Il suono che era già dentro
di Francesca Fabbri Fellini
Tommy Blesspan: Costruttore di handpan, surfista, artigiano dell’anima
Ci sono uomini che non costruiscono: liberano.
Liberano forme, liberano suoni, liberano destini. Tommaso “Tommy Blesspan” Varriale è uno di loro.
La sua vita sembra scolpita da una mano invisibile: il mare che lo chiama da bambino, le onde che gli insegnano l’equilibrio, la fotografia che lo porta lontano, fino a un’India che gli consegna un oggetto misterioso capace di vibrare come un cuore antico.
L’handpan. Un incontro che non è un incontro, ma un riconoscimento.
Come Michelangelo vedeva la scultura già dentro il marmo, Tommy vede il suono già dentro il metallo. Il suo compito è solo modellare, ascoltare, lasciarsi attraversare.
Così nasce il Blesspan: non uno strumento, ma una benedizione che prende forma tra le sue mani romagnole, mani che hanno conosciuto il surf, il vento, la perdita, la paternità, la gioia e l’ostinazione.
Questa è la storia di un artigiano visionario che ha trasformato un viaggio in un destino, un destino in un suono, e un suono in un universo. Dopo aver letto la nostra intervista guardate su you tube il documentario “Blesspan l’Artista Eclettico”:
– https://www.youtube.com/watch?v=7cyQMb8b36M

Tommy Blesspan
Origini, famiglia, radici
D: Quanto ha influito la tua infanzia romagnola – fatta di mare, mani, vento e artigianato – nel tuo modo di creare oggi?
R: Nascere in terra romagnola, a pochi passi dal mare e a pochi chilometri dalla collina, è stata una benedizione. Ricordo due esperienze fondamentali della mia infanzia: le estati passate ogni giorno al mare, correndo, giocando e scoprendo pian piano le onde, da cui è nata una delle mie passioni più profonde, il surf; e l’uso delle mani, grazie a mio nonno che mi faceva saldare piccoli aeroplanini con le candele dei motori. Poi costruivo tavole da surf in garage, elaboravo motorini nel campo di casa e li testavo con gli amici. Questa manualità mi ha permesso oggi di applicare ciò che ho vissuto da bambino per mantenere la stessa libertà anche da adulto. Da una necessità è nato il mio lavoro, e il risultato è una vita libera.

Tommy Blesspan
D: “Qui si vola” è scritto a casa tua. È un messaggio per qualcuno? Per tuo figlio o per te stesso?
R: “Si vola” è un modo bellissimo di dire. E come può l’essere umano volare, se non chiudendo gli occhi, liberando la mente e lasciandosi andare? La musica è uno dei veicoli migliori per prendere il volo. Quel messaggio è per chiunque ascolti la mia musica, ma anche per me stesso: un promemoria che la vita non è solo materia, ma è alimentata da dimensioni più sottili, accessibili con una mente libera e un cuore morbido, pieno d’amore. Al resto pensano la musica, il suono, la vibrazione.
Il mare, il surf, il viaggio
D: Le onde sono state la tua prima musica. Cosa ti insegna il surf che ritrovi anche nel costruire un handpan?
R: Il surf mi ha insegnato anche il suo lato più duro: la pericolosità del momento. In mezzo alle onde vere, quelle oceaniche, se sbagli rischi di affogare e nessuno può salvarti. Lo stesso accade nella vita e nel lavoro: puoi perdere la passione, il significato di ciò che fai, e questo equivale ad affogare. Anche nel costruire handpan ti ritrovi solo, e devi rimboccarti le maniche per non sprofondare in una vita monotona fatta di abitudini. È un continuo perseguire libertà e realizzazione.

