“I was born with gasoline in my veins” “Sono nato con la benzina nelle vene.”

Foto e testo di Graziano Villa

È una dichiarazione che non appartiene solo a un individuo, ma a un’intera cultura. Un richiamo primordiale al rombo del motore, alla strada che si allunga oltre l’orizzonte, al senso di libertà che solo una motocicletta può offrire. Poche macchine hanno incarnato questo spirito quanto le leggendarie Harley-Davidson, simbolo universale di ribellione, identità e viaggio.


Le origini di un mito su due ruote

William S. Harley e i fratelli Arthur, Walter e William A. Davidson

All’inizio del XX secolo, nella città industriale di Milwaukee, quattro giovani — William S. Harley e i fratelli Arthur Davidson, Walter Davidson e William A. Davidson — diedero forma a un’idea semplice ma rivoluzionaria: costruire una motocicletta potente, affidabile, capace di affrontare lunghe distanze.

Harley Davidson Musem – il primo garage – ©GrazianoVilla -gli inizi

Nel 1903 nacque così Harley-Davidson, inizialmente in un piccolo capanno di legno. Quelle prime motociclette non erano soltanto mezzi di trasporto: erano strumenti di emancipazione. Durante le due guerre mondiali, i loro motori ruggirono nei campi di battaglia; negli anni del dopoguerra, conquistarono le highways americane, diventando icone della controcultura e del cinema.

Harley-Davidson-Musem U.S. Army motorcycle with sidecar – ©GrazianoVilla

Con il tempo, Harley-Davidson non è rimasta solo un marchio: è diventata un linguaggio. Un modo di vestire, di viaggiare, di esistere.

Harley-Davidson-Musem-©GrazianoVilla


Un santuario della strada: l’Harley-Davidson Museum

Nel cuore della stessa Milwaukee dove tutto ebbe inizio, sorge oggi il Harley-Davidson Museum, inaugurato nel 2008 per celebrare oltre un secolo di storia, ingegno e passione.

Harley-Davidson-Musem – Sede – ©GrazianoVilla

Esteso su un’area di oltre 8 ettari lungo il fiume Menomonee, il museo è molto più di una semplice esposizione: è un’esperienza immersiva. Gli edifici, dal design industriale contemporaneo, richiamano le radici operaie del marchio, con acciaio, mattoni e vetro che dialogano con il paesaggio urbano.

Harley-Davidson-Musem – ©GrazianoVilla

All’interno, più di 450 motociclette e manufatti raccontano l’evoluzione del brand: dai primi prototipi artigianali alle iconiche cruiser che hanno solcato le strade americane. Tra i pezzi più emblematici spicca la “Serial Number One”, considerata la prima Harley-Davidson mai costruita.

Harley-Davidson-Musem – Serial Number One – ©GrazianoVilla

28 agosto 1903 – In quel venerdì nasce a Milwaukee, nel Wisconsin, i due ventenni, William Harley e i Fratelli Davidson, costruiscono pezzo per pezzo un prototipo di bicicletta motorizzata, dando vita alla Harley-Davidson Motor Company.

Harley-Davidson-Musem – ©GrazianoVilla

Un mito epocale, con il suo caratteristico e rumoroso suono di scarico resta immutato, conquistando star del cinema e della musica del calibro di James Dean ed Elvis Presley. Grazie a loro e a film epocali come Easy rider e a serie di successo come Happy days Renegade, l’Harley diventa uno status symbol, uno stile di vita peculiare, legato a una ricca serie di gadget e alla possibilità di personalizzarla secondo i propri gusti.

Harley-Davidson-FLH-Duo-Glide of Elvis Presley – 1958

Ma il museo non si limita a esporre. Invita il visitatore a entrare nella narrazione: si possono ascoltare i suoni dei motori, esplorare archivi fotografici, toccare materiali e comprendere l’ingegneria dietro ogni modello.


Memoria, identità, passione

“L’Harley Davidson Museum non è solo il racconto del percorso di Harley Davidson, è il luogo in cui la storia e l’eredità della nostra passione prendono vita” — parole di Bill Davidson, pronipote di uno dei fondatori.

Harley Davidson Musem – Bill Davidson

Ed è proprio questa “vita” che si percepisce tra le sale: una vibrazione costante, come il battito di un motore al minimo. Il museo custodisce non solo oggetti, ma storie di uomini e donne che hanno trovato nella strada una forma di espressione.


