LA NINNA NANNA DI LUCE

di Marco Bellano

Trentatré anni fa uscì per l’editore Marsilio Cartoons. Il cinema d’animazione 1888-1988, di Giannalberto Bendazzi. Si trattava di un testo carico di novità, uscito proprio nel momento in cui l’animazione occidentale ritrovava un suo pubblico, mettendo fine a oltre un decennio di grave crisi: erano gli anni di Chi ha incastrato Roger Rabbit, di La sirenetta e della prima serie dei Simpsons. Con Cartoons, Bendazzi raccontava come tale “rinascimento” fosse solo uno dei tanti esiti di un percorso intricato, il cui territorio si estendeva ben al di là di ciò che allo spettatore medio risultava familiare. Il libro ordinava e interpretava centinaia di testimonianze raccolte presso artisti e creativi di tutto il mondo, in anni di frequentazione assidua e attenta. Era solo l’inizio: Cartoons sarebbe stato poi ampliato, tradotto in inglese e infine trasformato nei corposi volumi di Animation: A World History (2015), edito in italiano nel 2017 da UTET come Animazione. Una storia globale.

Zibaldone animato, sempre di Bendazzi per Marsilio, è uscito a fine 2020, in un mondo diverso. Anche se certi pregiudizi e luoghi comuni sull’argomento persistono (tra cui quello, coriaceo, secondo cui l’animazione sarebbe solo una faccenda da bambini), chiunque accenda uno smartphone o condivida del contenuto in un social network non può fare a meno di entrare a contatto con entità e linguaggi animati. Esiste, insomma, un’alfabetizzazione minima all’animazione, anche se, più che altro, passiva e inconsapevole; al tempo stesso, è forse più chiaro che il cinema e la televisione sono solo due tra i tanti domini di quest’arte in vertiginosa espansione. In sintonia con tutto ciò, Zibaldone animato non considera inesperto il suo lettore ideale, né però cerca esclusivamente gli addetti ai lavori; spera invece di cogliere l’attenzione del curioso, lanciando come “esca” uno stratagemma fatto proprio per rinfocolare le emozioni che l’animazione ha lasciato in dote all’immaginario collettivo.

Il volume, come rivela il titolo, è una miscellanea basata soprattutto su saggi già editi, qui rivisti e aggiornati. L’antologia copre quasi cinquant’anni di attività scientifica (il testo più datato, su Bruno Bozzetto, uscì nel 1972). Tra i vari capitoli, però, viene innestata un’inedita cornice narrativa: una classica “caccia al tesoro” interpretata una coppia assai meno classica, costituita da Pinocchio e Sailor Moon. L’uno è stato ispiratore di molte opere animate, nonché emblema dell’inerte che prende vita; l’altra, invece, è un’icona dell’animazione giapponese anni Novanta, e dunque volto ben familiare a chi fu bambino durante il “rinascimento” di cui si è detto. Più che uno Zibaldone alla Leopardi, allora, il libro sembra un platonico Simposio animato, dove i personaggi introducono i saggi come digressioni per avere la meglio durante le proprie schermaglie. Per quanto l’accostamento tra i protagonisti paia inizialmente forzato, la trovata funziona: la trama è essenziale, ma proprio grazie alla brevità e alla gustosa stramberia sa trascinare di tappa in tappa, lasciando che il lettore si perda poi nella ricca varietà di argomenti. Mentre il tesoro scivola sullo sfondo, trasformato in un MacGuffin, si scoprono tesori metaforici nei saggi, dove vengono delineati i profili di maestri come Osvaldo Cavandoli e Alexandre Alexeieff, oppure si presentano panorami poco noti, come quello dell’animazione africana. Tra gli inediti, risulta particolarmente arguto L’uovo di Cohl, cronaca di una scoperta custodita in un dettaglio del primo disegno animato della storia del cinema, Fantasmagorie (1908), rimasto sotto gli occhi degli storici per oltre centodieci anni e finalmente colto nella sua importanza.

Nel ripercorrere un’intera carriera, Zibaldone animato è anche un testo su Bendazzi stesso. Pur non indulgendo mai nell’autocelebrazione, e non interferendo con i toni più rigorosi dei saggi, è evidente come l’autore abbia strutturato il libro attorno alle esperienze e agli argomenti a lui più cari. Il metodo di Bendazzi, basato sul dialogo diretto con gli artisti, ha del resto radici nell’esperienza individuale; con alcuni animatori, come Alexeieff, lo storico ha avuto anche rapporti d’amicizia profonda. In Animazione. Una storia globale questo aspetto viene razionalizzato e messo al servizio dell’oggettività critica; nello Zibaldone animato invece, visto il diverso scopo, si lascia che esso trapeli spontaneamente, quasi facendo una confidenza al lettore. Un segnale forte, in proposito, viene dalla cornice narrativa: in nessun’altra delle sue opere saggistiche Bendazzi aveva mai esposto così apertamente il suo lato creativo, che pure non ha mai cessato di coltivare a margine delle attività accademiche. Esiste, ad esempio, una sua raccolta di racconti per l’infanzia, Storie dal mondo appeso. Ed esiste anche una poesia, dedicata proprio all’animazione, che ancor più dello Zibaldone animato rivela la sensibilità appassionata rivolta da Bendazzi alla ricerca di un’intera vita: The life’s lightness/Lies/In this/Unlimited/Lullaby/Of light. La leggerezza della vita è custodita in questa infinita ninna-nanna di luce.

Marco Bellano è professore a contratto di Storia dell’animazione (in inglese) e assegnista di ricerca all’Università degli Studi di Padova. Ha insegnato anche presso l’Università di Salamanca, la Boston University Study Abroad Padua, la Fondazione Bruno Kessler e il Conservatorio di Ferrara. È autore di pubblicazioni internazionali sull’animazione e la musica per film, come Václav Trojan. Music Composition in Czech Animated Films (Taylor & Francis, 2019) e Allegro non troppo. Bruno Bozzetto’s Animated Music (Bloomsbury, 2021). Nel 2020, in occasione del centenario di Fellini, è stato autore di uno dei capitoli del Wiley Companion to Federico Fellini, dedicato all’eredità grafica del regista. È referente scientifico presso l’Università di Padova per il progetto di ricerca Erasmus+ “Co-POEM- Platform for the Collaborative Generation of European Popular Music”. Nel 2014 ha ricevuto dalla SAS-Society for Animation Studies il Premio Norman McLaren-Evelyn Lambart per il miglior articolo accademico. Ha presieduto il 29° convegno annuale della SAS (Padova, 2017). Si è inoltre diplomato in pianoforte e direzione d’orchestra al Conservatorio di Vicenza.

marco.bellano@unipd.it