Foto e testo di Graziano Villa
Il Teatro dell’Automa : Fellini, Casanova e l’Arte di Reinventare il Desiderio
Cinquant’anni dopo, un film che continua a guardarci
Ci sono film che invecchiano, film che resistono e film che — come Il Casanova di Federico Fellini — sembrano appartenere a un tempo che non esiste.
Nel 1976, quando uscì, molti spettatori non capirono cosa stessero guardando. Non era un biopic, non era un melodramma, non era un film erotico. Era qualcos’altro: un sogno freddo, un teatro di marionette, un labirinto di specchi.

Il Casanova di Fellini – la Venusia
Cinquant’anni dopo, nel 2026, Il Casanova di Federico Fellini appare sorprendentemente contemporaneo.
Non per la storia, ma per ciò che racconta dell’identità, della solitudine, della performance.
E per come Fellini, con la sua consueta ferocia poetica, smonta il mito del seduttore trasformandolo in un automa che esegue gesti svuotati di senso.
Donald Sutherland: l’uomo che non c’era
Fellini scelse Donald Sutherland per il suo volto “acquatico”, per la sua capacità di essere presente e assente allo stesso tempo.
Il trucco — ricostruito per assomigliare al ritratto autentico di Casanova — lo trasforma in una figura quasi funebre, un manichino che attraversa il mondo senza mai toccarlo davvero.

Il Casanova di Fellini – Donald Sutherland
Sutherland non interpreta un seduttore: interpreta un ruolo. Ogni gesto è un esercizio, ogni amplesso una coreografia, ogni sorriso un riflesso.
È un Casanova che non desidera: esegue.
E in questo, Fellini anticipa l’uomo contemporaneo, costretto a performare identità e desideri come se la vita fosse un palcoscenico permanente.
Danilo Donati: il barocco come destino – (Secondo Oscar, 1977)
I costumi di Danilo Donati sono tra gli elementi più iconici del film.
Non sono abiti: sono architetture, dispositivi scenici, gabbie simboliche.
Broccati, piume, velluti, parrucche monumentali: tutto è eccessivo, tutto è magnifico, tutto è troppo.

Il Casanova di Fellini – i costumi di Danilo Donati
Donati non ricostruisce il Settecento: lo reinventa.
Crea un mondo imbalsamato, dove la stoffa diventa pelle e la pelle diventa maschera.
È un barocco che non celebra, ma soffoca.
E soffocando, rivela la verità del personaggio: Casanova è prigioniero del suo stesso mito.
Le donne come apparizioni
Nel film, le figure femminili non sono personaggi: sono apparizioni.
La suora Maddalena, la marchesa Durfé, la gigantessa Angelina, la cantante Astrodi: ognuna è un frammento dell’immaginario erotico che Fellini non esalta, ma smonta.

Il Casanova di Fellini – Donald Sutherland – Clarissa Mary Roll
Sono specchi in cui Casanova cerca di riconoscersi, senza mai riuscirci.
Sono funzioni, non relazioni.
Sono simboli, non incontri.
E poi c’è Rosalba.
Rosalba, la bambola meccanica: la profezia
La sequenza con la bambola meccanica è una delle più celebri e inquietanti del cinema felliniano.
Rosalba è perfetta, docile, programmata. È l’amante che non chiede, non giudica, non ricorda.

Il Casanova di Fellini – Donald Sutherland – Leda Lojodice-la Bambola meccanica-1
Fellini non parla di sesso: parla di solitudine. E parla di noi.
Nell’epoca delle relazioni digitali, delle bambole iperrealistiche, degli assistenti vocali che simulano empatia, Rosalba è una profezia.
È il desiderio ridotto a simulacro. È l’intimità sostituita dall’automa.
L’uccello meccanico: il metronomo del vuoto
Il carillon a forma di uccello meccanico — che scandisce gli incontri erotici di Casanova — è un altro oggetto‑totem.
Nel film è un semplice automa, ma simbolicamente è un metronomo del desiderio ridotto a gesto, è il sesso come prestazione, come coreografia, come performance.

