Eccellenze Viennesi

La Vienna Imperiale


Il famoso Prater

Parco di divertimenti per tanti, per alcuni luogo di sogni nostalgici, per quasi tutti oasi di verde e sede della ruota panoramica, uno dei simboli più famosi di Vienna. La stagione del Prater di Vienna dura da marzo a ottobre. Tuttavia la celebre Ruota panoramica, la “Wiener Riesenrad”, e qualche altra attrazione restano aperte per tutto l’anno.


Un tuffo nel futuro

A Vienna c’è un Campus Universitario che merita un viaggio

«Wien ist anders: questo è stato per molto tempo il motto dell’Ufficio del Turismo Viennese per attirare e spiegare come è Vienna. Vienna è diversa, e io aggiungerei anche che i viennesi lo sono. Rispettosi, ordinati, i loro ritmi sono diversi.

Da molti anni Vienna si afferma al primo posto delle città con la più alta qualità della vita, questo sicuramente grazie alla qualità dei servizi e delle infrastrutture e questo la rende un luogo amato e valorizzato non solo dai turisti, ma dai suoi stessi cittadini.

Una capitale “vivibile” e sicura.

Vienna, antica capitale dell’Impero asburgico, centro culturale e patria di musicisti e artisti, è nota per il suo romantico fascino. Quello che non tutti sanno è che Vienna ha saputo rinnovarsi e trovare una collocazione nel moderno panorama europeo artistico e architettonico. Vienna è sempre una buona idea per un viaggio a corto raggio. La giri comodamente in un weekend e non rischi di annoiarti mai.

Vienna ha due soprannomi.

Uno di questi è “città dei sogni” e si ispira al grande psicanalista Sigmund Freud, l’altro è “città della musica”, perché vanta una lunga tradizione nella musica classica.Ogni giorno a Vienna puoi scegliere tra 50 spettacoli di musica.


Caffetterie

Quando si pensa a Vienna non si può non pensare alle sue eleganti caffetterie: si tratta di vere e proprie istituzioni che hanno avuto un ruolo fondamentale nel plasmare la cultura sociale della città fin dal XVII secolo; l’Unesco ha perfino riservato loro un posto nella Lista dei Beni Culturali Immateriali. Se i loro muri potessero parlare racconterebbero storie e conversazioni dei grandi pensatori della storia, di politici e di importanti artisti. Sono passati secoli, e la cultura del “salotto” non è cambiata! Nelle caffetterie la gente conversa, mangia, lavora, legge, gioca a scacchi o a biliardo, oppure sta al computer; è possibile sedersi al tavolo e restarci indisturbati per tutto il giorno per osservare la gente, per lavorare, o per leggere il giornale (uno di quelli che si trovano all’ingresso) mentre si aspetta di mangiare.

La caffetteria più famosa è DEMEL, ed ecco alcune foto :


Uno-City

Non tutti sanno che Vienna è una delle 4 sedi dell’ONU

Il complesso di grattacieli che ospita le varie organizzazioni delle Nazioni Unite è stato progettato dall’architetto austriaco Johann Staber e costruito tra il 1973 e il 1979, poco a nord del Danubio ed è possibile visitarlo.

Oltre alla sede centrale a New York, le altre sedi delle Nazioni Unite sono: a Vienna, a Ginevra (in Svizzera) e a Nairobi (in Kenya).

Il complesso di edifici che ospita queste organizzazioni (nome ufficiale: Vienna Interntional Centre abbreviato VIC, ma conosciuto anche come UNO-City).

Sorge su un’area extraterritoriale che non è soggetta alla giurisdizione austriaca.
Il complesso consiste di sei torri, con la pianta a forma di ipsilon, che si raggruppano intorno a un edificio rotondo usato per conferenze, congressi e convegni. Le torre principale ha 28 piani ed è alta 128 metri.
Per l’occupazione dell’area le Nazioni Unite pagano alla città di Vienna un affitto annuale simbolico di 7 centesimi (che corrisponde a 1 scellino della vecchia valuta austriaca), i costi di gestione degli uffici (ca. 22 milioni di Euro all’anno) sono invece sostenuti dalle Nazioni Unite. Negli uffici del VIC lavorano più di 4.000 persone, un terzo delle quali sono austriaci, gli altri provengono da circa 100 paesi diversi del mondo.
Il “Vienna Interntional Centre” è diventato di grande importanza per l’economia: nel 2010 si sono tenuti lì ca. 2.000 convegni che hanno prodotto, insieme al crescente turismo, delle notevoli entrate per Vienna e per l’Austria: secondo le cifre ufficiali sono complessivamente circa 360 milioni di Euro all’anno che dal VIC alimentano l’economia dell’Austria.

