di Anna Amendolagine

Poeta, scrittore, giornalista, opinionista, attivista e regista. Il talento di Pier Paolo Pasolini si è dispiegato in molti campi. Nasce come poeta, prosegue come narratore per diventare poi cineasta. Spinto dalla sua ossessione espressiva, è sempre alla ricerca di nuove tecniche e desideroso di sperimentare nuovi linguaggi.

Ma, puntualizza Mirko Bevilacqua: Non c’è un rifiuto della letteratura, in Pasolini, per il cinema, ma c’è un’amplificazione del discorso letterario nel cinema come discorso più popolare”. In altre parole, Pasolini cercava un linguaggio che fosse più universale e lo ha trovato nel cinema con l’immediatezza delle immagini. Lo stesso Pier Paolo Pasolini scrive:

Ho dato varie spiegazioni del perché amo il cinema e sono passato al cinema. […] Ma la vera spiegazione è che io, facendo il cinema, riproduco la realtà, quindi sono immensamente vicino a questo primo linguaggio umano che è l’azione dell’uomo che si rappresenta nella vita e nella realtà”.

COLLEZIONE SALCE

Nel centenario della nascita di questo grande intellettuale, avvenuta a Bologna il 5 marzo 1922, il Museo Nazionale Collezione Salce (Direzione Regionale Musei Veneto) con sede a Treviso, in collaborazione con la Cineteca del Friuli e Suarez, ha voluto tributargli un originale omaggio.

Il Gobbo di P.P.Pasolini – Museo Nazionale Collezione Salce – disegno di Giuliano Nistri – foto © Sandro Lucentini

Si tratta di un viaggio affascinante nel suo cinema attraverso 21 locandine e manifesti dei suoi film principali, tutti provenienti dal Fondo Gianni Da Campo della Cineteca del Friuli di Gemona. Sono incluse anche le pellicole di cui lui è stato co-regista, attore o sceneggiatore: La notte brava (1959), Il Bell’Antonio (1960), Requiescat (1967). Ma ne è stato aggiunto anche un altro, come segnala Mariachiara Mazzariol, dell’Ufficio Comunicazione Museo Salce:

Dei 24.000 pezzi della Collezione Salce, circa 300 sono manifesti cinematografici. Tra questi è stata trovata la locandina de Il Gobbo, (disegno di Giuliano Nistri)film del 1960 diretto da Carlo Lizzani, in cui Pasolini fa una delle sue prime apparizioni sullo schermo come attore”.

SAN GAETANO

Con il titolo PIER PAOLO PASOLINI. MANIFESTI PER IL SUO CINEMA, questo materiale è esposto, a cura del Museo Nazionale Collezione Salce, nella chiesa di San Gaetano a Treviso sino al 3 luglio 2022. Evidenzia Chiara Matteazzi, allestitore della mostra:

Per la prima volta, la chiesa di San Gaetano, annessa alla omonima sede espositiva del Salce, diventa sede di mostre. L’allestimento è stato realizzato al centro dell’edificio per consentire di ammirare l’ambiente e le opere d’arte della chiesa, recentemente restaurata dalla Direzione Regionale e da essa aperta alle visite”.

Allestimento-mostra-©-Sandro-Lucentini

Inoltre, in occasione di questa ricorrenza, il grande cartellonista trevigiano Renato Casaro ha appositamente creato un nuovo manifesto dedicato al Pasolini regista. Il profilo rosso-arancio del suo volto scavato, con gli occhiali e dietro la macchina da presa, si delinea su uno sfondo blu carta da zucchero.

Così l’esposizione permette al visitatore di fare un salto indietro nel tempo nel mondo della celluloide. Rivelandosi al contempo un’opportunità per ricordare una straordinaria stagione espressiva, quella relativa alla promozione cinematografica nel nostro Paese. Spiega Daniele Ferrara, Direttore Regionale Musei Veneto:

Dal 1961 al 1975, anni in cui Pasolini realizzò i suoi film, la promozione cinematografica era affidata prevalentemente ai supporti cartacei, manifesti, locandine e fotobuste. La realizzazione di alcune di queste affissioni venne affidata a celebri pittori, in altri casi a grafici che impaginavano materiale fotografico. Naturalmente il tutto era condizionato dalle esigenze della produzione e della distribuzione.