Il Casanova di Fellini – L’uccello meccanico
E qui Fellini sembra parlare direttamente al nostro presente, dove l’intimità è spesso filtrata da modelli, aspettative, algoritmi.
Giuseppe Rotunno: la luce come materia emotiva
La fotografia di Giuseppe Rotunno è una delle colonne portanti del film.
Rotunno non illumina: scolpisce.
Le sue luci sono dense, materiche, quasi pittoriche.
Il Settecento di Fellini non è luminoso: è crepuscolare, acquatico, saturo di ombre.

Il Casanova di Fellini – Donald Sutherland – la Fotografia di Giuseppe Rotunno
È una fotografia che non cerca la verosimiglianza, ma la sensazione.
E quella sensazione è di distanza, di malinconia, di irrealtà.
Nino Rota: la musica come ipnosi
La colonna sonora di Nino Rota è un valzer di carillon, un Settecento reinventato, un mondo sonoro che oscilla tra l’infantile e il perturbante.
Il tema dell’“uccello magico”, ripetuto in diverse varianti, è una filigrana musicale che accompagna Casanova come un destino.

Il Casanova di Fellini – le Musiche di Nino Rota
La musica non commenta: incanta.
È un canto di sirena che trascina il protagonista — e lo spettatore — in un universo dove tutto è artificio, tutto è rappresentazione.
Le metafore per la vita odierna
Rivedere oggi Il Casanova di Fellini significa riconoscere in esso una serie di intuizioni che parlano direttamente al nostro tempo:
- La vita come performance

Il Casanova di Fellini – Donald Sutherland
- Il desiderio automatizzato

Il Casanova di Fellini – Donald Sutherland
- La solitudine spettacolare

Il Casanova di Fellini – Donald Sutherland
- L’identità come maschera

Il Casanova di Fellini – Donald Sutherland
Fellini non giudica: osserva.
E nel suo sguardo, il Settecento diventa un modo per parlare del XXI secolo.

Conclusione: un film che continua a guardarci
Il Casanova non è un film facile, né consolatorio. È un’opera che respinge, che affascina, che inquieta, ma proprio per questo, oggi, appare più viva che mai.
Fellini ci mostra un uomo che ha tutto — viaggi, amanti, fama — ma non ha nulla, perché non riesce a sentire.
E ci chiede, con la sua consueta dolcezza crudele:
quanta parte della nostra vita è ancora davvero vissuta, e quanta è solo rappresentata?

Il Casanova di Fellini – Donald Sutherland
Francesca Fabbri Fellini & Graziano Villa – BIO
Francesca e Graziano: due “Life Travellers”, due esploratori instancabili in viaggio continuo alla ricerca della Bellezza e della Bontà nel mondo. Raccontano ciò che incontrano — persone, luoghi, natura — con uno sguardo curioso e incantato, guidati dalla meraviglia e da quella parte infantile che custodiscono gelosamente dentro di sé.
🎤 Francesca mette a frutto la sua lunga esperienza da giornalista nei principali network radio-televisivi, trasformandola in una sorta di “bastone da rabdomante” capace di intercettare con sensibilità storie, volti e tematiche che meritano di essere raccontati. Le sue interviste si concretizzano in testi e video straordinari — così dicono di lei — capaci di emozionare e far riflettere.
📸 Graziano, con decenni di esperienza nella fotografia professionale — ritratto, reportage, still life, moda — cattura l’anima dei personaggi e dei contesti con immagini evocative, poetiche e potenti. Ogni scatto è il riflesso della passione con cui interpreta il mondo.
✨ Insieme, formano un duo vibrante e complementare, sempre alla ricerca di storie che sappiano dare emozioni.

Graziano Villa e Francesca Fabbri Fellini – ©GrazianoVilla – Timbavati National Park – Southafrica

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