Sede dell’Opec

Lo sapevate, che la sede dei paesi produttori di petrolio, l’Opec ,dal 1965 ha spostato la sua sede da Ginevra a Vienna? Questo spiega il basso costo della benzina che pagano gli austriaci che ha una media di 1,32 (euro). Da noi in Italia nello stesso periodo si aggira intorno ai 1,66 (euro).


Il Palazzo della Secessione

Der Zeit ihre Kunst, der Kunst ihre Freiheit” ovveroAl tempo la sua arte, all’arte la sua libertà,” questo il motto della Secessione Viennese che è scritto a chiare lettere sulla facciata del Palazzo della Secessione. Situato in Friedrichstraße 12 e costruito negli ultimi anni dell’Ottocento, questo palazzo di Vienna fu costruito per essere sede delle mostre “secessioniste”, separate dall’arte accademica.

Il palazzo stesso costituì una novità nel panorama architettonico per il suo stile semplice in contrasto con l’eclettismo del tempo. Qui è possibile ammirare il Fregio di Beethoven, l’immensa opera di Gustav Klimt che si sviluppa su tre pareti per una lunghezza complessiva di circa 34 metri. Ispirata alla Nona sinfonia di Beethoven, fu realizzata nel 1902 in occasione di una mostra. All’interno del palazzo si allestiscono ogni anno numerose mostre di artisti contemporanei.


Il volto moderno di Vienna.

Il Campus delle meraviglie.

Alcuni edifici progettati dagli anni Novanta del Novecento in poi sono diventati famosi in tutto il mondo. Ex fabbriche rinnovate e il noto Gasometro. Negli ultimi anni a Vienna sono stati inoltre costruiti numerosi grattacieli, tra cui diverse torri alte più di 100 metri. Nel 2013 è stata realizzata la DC Tower 1 che con i suoi 220 metri è l’edificio più alto di tutta l’Austria. Molti altri sono i progetti degni di nota, come il Campus universitario di economia.WU-Campus (Wirtschaftsuniversität Campus, questo il suo nome completo) è unapiccola cittadina.

Può ospitare tra i 23mila e 25mila studenti e in una giornata media è frequentata da circa 15mila persone.

I sei palazzi che compongono il centro, molto diversi tra loro per stile e anche per funzione, rappresentano il gotha dell’architettura mondiale.

Protagonista assoluto, del Campus è il palazzo progettato da Zaha Hadid, anche perché, per la sua funzione, è il cuore pulsante della cittadina. Qui, infatti, hanno sede alcune aule, ma, soprattutto, la grande biblioteca, che alterna luoghi di lettura e studio silenziosissimi ma anche luoghi di socializzazione, come la sala computer, il bar e stanze dove piccoli gruppi di studio hanno modo di seguire progetti comuni.Caratteristica dell’edificio e firma dell’architetto sono le mura e le colonne portanti oblique, ma la disposizione avveniristica non va a incidere sulla funzionalità. All’interno grandi spazi candidi si intersecano con scale e balconate, che ricordano quelle di una lussuosa nave da crociera, e lo spazio è sfruttato al massimo sia in larghezza che in altezza.

Il WU Campus è un perfetto connubio tra arte, architettura, cultura e relax e indubbiamente è un interessante centro di aggregazione giovanile.

Gli studenti austriaci non pagano, le tasse universitarie per i primi cinque anni, mentre gli italiani che fossero affascinati dal luogo, dalle materie economiche e dal tedesco, possono iscriversi pagando per un semestre una quota relativamente bassa (363,63 euro). Il motivo? In Austria si pensa che, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, sarebbe ingiusto far pagare per l’istruzione, permettendo, quindi, di crescere solo a chi è ricco.


Nessuno odore e mille colori ecco l’inceneritore di Spittelau nel centro di Vienna

…Migliorare il presente preservando il futuro.

L’inceneritore di Spittelau (Müllverbrennungsanlage Spittelau) è un impianto di trattamento termico dei rifiuti della città di Vienna, completato nel 1971 e ridisegnato esternamente dall’architetto ed ecologista Friedensreich Hundertwasser dopo un incendio che lo aveva colpito nel 1987.

