Perché è importante imparare a comprendere anche il contesto

Una riflessione rivolta alle agenzie che tutelano i diritti sulle immagini e agli sviluppatori degli algoritmi

La diffusione delle immagini sul web ha reso sempre più importante la tutela del diritto d’autore e, contemporaneamente, ha favorito la nascita di sofisticati sistemi capaci di individuare automaticamente fotografie pubblicate su Internet.

È un’attività utile e necessaria: fotografi, artisti, archivi e agenzie devono poter proteggere il proprio lavoro.

Ma proprio perché questi strumenti sono diventati così potenti, riteniamo sia arrivato il momento di fare un passo ulteriore.

Individuare un’immagine non significa necessariamente aver già individuato un illecito.

Un algoritmo può riconoscere una fotografia e stabilire che quella stessa immagine è stata pubblicata su un determinato sito.

Quello che non sempre riesce a comprendere è il contesto nel quale l’immagine viene utilizzata.

Ed è proprio su questo punto che vorremmo aprire una riflessione.

Non tutte le pubblicazioni sul web hanno la stessa finalità

Il diritto d’autore deve essere rispettato, ma la valutazione di un eventuale utilizzo non può prescindere dalle caratteristiche del sito, dalla finalità della pubblicazione e dalle concrete modalità di utilizzo dell’immagine.

Esiste una differenza sostanziale tra un’immagine utilizzata per vendere un prodotto o promuovere un’attività commerciale e un’immagine inserita all’interno di un progetto editoriale con finalità culturali, divulgative o documentarie.

Non stiamo sostenendo che la parola “cultura” renda automaticamente libera un’immagine dal diritto d’autore.

Stiamo sostenendo qualcosa di più semplice:

il contesto dovrebbe essere conosciuto e valutato prima di trasformare automaticamente una segnalazione algoritmica in una richiesta economica.

Il caso del Fellini Magazine

Il Fellini Magazine nasce con una precisa identità culturale ed editoriale.

Il suo obiettivo è raccontare e diffondere cultura, con particolare attenzione al cinema, all’arte, alla creatività e ai giovani artisti.

Non è un marketplace di immagini e non è una piattaforma costruita per commercializzare le fotografie pubblicate.

La sua missione è creare uno spazio editoriale nel quale dare visibilità a persone, opere, idee e iniziative.

È proprio questa caratteristica che, a nostro avviso, dovrebbe poter essere riconosciuta anche dagli strumenti tecnologici utilizzati per individuare gli utilizzi delle immagini.

Un algoritmo dovrebbe comprendere il contesto

Oggi gli algoritmi sono straordinariamente efficaci nel riconoscere una fotografia.

Perché non dovrebbero diventare altrettanto efficaci nel comprendere dove, come e perché quella fotografia viene utilizzata?

Un sistema evoluto potrebbe considerare, oltre alla corrispondenza visiva:

  • la natura del sito;
  • l’eventuale presenza di attività commerciali;
  • la natura culturale, giornalistica o documentaria del contenuto;
  • i metadati dell’immagine;
  • le informazioni relative all’autore e al titolare dei diritti;
  • il rapporto tra l’immagine e il contenuto editoriale nel quale è inserita.

Una tecnologia di questo tipo permetterebbe di distinguere meglio situazioni profondamente diverse.

E farebbe risparmiare tempo a tutti.

Le agenzie potrebbero concentrarsi sui casi realmente meritevoli di approfondimento.

I responsabili dei siti culturali non sarebbero costretti a dedicare ore alla gestione di segnalazioni che potrebbero richiedere una diversa valutazione.

Una migliore tecnologia non dovrebbe servire soltanto a trovare più immagini: dovrebbe servire a trovare meglio le violazioni.

I metadati: un aiuto concreto per tutti

C’è poi un altro elemento fondamentale: le informazioni associate alla fotografia.

Se fotografi, agenzie e archivi inserissero sistematicamente nei file digitali i dati relativi all’autore, al copyright e alle condizioni di utilizzo, sarebbe molto più semplice identificare correttamente i titolari dei diritti.

Ecco due esempi.

Quando il copyright è correttamente identificato

Un esempio di fotografia correttamente corredata dai metadati: il file contiene informazioni relative al copyright e allo stato di protezione dell’immagine.

In questo caso il file stesso fornisce un’informazione preziosa.

Il file “parla” per il fotografo.

Quando le informazioni non sono presenti

Screenshot

In questo secondo esempio, i principali campi identificativi risultano vuoti e lo stato del copyright è indicato come “Sconosciuto”.

Questo non significa che la fotografia sia priva di autore o liberamente utilizzabile.

Significa però che il file non offre informazioni sufficienti per identificare immediatamente l’autore o il titolare dei diritti.

La differenza è evidente.

Perché non trasformare queste informazioni in una componente fondamentale degli stessi sistemi automatici di ricerca?

Anche la legge richiama l’importanza dell’identificazione

In questo contesto è interessante ricordare anche l’art. 90 della Legge 22 aprile 1941, n. 633, dedicato alle fotografie.

La norma prevede specifiche indicazioni che devono accompagnare gli esemplari della fotografia, tra cui il nome del fotografo, l’anno di produzione e, nei casi previsti, il nome dell’autore dell’opera d’arte fotografata.

La disposizione disciplina inoltre le conseguenze dell’assenza di tali indicazioni, prevedendo, in determinate condizioni, che la riproduzione non sia considerata abusiva e che non siano dovuti determinati compensi, salvo che il fotografo provi la malafede del riproduttore.

L’applicazione della norma deve naturalmente essere valutata nel singolo caso concreto.

Ma il principio resta attuale:

identificare correttamente un’immagine, il suo autore e i relativi diritti è nell’interesse di tutti.

Dalla “caccia all’immagine” alla valutazione del caso

Il futuro della tutela del copyright sul web non dovrebbe essere soltanto una gigantesca ricerca automatizzata di immagini.

Dovrebbe essere qualcosa di più evoluto:

riconoscere l’immagine, identificarne il titolare, leggere le informazioni disponibili, comprendere il contesto e soltanto successivamente valutare se esiste effettivamente un problema di diritti.

Non soltanto:

“Dove si trova questa fotografia?”

Ma anche:

“Di chi è questa fotografia e perché si trova qui?”

Una proposta, non una polemica

Il nostro intervento non vuole essere una contrapposizione nei confronti di chi tutela il diritto d’autore.

La tutela degli autori è importante e necessaria.

Proprio per questo crediamo che debba essere accompagnata da strumenti sempre più precisi e capaci di distinguere situazioni diverse tra loro.

Metadati più completi.

Maggiore trasparenza sulla titolarità dei diritti.

Algoritmi capaci di comprendere il contesto.

E un dialogo più aperto tra chi produce cultura e chi tutela la proprietà intellettuale.

Perché proteggere il diritto d’autore non dovrebbe significare soltanto individuare chi utilizza un’immagine.

Dovrebbe significare anche capire come, perché e in quale contesto quell’immagine viene utilizzata.

Forse il futuro della tutela del diritto d’autore non è soltanto cercare più immagini.

È imparare a conoscerle meglio.