova magica questa coincidenza, come voluta dallo stesso Federico, che forse spesso continua con la sua visionarietà a illuminare i suoi sogni. Dopo quello con Federico, il sodalizio artistico più fruttuoso è quello con il regista italo americano Martin Scorsese. Per lui firma scenografie sontuose e indimenticabili, cominciando con L’età dell’innocenza. Così dice Scorsese : « Ferretti viene da una tradizione che gli permette di fondere una grande immaginazione con l’attenzione per i dettagli d’epoca. E proprio quei dettagli fanno da commento al tema del film ». Mi racconta che libertà e fiducia sono le 2 parole chiave della collaborazione con Scorsese. Dopo una prima chiacchierata di 4-5 ore dove il regista gli spiega la storia, lui ha carta bianca. Si può dire che il legame con Scorsese gli abbia consentito di sbrigliare liberamente la sua fantasia e la sua creatività, ideando scenografie indimenticabili: da Casinò a Kundun, da Gangs of New York, per il quale ha ricostruito la New York di fine ‘800 nei teatri di posa di CinecittàDante ricorda ancora emozionandosi le parole di Scorsese quando tornando a Cinecittà, dopo 4 mesi di lavoro, disse guardando le scenografie: ”Beyond my own imagination…oltre la mia immaginazione”… 

Arriva la pellicola The Aviator che questa volta frutta a lui e consorte, Francesca Lo Schiavo, set decorator, il Premio Oscar, l’ambita statuetta nel 2005 come miglior scenografia. Un film tra i più amati dalla coppia pluripremiata, che si è vista impegnata a ricostruire, tutto persino lo splendido teatro cinese di HollywoodL’Oscar per la scenografia torna alla coppia Ferretti-Lo Schiavo nel 2008 con Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street, per la regia di Tim Burton.

Ma i veri Oscar della loro vita sono i 2 figli: Melissa e EdoardoMelissa vive a Milano e si occupa di economia e finanza, mentre Edoardo, dopo un corso di regia alla New York University, ha debuttato come aiuto regista al fianco di Martin Scorsese proprio in Gangs of New York

Con il Maestro Scorsese, Ferretti ha firmato anche Shutter Island, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret. Nel corso della nostra chiacchierata fiume, Dante ed io abbiamo ricordato la sua consacrazione ufficiale nel ‘90 quando ottenne la nomination agli Oscar per la scenografia de Le avventure del barone di Münchausen di Terry Gilliam, che Dante ritiene il regista più vicino a Federico per visionarietà. In quel periodo gli americani scrissero che si trattava della più bella scenografia mai realizzata. Mi piace ricordare che Dante ha firmato anche le scenografie di altre grandi produzioni americane come Intervista col vampiro di Neil JordanRitorno a Cold Mountain per la regia di Anthony Minghella. E per Brian de Palma ha ricostruito a Sofia, in Bulgaria, la Hollywood del ’47, per i set di Black DaliaMalgrado lavori da 30 anni all’estero, lo scenografo conserva sempre il suo ufficio a Cinecittà dove torna appena può. Lì ci sono i premi, i plastici dei suoi lavori, bozzetti giganteschi di 2 metri per 1 che hanno rivoluzionato il modo di pensare alla production design perfino a Hollywood, dove prima del suo arrivo lavoravano con disegni piccolissimi. 

Un importante tributo alla carriera di quest’artista che il mondo ci invidia è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2011: un documentario bellissimo dal titolo Dante Ferretti: scenografo italiano. E’una lunga intervista, ricca di testimonianze dei registi e degli attori con cui Ferretti ha condiviso importanti progetti professionali, oltre quelle di molti illustri colleghi ed amici. 

Ma i suoi impegni continuano senza soste: dopo l’allestimento della mostra a Cinecittà dal titolo ‘Felliniana – Ferretti sogna Fellini’, dove Dante racconta il mondo dello zio Federico in un viaggio onirico, sarà impegnato nel 2021 sul set del prossimo film di Martin Scorsese dal titolo ‘Killers of the Flower Moon: An American Crime and Birth of the FBI’ con Leonardo Di Caprio e Robert De Niro, prodotto da Apple TV. Il primo importante caso risolto dall’FBI nel 1920.

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