Un viaggio oltre la meccanica

Visitare il museo significa attraversare più di un secolo di storia americana: dalle trasformazioni industriali alle rivoluzioni culturali, dalle guerre alla nascita del mito del viaggio on the road.

Harley-Davidson-Musem – U.S.N. – United States Navy – ©GrazianoVilla

Perché una Harley-Davidson non è mai stata soltanto una motocicletta. È un’estensione dell’identità, una promessa di libertà, un invito a partire.

Harley-Davidson-Musem – ©GrazianoVilla

E mentre si esce dal museo, con ancora nelle orecchie l’eco di un motore lontano, quella frase iniziale torna a risuonare — non più come una semplice citazione, ma come una verità condivisa:

si può davvero nascere con la benzina nelle vene.

Il celebre chopper di Easy Rider era basato su una Harley-Davidson.

Easy Rider-poster – Columbia Pictures – 1969

Nel film compaiono in realtà due moto iconiche, entrambe costruite a partire da Harley-Davidson degli anni ’50 (in particolare modelli Hydra Glide), ma completamente trasformate in stile chopper:

  • “Captain America”, guidata da Peter Fonda
  • “Billy Bike”, guidata da Dennis Hopper

Easy-Rider – Columbia Pictures – Dennis Hopper – Peter Fonda – Jack Nicholson – 1969

Queste moto vennero modificate radicalmente: forcelle allungate, telai modificati, serbatoi personalizzati e dettagli simbolici (come la bandiera americana sulla Captain America). Il risultato era più artistico che industriale — vere opere uniche.

Curiosità interessante: le moto furono costruite a partire da vecchie Harley-Davidson acquistate dalla Polizia di Los Angeles, poi trasformate dai customizzatori Cliff Vaughs e Ben Hardy.

Easy-Rider – Columbia Pictures – Dennis Hopper – Peter Fonda – 1969

Purtroppo, quasi tutte le moto originali utilizzate durante le riprese andarono distrutte o rubate dopo la fine del film, contribuendo ancora di più al loro mito.

Quindi sì: non erano Harley “di serie”, ma senza Harley-Davidson non sarebbero mai esistite — e probabilmente nemmeno l’immaginario ribelle che ancora oggi associamo ai chopper.

Harley-Davidson-Musem – Easy Rider Chopper – ©GrazianoVilla

Electra Glide in Blue – 1973

Electra Glide in Blue – United Artist -1973

Nel cuore degli anni ’70 americani—un decennio segnato dall’eco della Guerra del Vietnam e dalla dissolvenza psichedelica del movimento flower power—il cinema diventa uno specchio inquieto di una società in crisi. È l’epoca della New Hollywood, dove opere come Taxi Driver o Serpico scavano nelle contraddizioni dell’individuo e nelle crepe del sistema. In questo paesaggio dominato da anti-eroi e disillusione, si muove silenziosamente un film meno celebrato ma straordinariamente rappresentativo: Electra Glide in Blue.

Electra Glide in Blue – United Artist -1973

Ambientato tra le distese desertiche dell’Arizona, il film segue John Wintergreen, interpretato da Robert Blake, un poliziotto motociclista apparentemente ligio e disciplinato. Ma sotto la superficie emerge una figura più fragile e complessa: minuto di statura ma non di ambizione, Wintergreen compensa la sua fisicità con determinazione e un’insospettata sicurezza, anche nei rapporti personali. È un agente modello, eppure profondamente insoddisfatto: sogna di entrare nella squadra omicidi, di abbandonare la monotonia della strada per ottenere finalmente riconoscimento.

Electra Glide in Blue – Wintergreen interpretato da Robert Blake – United Artist -1973

La sua integrità lo isola. Rifiuta le piccole corruzioni quotidiane dei colleghi e mantiene le distanze anche dall’amico Zipper, interpretato da Billy Green Bush. Quando arriva l’occasione di affiancare il detective Harve Poole, interpretato da Mitchell Ryan, il sogno sembra concretizzarsi, ma si trasforma presto in un rapporto ambiguo e tossico: Poole, intriso di cinismo e pregiudizi, tenta di plasmare Wintergreen a propria immagine. Il loro legame, costruito su una fragile dinamica maestro-allievo, si incrina progressivamente fino a esplodere, anche sul piano personale, in una tensione che rivela tutta la distanza morale tra i due.

