Una scena e una canzone memorabile

di Marco Molendini

Qualche giorno fa ho rivisto per l’ennesima volta Il Cacciatoredi Michael Cimino, un film potente dove c’è una scena capolavoro con la musica che fa da miccia alle emozioni. Robert De Niro, Christopher Walken, John Savage fanno festa con gli amici alla vigilia di un’avventura destinata a sconvolgerli: la guerra del Vietnam. Giocano a biliardo, bevono birra al bancone del bar, nessuno ha voglia di andare a dormire, dal juke box parte una canzone con i fiati che introducono la melodia: “You’re just too good to be true”…, gli occhi di quei figli di un’America profonda si incrociano, le labbra si muovono timidamente sulle parole, pian piano le voci prendono coraggio e poi esplodono sul ritornello assieme ai fiati di un sapiente arrangiamento inventato da un musicista che si era fatto le ossa con Gene Krupa e Lionel Hampton, Artie Schroeck: “I love you, baby/And if it’s quite alright/I need you, baby…”. Le birre scendono, le palle sbattono sul biliardo, Christopher Walken balla con la stecca in mano, quei ragazzi da Vietnam si stringono, si baciano, ridono, la mamma di John Savage irrompe per riportare il figlio a casa, non vuole che parta. Il film raggiunge un apice spettacolare, l’esplosione è pervasa da un fatalismo che la rende drammatica, De Niro e i suoi due amici stanno per andare incontro allo sfacelo, non lo sanno ma nei loro occhi c’è già la traccia di quello che accadrà, un presentimento che incombe su una canzone di tutt’altro argomento.
“Can’t take my eyes off you”, ( https://www.youtube.com/watch?v=LcJm1pOswfM ), quando esce il film, ha dieci anni di vita, ha già rilanciato la carriera di Frankie Valli, è diventata un classico in America, è destinata a essere popolarissima, immancabile per sempre in tutti i party e nei pianobar: il testo è convenzionale, ma la musica è intrigante, la voce in falsetto di Frankie Valli la rende penetrante, l’arrangiamento di Schroeck è l’asso nella manica, soprattutto in quel ritornello incorniciato dai fiati prepotenti, esempio vistoso di come creare intensità con un linguaggio tipico delle big band jazzistiche. Una magia difficilmente replicabile e andata ben oltre le intenzioni degli autori, Bob Gaudio e Bob Crewe, il team storico di autori dei Four Seasons, formazione vocale di gran successo in America prima dell’avvento dei Beatles. I due sono partiti semplicemente dal titolo, Non posso toglierti gli occhi di dosso, e ci hanno costruito sopra una dichiarazione d’amore fuori misura, buona per qualsiasi occasione sentimentale, assolutamente lontana da ogni riferimento alla guerra del Vietnam che, quando “Can’t take my eyes off you è uscita, nell’aprile del 1967, era ben presente nella vita degli americani, impegnando mezzo milione di soldati. Eppure dieci anni dopo, per via di quella scena di Michael Cimino, è diventata, a dispetto del suo contenuto, anche una canzone pacifista, acquisendo un ingrediente che, certamente, ha contribuito alla sua inossidabilità e alla durevolezza del successo. Insomma, è come se“Can’t take my eyes off” you fosse andata lei stessa in Vietnam.

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Centinaia le versioni, pop, rock, dance, hip hop da Andy Williams a Gloria Gaynor, ai Pet Shop boys, a Lauryn Hill che ha scelto di rinunciare agli effetti dei fiati (ma ne ha fatto comunque una lettura di qualità), perfino i Muse e Shawn Mendes l’hanno cantata, ma nessuno ha intaccato la forza dell’originale che pure, al suo varo, aveva avuto qualche difficoltà. Le radio inizialmente l’avevano rifiutata, poi una stazione che trasmetteva dall’Ontario, la CKLW, con una lunga lista di lanci riusciti alle spalle, decise di metterla in rotazione, ma solo dopo che il direttore dei programmi, Paul Drew, all’inizio molto scettico, era stato convinto dall’esecuzione live di Frankie Valli e dalla reazione del pubblico. Comunque, proprio vedendo “IlCacciatore” e quella scena al bar, a Bob Gaudio venne l’idea di mettere in piedi un musical, Jersey boys”, da cui Clint Eastwood, qualche anno fa, ha realizzato un film che racconta la storia dei Four seasons e di Valli, fino al deflagrare esplosivo di “Can’t take my eyes off you”, canzone che continua ad accompagnarlo nelle continue residency a Las Vegas, a dispetto dei suoi 87 anni. E, puntualmente, quando intona il refrain con il verso “I need you baby…” il teatro, sempre gremito, si alza in coro come in una recita senza limite di repliche.

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Marco Molendini – BIO

Giornalista e critico musicale di lunga esperienza, è una delle firme di punta de “Il Messaggero”, di cui è stato redattore capo del servizio spettacoli dal 1981 al 1995. Nato a Bologna e residente a Roma è stato conduttore su Radio Rai di programmi dedicati al jazz, dal 1982 al 1992, collaboratore per programmi sul jazz di Raisat prima e poi di Rai 5, è anche autore di libri: una biografia di Frank Sinatra, una di Caetano Veloso, un doppio racconto sul rapporto fra Veloso e Gilberto Gil dal titolo “Fratelli Brasile” e del libro fotografico “Le strade del cinema portano a Roma”. È stato autore televisivo del programma di Raiuno “Speciale per me” di Renzo Arbore. Insegna al Master di critica giornalistica dell’Accademia d’arte Silvio D’Amico.