Nell’eterogeneità con cui sono state realizzate, le locandine in mostra consentono di cogliere le strategie pubblicitarie adottate negli anni per promuovere i film di Pasolini. Allo stesso tempo, le suddette vanno lette come una modalità espressiva che merita di essere valorizzata. Vediamone alcune insieme.

Accattone di P.P.Pasolini – Cineteca del Friuli di Gemona – disegno di Alessandro Simeoni

BORGATE ROMANE

Accattone è il film del 1961 che segna l’esordio di Pasolini alla regia. All’inizio avrebbe dovuto essere prodotto da Federico Fellini il quale tuttavia, preoccupato per l’inesperienza di Pasolini col mezzo cinematografico, rifiutò. Nella pellicola si ritrovano temi e personaggi già presenti nei lavori letterari dello scrittore. Si tratta di una storia di ambiente sottoproletario della periferia romana dal sapore epico-tragico.

Per la realizzazione della locandina, Pasolini si era avvalso dell’aiuto di artisti importanti come Corrado Cagli, Carlo Levi, Mino Maccari e Anna Salvatore. Questi avevano disegnato un manifesto ciascuno, ma poi la scelta cadde sul pittore cartellonista Alessandro Simeoni (1928-2008), in arte Sandro Symeoni. L’immagine ritrae il protagonista Vittorio Cataldi, impersonato da Franco Citti, dallo sguardo obliquo e con la sigaretta pendente dalle labbra e le mani in tasca. Spicca in primo piano immerso in un livido cromatismo verde oliva mentre dietro fanno la loro comparsa altri personaggi del film.

MammaRoma di P.P.Pasolini – Cineteca del Friuli di Gemona – grafica di Gigi De Santis

La locandina di Mamma Roma, secondo film di Pasolini del 1962, è una composizione grafica di Gigi De Santis. Mostra una fotografia di Anna Magnani, nei panni della protagonista, che seduta sul sellino posteriore si stringe al figlio Ettore alla guida di una motocicletta. L’immagine coglie lattaccamento di una madre per il proprio figlio in un momento di spensierata felicità all’interno di una vicenda amaramente drammatica.

Liberamente ispirata a un fatto di cronaca, la seconda prova del regista-scrittore si svolge nelle stesse borgate romane della prima solo che qui la sceneggiatura è ben più ricca e articolata. Poi ad attori non professionisti Pasolini affianca unattrice del calibro della Magnani per l’indimenticabile interpretazione della prostituta Mamma Roma. Rappresentante di quellumanità popolare a lui tanto cara.

Uccellacci-e-Uccellini di P.P.Pasolini – Cineteca del Friuli di Gemona – disegno di Carlantonio Longi

FAVOLE E FILOSOFIA

Di genere fantastico, il film Uccellacci e uccellini del 1966 è una favola filosofica in chiave marxista, considerato il capolavoro allegorico di Pasolini. Un continuo di situazioni grottesche nelle periferie di Roma per far riflettere sui temi più dibattuti del periodo. Film-saggio di stimolante originalità, secondo il dizionario dei film Il Morandini, che in alcuni momenti ha l’umiltà e la densità del capolavoro. E’ interpretato da Totò, suo ultimo da protagonista, Ninetto Davoli e un corvo.

La locandina è invece un ironico disegno di Carlantonio Longi (1921-1980) in cui compare un Totò costernato perché rinchiuso in una gabbia sul trespolo al posto del corvo. Mentre questo, di color rosso vivo, lo osserva minaccioso aggrappato fuori la gabbietta con gli artigli. Noto pittore, illustratore e cartellonista toscano, Longi è legato all’immagine disegnata e pubblicitaria di alcuni dei più famosi film del cinema italiano e internazionale come Senso di Luchino Visconti, Lo Sceicco Bianco di Federico Fellini e Il Mago di Oz di Victor Fleming.