Electra Glide in Blue – Zipper interpretato da Billy Green Bush – United Artist -1973

Quando arriva l’occasione di affiancare il detective Harve Poole, interpretato da Mitchell Ryan, il sogno sembra concretizzarsi, ma si trasforma presto in un rapporto ambiguo e tossico: Poole, intriso di cinismo e pregiudizi, tenta di plasmare Wintergreen a propria immagine. Il loro legame, costruito su una fragile dinamica maestro-allievo, si incrina progressivamente fino a esplodere, anche sul piano personale, in una tensione che rivela tutta la distanza morale tra i due.

Electra Glide in Blue – Harve Poole interpretato da Mitchell Ryan – United Artist -1973

Lo sceneggiatore Robert Boris e il regista James William Guercio minano costantemente questa diffidenza nel rapporto maestro-apprendista fino a quando tra i due scoppia una grande discussione. Una sera, entrambi si rendono conto di avere la stessa amante: Jolene (Jeannine Riley).

Electra-Glide-in-Blue – Jolene – Jeannine Riley – United Artist -1973

Il confronto con Easy Rider resta inevitabile: là dove il film di Dennis Hopper celebrava la fuga e la ribellione, Electra Glide in Blue ne mostra il rovescio. Wintergreen non fugge dal sistema: ne fa parte. E proprio per questo ne percepisce le distorsioni con maggiore intensità. La sua morale resta integra in un ambiente contaminato da abusi di potere e derive autoritarie. Non è un eroe classico, né un ribelle: è un uomo fuori posto.

Electra Glide in Blue – United Artist – 1973

Visivamente, il film è un ibrido affascinante. Le vaste vedute del deserto evocano il mito del western, mentre le motociclette sostituiscono i cavalli in una moderna cavalcata solitaria. L’influenza del cinema di John Ford si percepisce nei paesaggi e nella costruzione dello spazio, ma la regia di James William Guercio introduce un linguaggio più fluido, quasi contemplativo. Gli ambienti—bar polverosi, roulotte disordinate, interni decadenti—diventano frammenti antropologici di un’America periferica raramente raccontata.

Electra Glide in Blue – James William Guercio – regista

La fotografia di Conrad L. Hall costruisce un contrasto costante tra luce e disillusione: il sole abbagliante del deserto non illumina, ma acceca. Anche la colonna sonora, intrisa di funk e soul, contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, quasi aliena, che accompagna lo spettatore verso un finale lontano da ogni consolazione.

Electra Glide in Blue – Conrad L. Hall – direttore della fotografia – United Artist – 1973

Electra Glide in Blue è, in definitiva, un racconto di disincanto. Non urla la sua ribellione, ma la lascia affiorare lentamente, nei silenzi e nelle crepe del protagonista. È un’opera che osserva più che giudicare, che suggerisce più che dichiarare. Proprio per questo, resta una gemma nascosta del Cinema anni ’70: il ritratto di un uomo e di un’America che, mentre inseguono un ideale, scoprono di aver già perso la strada.

Harley Davidson Musem- Electra Glide – ©GrazianoVilla

Harley Davidsons – Italian Bikers –  “7” Magazine – Corriere della Sera – ©GrazianoVilla

Francesca Fabbri Fellini & Graziano Villa – BIO

Francesca e Graziano: due “Life Travellers”, due esploratori instancabili in viaggio continuo alla ricerca della Bellezza e della Bontà nel mondo. Raccontano ciò che incontrano — persone, luoghi, natura — con uno sguardo curioso e incantato, guidati dalla meraviglia e da quella parte infantile che custodiscono gelosamente dentro di sé.

🎤 Francesca mette a frutto la sua lunga esperienza da giornalista nei principali network radio-televisivi, trasformandola in una sorta di “bastone da rabdomante” capace di intercettare con sensibilità storie, volti e tematiche che meritano di essere raccontati. Le sue interviste si concretizzano in testi e video straordinari — così dicono di lei — capaci di emozionare e far riflettere.

📸 Graziano, con decenni di esperienza nella fotografia professionale — ritratto, reportage, still life, moda — cattura l’anima dei personaggi e dei contesti con immagini evocative, poetiche e potenti. Ogni scatto è il riflesso della passione con cui interpreta il mondo.

Insieme, formano un duo vibrante e complementare, sempre alla ricerca di storie che sappiano dare emozioni.

Graziano Villa e Francesca Fabbri Fellini – ©GrazianoVilla – Timbavati National Park – Southafrica