La macchina brucia-rifiuti in funzione dagli anni 70 si trova a venti minuti a piedi dalla vecchia Rathaus, il municipio. Venti minuti da piazza Santo Stefano dove c’è il Duomo.L’inceneritore di Spittelau è un altro esempio di come l’architetto Hundertwasser fosse capace di immaginare e creare un’opera d’arte unica e funzionale partendo dall’anonima architettura precedente.Un carosello di colori: quasi una costruzione di Gaudì, arricchita da una ciminiera alta 126 metri, con un anello dorato che strabuzza a tre quarti quasi fosse la torre di Shanghai. Brucia 260mila tonnellate l’ anno di rifiuti.Brucia tutti i giorni nel bel mezzo di un’ area residenziale, davanti all’ università di economia e alla stazione di polizia. E tutti i giorni riceve 250 camion stracolmi di nettezza proveniente dal cuore di questa capitale di 1 milione e 600mila abitanti.Passando nelle vicinanze non si sente nessun odore. Alla fine degli anni ottanta il Comune di Vienna,dopo un incendio, decise che era necessario un inceneritore che creasse energia per riscaldare il nuovo ospedale generale a meno di 2 km. E decisero anche di affidare il look esterno al geniale architetto Undertwasser.

Non possiamo dimenticare che Vienna è stata la location di molti film famosi, uno per tutti è “IL TERZO UOMO” di Orson Welles.

Ecco la sinossi : la Seconda Guerra Mondiale è da poco finita e lo scrittore canadese Holly Martins si reca a Vienna per incontrare il vecchio amico Harry Lime. Qui viene a sapere che l’uomo è morto. Non fidandosi delle indagini ufficiali, l’uomo inizia le proprie ricerche.

Un po’ di dati storici :

Data di uscita: 19 gennaio 1950 (Italia)

Il terzo uomo, diretto dal regista inglese Carol Reed da una sceneggiatura dello scrittore Graham Greene (autore anche del libro omonimo pubblicato dopo l’uscita della pellicola), in fondo è imperniato su questa dicotomia: da una parte gli inganni e le menzogne che caratterizzano il suo intreccio poliziesco, dall’altra le spinose verità che scuotono di volta in volta il senso morale del protagonista, lo squattrinato romanziere americano Holly Martins, interpretato da Joseph Cotten. Frutto del sodalizio fra due dei massimi mogul del cinema classico, Alexander Korda e David O. Selznick, Il terzo uomo debuttava nei cinema britannici l’1 settembre 1949, riscuotendo un gigantesco successo in patria e vincendo, il 17 settembre, il Grand Prix (l’equivalente della Palma d’Oro) alla terza edizione del Festival di Cannes; il film sarebbe stato distribuito negli Stati Uniti solo cinque mesi più tardi, con undici minuti di tagli imposti da Selznick.

Orson Welles – 1949

La penna di Greene, maestro della narrativa di spionaggio, sviluppa la trama de Il terzo uomo a partire da un primo elemento di mistero: la morte, avvenuta in circostanze non del tutto limpide, di Harry Lime, americano di stanza a Vienna e amico d’infanzia di Holly Martins, quest’ultimo appena arrivato nella capitale austriaca proprio su invito di Lime. Siamo nel secondo dopoguerra, e la Vienna dipinta da Carol Reed costituisce uno scenario di grande suggestione: una città-fantasma in cui le rovine del conflitto convivono con la decadente maestosità dell’antico splendore asburgico. È una delle chiavi dell’oscuro fascino del film: la dimensione quasi metafisica in cui sono collocati gli avvenimenti del racconto e le indagini di Martins, smarrito fra le vie e i monumenti di una città notturna e spettrale.

La scelta di Vienna come ambientazione della storia, del resto, non è casuale: dopo la sconfitta dell’esercito nazifascista la città è stata divisa in quattro settori, controllati rispettivamente da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica. Nel centro di Vienna, invece, convivono soldati provenienti da ciascuno dei quattro stati: una Babele in cui si mescolano autorità ed interessi spesso contrastanti. Questa capitale martoriata dalle bombe assume dunque i contorni di una no man’s land in preda al mercato nero e in cui si aggirano loschi individui; ad accentuare il senso di estraneità e di spaesamento di Martins è poi il tedesco, lingua a lui sconosciuta e che rende ancor più difficile la sua ricerca della verità riguardo la dipartita – o forse l’assassinio? – dell’amico Harry e la presunta presenza, sul luogo del delitto, di un fantomatico “terzo uomo”.

THE THIRD MAN, Joseph Cotten, Orson Welles, 1949

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