di Fabio Lombardi

Fellini aveva poca simpatia per la televisione. Quando gli capitava di passare in automobile per le sterminate periferie di Roma, si stupiva e si lamentava della selvaggia proliferazione di antenne televisive sui tetti dei palazzi. Ne L’intervista” c’è una scena in cui le antenne televisive sembrano trasformarsi in una selva di lance pronte all’attacco. Già non gli andava a genio che i suoi film fossero proiettati sul piccolo schermo, figuriamoci se poteva mandare giù le interruzioni pubblicitarie.

NBC Pubblicità Bulova 1941

Erano gli anni ottanta, e la pubblicità aveva appena invaso le trasmissioni televisive. Non era certo un fenomeno nuovo, ma fino ad allora non aveva mai assunto una tale portata. Il primo spot televisivo, risalente al 1941, era un comunicato molto breve (dieci secondi) per un orologio Bulova, trasmesso in America dalla WNBT, un’emittente locale della NBC. Dapprima la novità non prese piede, perché le aziende continuavano a preferire la sponsorizzazione diretta da parte del conduttore del programma. Poi, negli anni sessanta, la strategia cambiò e si diffusero gli spot, non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia e nel resto dell’Europa. Per quanto riguarda la televisione italiana, chi non ricorda Carosello? Oggi gli spot durano circa trenta secondi, ma all’epoca quelli di Carosello duravano più di due minuti. Erano brevi racconti con personaggi fissi, da Calimero all’ispettore Rock e a tanti altri divenuti proverbiali. Fu uno straordinario fenomeno di costume, che coinvolse attori famosi. E poi le cose cambiarono di nuovo.

Aiazzone-Telebiella_1976

Nel 1976, una piccola televisione via cavo, Telebiella, instaurò una vertenza contro il privilegio esclusivo della RAI, e la Corte costituzionale sancì la rottura del monopolio statale, aprendo la strada alle televisioni private. I primi spot trasmessi da emittenti locali furono quelli del mobilificio Aiazzone, in cui l’imprenditore si rivolgeva direttamente al pubblico in modo aperto e cordiale. Altri venditori di mobili lo imitarono. Ma con la morte in un incidente aereo di Giorgio Aiazzone tutto si fermò, fino a quando Silvio Berlusconi, sganciandosi da Publiepì, una concessionaria legata al gruppo San Paolo, fondò una sua agenzia, Publitalia, proponendo un nuovo tipo di contratto: gli spot erano retribuiti con una percentuale calcolata sulle vendite del prodotto al di sopra di una certa soglia, ma restavano gratuiti se la soglia non veniva superata. La formula piacque a molti gruppi industriali, e Berlusconi creò il suo impero. Cambiarono anche le regole. Se prima gli spot erano concentrati nelle pause tra un programma e l’altro, ora venivano inseriti all’interno dei programmi e dei film. Profondamente irritato per l’interruzione dei suoi capolavori, nel 1985 Fellini citò in giudizio Canale 5 invocando le norme sul diritto d’autore e sull’integrità dell’opera d’arte. Ma il pretore diede ragione a Canale 5, e il regista perse la causa. In un commento rilasciato alla stampa, Fellini si augurò che la lettura delle sentenze venisse interrotta da spot pubblicitari.

Barilla-Pubblicità-Fellini

Con questi precedenti, c’era da aspettarsi che mai e poi mai Fellini si sarebbe prestato a realizzare spot. Invece lo fece, e per ben cinque volte. Nel primo che girò, per Barilla, un cameriere elenca piatti dai nomi francesi a una signora seduta a un tavolo, la quale sorride e risponde “rigatoni”. Un secondo spot, girato per Campari, si svolge in uno scompartimento ferroviario, sul cui finestrino scorrono immagini come su uno schermo cinematografico. I tre successivi, con Paolo Villaggio, sono stati girati per Banca di Roma. Tutti e cinque raccontano microstorie tipicamente felliniane, come se il regista strizzasse l’occhio a sé stesso.

Perché Fellini cambiò atteggiamento nei confronti della pubblicità televisiva? Difficile entrare nella mente di un genio, ma qualche ipotesi possiamo farla. Ciò che forse non riusciva ad accettare era che un film ideato per il grande schermo fosse costretto nella modesta cornice di un televisore, mentre invece poteva sembrargli più accettabile un prodotto concepito apposta per il piccolo schermo. Quanto all’eventualità che i suoi spot interrompessero il film di un altro regista, non credo che ci abbia perso il sonno. Casomai doveva essere l’altro regista a preoccuparsi del confronto.

Lynch_Pubblicità_Alka Seltzer

Tutt’altra storia per David Lynch, che intrattiene con la pubblicità un rapporto di lunga data, niente affatto problematico. Ha girato spot per Calvin Klein, Gucci, Dior, Saint-Laurent, perfino per Alka Seltzer. Per Barilla ha girato un divertente episodio con Gerard Depardieu, e per il Georgia Coffee, un caffè giapponese, due brevi parodie di “Twin Peaks” in cui l’agente Cooper risolve casi polizieschi sorseggiando il caffè della marca reclamizzata. Ma gli spot più tipicamente lynchiani sono quelli realizzati per Adidas e Playstation. Nel primo c’è un tizio che corre, e tutto sembra normale, fino a quando la telecamera gli entra in un orecchio per esplorare l’interno del cranio, dove avvengono fiammate ed esplosioni, mentre all’esterno si sta pericolosamente avvicinando un muro di mattoni, attraverso il quale l’uomo finisce per passare indenne, verosimilmente per merito delle sue calzature. Nel secondo, un individuo dall’aria allucinata percorre un buio corridoio popolato da creature da incubo, fino a una stanza in cui lo attendono una mummia, una figura sfocata e un umanoide con la faccia da anatra. Sono due piccoli capolavori, degni dei suoi migliori film.

