di Francesca Fabbri Felini

Liana Orfei nata a San Giovanni in Persiceto la notte dell’epifania nel 1937 in un carrozzone, è di sicuro l’ultima Regina del Circo. Cugina di Moira, sorella di Nando e Rinaldo, con i quali fondò a 23 anni il suo primo circo, distintosi per le produzioni Kolossal.

Liana ha avuto una vita piena di emozioni, che a 84 anni ha voluto raccontare nel suo Romanzo di vita vera, vi assicuro, senza filtri.

La sua vita è stata una favola.

Le piace confessare: «Siamo gente che ha iniziato a fare questo per necessità. Il mio trisavolo, Paolo Orfei, un prete, s’innamorò di una zingara. Lasciò l’abito talare e cominciò a guadagnarsi da vivere suonando la spinetta, una sorta di piccolo clavicembalo. Non potendo esibirsi nei teatri, perché scomunicato dalla Chiesa, si esibiva nelle baracche. Il concertino però non bastava, così nelle baracche ci portò l’asinello che faceva di conto, gli orsi ed ecco qui il circo. Siamo nati per la sopravvivenza giornaliera»

Liana non solo circense, cantante, ballerina, ma anche attrice, scoperta da Federico Fellini che le fece un provino per La Dolce vita.

Ha fatto 53 film in 10 anni.

Ha lavorato con Dino Risi, Orson Welles,Totò, Mastroianni.

Per lei perse la testa il Maestro Luchino Visconti.

Ha una figlia Cristina, avuta dal suo primo matrimonio. Dal 1975 è sposata in seconde nozze con il manager Paolo Pristipino.

Lo zio Federico propose, all’amico Nandino Orfei (fratello di Liana) durante le riprese di Amarcord, (nel quale vestiva i panni del Patacca), di rievocare i fasti de “le Mille e una notte”. E così fu.

Al numero mille gli Orfei arrivarono di sicuro : 300 persone, automezzi viaggianti su strada e tre treni speciali, uomini, leoni e i costumi firmati dal premio Oscar Danilo Donati. Due anni e mezzo in giro per l’Europa.

prima volta che sono entrata in un Circo è stata a Roma nel 1975, accompagnata dallo Zio Federico, a vedere ”Mille e una notte”.

Ricordo ancora che la ‘zia Liana’ (gli Orfei sono la mia famiglia) volava a cavallo di un grifone, che sembrava vero.

Era tutto bellissimo. Non lo dimenticherò mai.

Portai a casa in ricordo, la locandina dello spettacolo, disegnata dal Maestro Renato Casaro.

Sul manifesto c’era scritto: ‘Tutto quello che vedrete è incredibilmente vero’.

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