Tommy Blesspan
D: Sei stato fotografo freelance anche in Sri Lanka. Quando hai capito che “alla fine del sogno inizia il viaggio”?
R: Sognare è fondamentale, ma lo è altrettanto darsi da fare per realizzare i propri sogni. Dal pensiero alla forma: che sia un viaggio, un lavoro, una relazione o un desiderio, è essenziale desiderarlo intensamente e allo stesso tempo con distacco. Il desiderio è pensiero, è sogno, e si realizza in proporzione a quanto lo desideri.
D: Fuerteventura è diventata casa. Che cosa ti ha dato quell’isola che l’Italia non ti dava più?
R: Fuerteventura è la mia seconda casa. È un luogo mistico, più vicino alla natura e alle origini di quanto si possa immaginare. L’orizzonte è vuoto: niente palazzi, niente auto, poche persone. È facile perdersi nell’immensità di una terra così diversa dall’Italia. Nonostante sia desertica, sento una connessione profonda con la natura. Questo mi mancava in Italia. Ma l’Italia resta una terra incredibile, madre di artisti unici, con una cultura profonda e una vibrazione potentissima che continua ad arricchire le nostre vite.
La rivelazione dell’handpan
D: Ricordi il momento esatto in cui, in India, hai visto il tuo primo handpan?
R: Ho visto i primi strumenti a forma di disco volante durante un viaggio in India e poi in una fiera in Italia. In entrambi i casi sono rimasto folgorato dalla forma e dal suono. Fu amore a prima vista. La sua rarità gli dava ancora più valore. Il desiderio crebbe e si trasformò in una delle mie passioni più grandi, come musicista e come costruttore.

Tommy Blesspan – i suoi Handpan
D: Blesspan: cosa significa davvero questo nome? È una benedizione ricevuta o una benedizione che doni?
R: Entrambe. Blesspan significa “padella benedetta”. Non ho studiato musica, soprattutto nella parte teorica, quindi è stato come ricevere un dono dal cielo: ritrovarmi tra le mani un’arte unica. La stessa vibrazione è negli strumenti che costruisco: ne ho la prova ogni volta che suono e qualcuno si commuove fino alle lacrime.
D: Il tuo primo Blesspan del 2014, “nato per sbaglio”, oggi è appeso a casa tua.
R: Sono un sognatore connesso con l’universo, ma amo anche la materia. Quel primo strumento è la materia originaria che mi ha portato alla realizzazione. Mi ricorda da dove sono partito e dove sono arrivato. È un testimone importante della mia vita, appeso al muro a raccontarmelo ogni giorno.

Tommy Blesspan – il suo primo esemplare
D: È vero che il Ding lo hai pressato con il pomello della tenda di casa? Cosa racconta questo gesto della tua filosofia?
R: Sì. Racconta una cosa semplice: arrangiarsi con ciò che si ha. L’arte dell’arrangiarsi spesso porta ai risultati migliori, non solo nel lavoro ma anche nella musica. Non avendo studiato strumenti musicali – handpan, pianoforte, chitarra – mi sono arrangiato, e nella semplicità ho trovato alcuni dei risultati più belli.
L’arte del costruire
D: Dici che “dentro una lamina piatta c’è già il suono”, come Michelangelo che liberava la scultura dal marmo. Qual è il tuo modo di “togliere il superfluo”?
R: Negli handpan non si tratta di togliere, ma di modellare: ammorbidire o dare tensione. Il concetto è simile a Michelangelo, ma non identico. Il suono esiste già nel metallo e può emergere solo attraverso il giusto equilibrio tra elasticità e tensione.
D: Dodici anni fa eravate cinque o sei costruttori di handpan. Oggi siete centinaia. Come vivi questa evoluzione?
R: Era prevedibile, in un’epoca così accelerata. Il mio rapporto con gli altri è positivo: chi lavora bene non teme nulla. Anzi, impara dai concorrenti, anche confrontandosi amichevolmente.

Tommy Blesspan in laboratorio
D: Qual è stata la difficoltà più grande che ti ha plasmato come artigiano?
R: I nemici. Chi ha provato a mettermi i bastoni tra le ruote, a togliermi la terra sotto i piedi, a schiacciare la mia energia creatrice. È stato difficile, ma è stato anche lo stimolo per dimostrare ciò che potevo realizzare. E l’ho realizzato.
D: Sei stato deriso all’inizio sui social: “Chi sei per inventare strumenti musicali?”. Come si supera quel tipo di ferita?
R: È la stessa dinamica di cui parlavo prima. In ogni ambito c’è chi vuole destabilizzarti. È una legge dell’universo: senza qualcuno che ti stuzzica, non avresti bisogno di migliorarti. Il “nemico” ti dà l’opportunità di dimostrare ciò che sai fare. Per questo mi sono rimboccato le maniche e ho colto la sfida.