Oscar-Wilde-pubblicità-sigarette

A ben pensarci, non è inconsueto che un artista si presti alla pubblicità. Anche molti scrittori lo hanno fatto. Oscar Wilde è stato testimonial di una marca di sigari. Pessoa ha scritto uno spot per la Coca Cola. Lo stesso Gabriele D’Annunzio, oltre ad aver coniato il termine tramezzino, ha inventato il nome dei grandi magazzini La Rinascente e quello dei Wafer Saiwa. Se Pessoa e D’Annunzio fossero stati registi, avrebbero sicuramente girato degli spot.

D’Annunzio e La Rinascente

Per un regista di film, tutto sommato, girare spot resta una pratica onesta, che non pone in discussione la sua integrità artistica. C’è invece un altro modo più scorretto di procedere, che è quello di inserire richiami pubblicitari proprio all’interno dei film. Ricordate quelle vecchie pellicole in cui l’attore si accendeva una sigaretta mostrando in evidenza la marca sul pacchetto? La pubblicità indiretta è stata proibita dall’Antitrust, ma ogni tanto in qualche film la ritroviamo. Per esempio, non c’è quasi una sola scena di Fight Club di David Fincher in cui non compaia una tazza di caffè Starbuck. Ma la pubblicità indiretta, per quanto discutibile, sembra un modello di correttezza in confronto alla subdola pratica degli inserti subliminali. La tecnica (immagini della durata di una frazione di secondo, che la mente riceve senza accorgersene) è stata denunciata da Vance Packard nel suo testo ormai classico I persuasori occulti”. C’è chi ritiene che si tratti di una leggenda metropolitana, ma di inserti subliminali, nei film, ce ne sono parecchi, anche se sfuggono se non si esamina tutta la pellicola fotogramma per fotogramma. Chi ha avuto la pazienza di farlo è incappato in scoperte interessanti. Ne Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson, per esempio, all’interno del magico anello si vede per un istante un’incisione con la scritta “Coca Cola”, mentre in Matrix” dei fratelli Wachowski, durante un combattimento in una stazione della metropolitana, per una frazione di secondo appare un cartello con la scritta “Hewlett Packard”. Non risulta che Lynch abbia mai fatto uso di inserti subliminali, ma non si può escludere che abbia ceduto al richiamo della pubblicità indiretta. Nella quarta puntata della terza stagione di ! Twin Peaks”, l’agente Andy consulta l’orologio da polso, e la telecamera si sofferma sull’inquadratura per il tempo necessario a rendere noto che si tratta di un Rolex. Ma concediamogli il beneficio del dubbio.

Fabio Lombardi – BIO

Fabio Lombardi vive a Rimini, dove svolge la professione di avvocato penalista. Insieme alla moglie, Patrizia Pacia, è titolare della galleria “Primo Piano”, specializzata in arte contemporanea. Ha pubblicato racconti su “Urania”, “Febbre Gialla”, “Plot”, “Il Giallo Mondadori”, nelle antologie “Nero Italiano 27 Racconti Metropolitani” (Oscar Mondadori), “Noir” (Avvenimenti), “Millemondi” (Urania), “Anime Nere Reloaded” (Oscar Mondadori), “Sul Filo dei Rasoio” (Giallo Mondadori) e in altre riviste e antologie. Con Delos Books ha pubblicato il romanzo “Zac”.

“SVAN” di Fabio Lombardi

Eventi paranormali in un penitenziario sono solo l’inizio di un disegno raccapricciante.

In un penitenziario si verificano eventi paranormali: apparizioni di ectoplasmi, piogge di sassi, sfere di fuoco, distorsioni spazio-temporali. Dietro a questi eventi c’è la regia di un occultista morto qualche mese prima in una cella dell’edificio. Scampato a una rivolta della popolazione carceraria, il protagonista scopre che il penitenziario sta precipitando lungo un tunnel dimensionale… Il disegno di un accordo segreto emerge nel corso di una cena. Riuscirà il protagonista a sopravvivere agli eventi?

Fabio Lombardi, avvocato penalista, vive e lavora a Rimini. Ha pubblicato racconti su Urania, Giallo Mondadori, Febbre gialla, Plot, sul settimanale tedesco Sieben-Tage e nelle antologie Nero italiano 27 racconti metropolitani(Oscar Mondadori), Millemondi Estate (Urania), Estate Gialla (Giallo Mondadori), Noir (Avvenimenti), Anime nere reloaded (Oscar Mondadori), 365 Racconti erotici per un anno (Delos Book), 365 Racconti horror (Delos Book), Sul filo del rasoio (Giallo Mondadori). Un suo racconto inedito, Truman, è stato finalista al premio Grado Giallo 2015. È entrato in finale al Premio Tedeschi 2021 con il romanzo giallo Condutture.

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