Teorema di P.P.Pasolini – Cineteca del Friuli di Gemona – grafica di Roberto De Seta

Teorema è uno dei film più controversi di Pasolini. Uscito nel 1968 fece scandalo e fu sequestrato per oscenità. Ma fu assolto dal Tribunale di Venezia e ritornò in circolazione. In sintesi è la storia di una famiglia milanese dell’alta borghesia sconvolta dall’arrivo di un misterioso ospite. Con attori celebri quali: Terence Stamp, Massimo Girotti, Silvana Mangano, Laura Betti e l’immancabile Ninetto Davoli. Pervaso di religiosità latente sotto la vernice blasfema e libertaria, secondo Il Morandini, è uno dei risultati cinematografici più originali di Pasolini.

Il manifesto è realizzato da Roberto De Seta, in arte Bob De Seta. Vi domina il volto di un giovane e quasi irriconoscibile Terence Stamp, ammantato da un’aurea gialla come a sottolinearne la santità”. Al contrario l’immagine sottostante di Silvana Mangano, stesa in una posa alquanto lasciva, viene sapientemente circondata da una tonalità rossa peccaminosa.

Medea di P.P.Pasolini – Cineteca del Friuli di Gemona – grafica di Enrico De Seta

DAL PALCO AL SET

Medea è un lungometraggio del 1969 di genere epico-drammatico, con splendide immagini esotiche. Il soggetto, basato sull’omonima tragedia di Euripide, rilegge il vecchio mito come allegoria del conflitto tra uomo antico e uomo moderno. Ovvero lo scontro tra due realtà: tra una visione arcaica del mondo e quella moderna, tema ricorrente nei lavori di Pasolini. Recensito da Il Morandini come il più manieristico, squilibrato, algido dei suoi film, sicuramente il più ideologico.

La protagonista principale è Maria Callas, la celebre cantante lirica alla sua prima e unica prova cinematografica. Il manifesto del film è opera del grafico, oltre che disegnatore, Enrico De Seta. Vi è montata una sequenza di immagini della Callas scattate da Mario Tursi, storico fotografo di scena di Luchino Visconti. Nei tratti del viso della grande cantante si nota assai bene in sintesi il passaggio da un stato di inquietudine a quello finale della tragedia.

A proposito di Medea, lo stesso Pasolini ha scritto queste righe che comunque si possono applicare a tutti i suoi film:

Praticamente un autore fa sempre lo stesso film, per almeno un lungo periodo della sua vita, come uno scrittore scrive sempre la stessa poesia. Si tratta di varianti, anche profonde, di uno stesso tema. Il tema: come sempre, nei miei film, è una specie di rapporto ideale, e sempre irrisolto, tra mondo povero e plebeo, diciamo sottoproletario, e mondo colto, borghese, storico.

Allestimento-mostra-©-Sandro-Lucentini

Aggirandosi tra le locandine in mostra viene voglia di andarsi a rivedere, se non proprio tutti, almeno alcuni dei suoi capolavori. Profeta inascoltanto del ‘900, la lezione del suo cinema poetico-critico è sempre attualissima.

Parafrasando la voce del corvo nel film Uccellacci e uccellini, che recita: ‘Il cammino è iniziato, e il viaggio ègià finito, potremmo dire che il cammino nel cinema di Pier Paolo Pasolini è iniziato, ma il viaggio non è ancora finito.

BIO Pop di Anna Amendolagine

ANNA-AMENDOLAGINE  – © Sandro Lucentini

Curatore indipendente, critico e giornalista vive e lavora tra Roma e Rimini. Ama stare a contatto con la natura, andare in bicicletta e portare il cane a spasso. Colore preferito il verde. La sua squadra del cuore è quella che gioca col cuore. Pratica estensivamente sia lo Yoga che la Dolce Vita.

La sua attività curatoriale comprende l’ideazione e la realizzazione di mostre, testi e cataloghi d’arte, rassegne ed eventi culturali in collaborazione con Istituzioni pubbliche e private sia in Italia che all’estero. La sua è una dieta a base di pittura, scultura, fotografia, video, istallazioni, performance. Va matta per la street-art.

Membro della giuria o del Comitato Scientifico in diversi concorsi artistici.

Giornalista pubblicista e Addetto ufficio stampa ha pubblicato numerosi articoli di arte e cultura su riviste cartacee e online.

Tifa per l’Europa e ha ricoperto il ruolo di Coordinatore Tecnico Europeo per due importanti progetti culturali dell’Unione Europea : PETRA e LEONARDO.