Tommy Blesspan in laboratorio
D: Cosa significa davvero costruire un handpan dopo dodici anni di esperienza?
R: Significa voler realizzare uno strumento con le migliori qualità, per rendere felice chi lo avrà tra le mani. È una delle soddisfazioni più grandi.
D: Le cupole, le geometrie, le scale… dove finisce la tecnica e dove inizia la magia?
R: Costruire handpan significa rispettare regole musicali e linee geometriche. Dentro tutto questo c’è l’ascolto. Solo un orecchio sensibile e un intuito profondo possono far incontrare la razionalità della geometria e l’irrazionalità del suono, creando uno strumento incredibile.
Musica, scale, stati d’animo
D: Ogni persona sceglie la propria scala. Cosa rivela una scala maggiore o minore dello stato d’animo di chi la suona?
R: È incredibile come la combinazione di alcune note, generi effetti emotivi diversissimi. Una scala minore è introspettiva, malinconica, ti porta negli strati profondi della coscienza. Una scala maggiore è creatrice, positiva, porta felicità e spensieratezza. Ma ho capito che dipende molto dalla percezione individuale: non ce n’è una migliore dell’altra, ognuna ha le sue caratteristiche.

Tommy Blesspan in concerto
D: Quando costruisci uno strumento, pensi alla persona che lo suonerà o lasci che sia lo strumento a scegliere il suo umano?
R: Quando costruisco sono completamente distaccato. Lascio che le mani vadano da sole. È una fase meditativa: c’è spazio solo per la nota che vibra e per le sue armoniche.
D: L’handpan è un idiofono: il suono nasce dalla vibrazione del corpo. Che cosa vibra in te quando suoni?
R: Suonare è un misto di emozioni. Salire su un palco davanti a centinaia di persone porta preoccupazione, che poi diventa soddisfazione. Una delle parole che amo di più è “osare”: mettersi in gioco. È lì che trovi gli stimoli migliori. Questo vibra in me: la soddisfazione di provarci e riuscirci.
Essere Padre
D: Sei papà di un ragazzo di dieci anni. Che cosa vuoi trasmettergli attraverso il tuo lavoro e il tuo esempio?
R: Non mi sono mai posto il problema di dover trasmettere qualcosa: accade in automatico. Vivo secondo i miei ideali, la mia etica, ciò che ritengo giusto per vivere nella gioia e nella libertà. Chi mi sta intorno lo percepisce e ne trae ispirazione. Mio figlio è uno dei primi a farlo. La vita però è la sua: io posso solo esprimere il meglio di me. Mi auguro di trasmettergli l’arte di vivere libero, felice e realizzato.

Tommy Blesspan e suo-figlio
D: Quali sono gli ostacoli della vita che un padre deve insegnare senza proteggere troppo?
R: Passione, amore, rispetto, educazione, realizzazione. L’assenza di questi elementi è il vero ostacolo. Fare un salto con la bici, ballare breakdance, suonare, persino giocare a un videogioco stimola passione e voglia di migliorarsi. È importante fargli vivere esperienze che lo aiutino a capire il vero percorso della vita: realizzarsi.
D: Cos’hai imparato da tuo figlio che non avresti mai imparato da un adulto?
R: Da lui sto imparando a rallentare. A vivere meglio i piccoli dettagli della quotidianità, senza troppe aspettative. Sono una persona estremamente energetica e attiva, e va bene così, ma è altrettanto importante saper rallentare e osservare. Da lui sto imparando questo equilibrio.
Spiritualità, destino, connessione
D: Dici che “dal cielo ti è caduta la conoscenza”. Ti senti un tramite?
R: Non so quale sia la mia posizione esatta, ma mi basta sapere che chi suona i miei strumenti è felice.

Tommy Blesspan
D: Ti consideri connesso con l’universo o è l’universo che, ogni tanto, ti manda un segnale?
R: L’universo manda segnali a chi glieli chiede. “Chiedete e vi sarà dato” non è stato detto a caso. Se desideri profondamente, l’universo risponde.
D: La tua arte è più tecnica, più istinto o più ascolto?
R: È tutte e tre insieme. Ci vuole tecnica per costruire, istinto per risolvere e migliorare, ascolto per perfezionare. E una buona dose di perspicacia e perseveranza per realizzare.
Blesspan Italian Festival
D: Ogni luglio organizzi il “Blesspan Italian Festival”. Che cosa succede quando due sconosciuti si parlano attraverso uno strumento?
R: La musica è un linguaggio. Dove non arrivano le parole, arriva lei: connette gli esseri umani.
D: Qual è il momento più emozionante che hai vissuto durante una delle edizioni?
R: Rendermi conto che per cinque anni consecutivi, nei quattro giorni di festival, il sole ha brillato, il vento si è fermato e la natura ci ha permesso di vivere un evento incredibile. È stato un segnale potente: l’universo è con me, dentro di me e intorno a me.
D: Perché per te è importante creare comunità attorno a un suono?
R: Non sono molto da comunità, ma vedo che tante persone stanno meglio insieme: si arricchiscono, si sentono parte di qualcosa. È la storia delle nostre vite: siamo tutti scintille di un’unica luce.
Messaggio ai giovani visionari
D: Cosa vuoi dire ai giovani che leggono il nostro Fellini Magazine e che sognano una vita fuori dagli schemi?
R: Desiderate. Proiettate nella mente i vostri desideri e i vostri obiettivi, e lasciateli lì ogni giorno, finché non si realizzano. Qualsiasi cosa vogliate fare, va tenuta viva nella mente e nel cuore finché non si materializza.

Tommy Blesspan e suo Figlio
D: Da figlio, da marito, da padre e da artigiano: qual è la tua definizione di “visione”?
R: Lasciarsi ispirare. Essere visionari significa permettere alla mente di essere libera di ricevere. Da lì arriva la visione, ciò per cui siamo portati in questa vita. Poi si parte per l’avventura.
D: Qual è l’errore più prezioso che hai fatto?
R: Rifarei tutto. Ma se dovessi darmi un appunto, ricorderei che per dare bisogna avere. Non si dovrebbe dare senza avere prima. Prima ci si arricchisce, poi si può dare. E dare agli altri è una delle attività più nobili dell’esistenza.
D: Se potessi lasciare una sola frase ai ragazzi che iniziano ora il loro viaggio, quale sarebbe?
R: Mettete da parte la razionalità: sognate, proiettate, realizzate.

Tommy Blesspan
Francesca Fabbri Fellini & Graziano Villa – BIO
Francesca e Graziano: due “Life Travellers”, due esploratori instancabili in viaggio continuo alla ricerca della Bellezza e della Bontà nel mondo. Raccontano ciò che incontrano — persone, luoghi, natura — con uno sguardo curioso e incantato, guidati dalla meraviglia e da quella parte infantile che custodiscono gelosamente dentro di sé.
🎤 Francesca mette a frutto la sua lunga esperienza da giornalista nei principali network radio-televisivi, trasformandola in una sorta di “bastone da rabdomante” capace di intercettare con sensibilità storie, volti e tematiche che meritano di essere raccontati. Le sue interviste si concretizzano in testi e video straordinari — così dicono di lei — capaci di emozionare e far riflettere.
📸 Graziano, con decenni di esperienza nella fotografia professionale — ritratto, reportage, still life, moda — cattura l’anima dei personaggi e dei contesti con immagini evocative, poetiche e potenti. Ogni scatto è il riflesso della passione con cui interpreta il mondo.
✨ Insieme, formano un duo vibrante e complementare, sempre alla ricerca di storie che sappiano dare emozioni.

Graziano Villa e Francesca Fabbri Fellini – ©GrazianoVilla – Timbavati National Park – Southafrica



Scrivi un commento