Testo di Francesca Fabbri Fellini – Ritratti di Graziano Villa
L’artefice dell’incontro tra cristallo e cielo
“Una storia che nasce dal rispetto”
Ci sono incontri che non nascono per caso, ma da una trama silenziosa di relazioni, di stima, di storie che si sfiorano nel tempo. I miei genitori erano amici di Ugo Focchi, figura di rigore, visione e profonda umanità, padre di Maurizio Focchi. È da questo legame che nasce la conversazione di oggi: non solo un’intervista, ma un dialogo che affonda le radici in una Rimini autentica, fatta di persone prima ancora che di imprese.
Oggi incontro Maurizio Focchi, Presidente, CEO e Owner del Focchi Group, un imprenditore che rifugge i riflettori e preferisce le lunghe passeggiate per Rimini con la moglie, lontano dai clamori. Mi affascina la sua traiettoria: laureato in Medicina, avrebbe potuto dedicarsi alla cura delle persone, e invece ha scelto un’altra forma di cura — quella per le città, per l’architettura, per l’innovazione che diventa bellezza.
Da Poggio Torriana al Mondo, la sua è una storia che dimostra come un’intuizione nata in un territorio di colline e artigiani possa trasformarsi in un’eccellenza globale capace di vestire di vetro le città più iconiche del pianeta.
1. Maurizio, cosa ti ha portato davvero a lasciare la medicina per l’impresa di famiglia?
Sai Francesca, questa è una domanda che mi accompagna da anni. L’azienda l’ho sempre respirata in casa, era parte della mia identità. Poi la malattia di mio padre e il senso di responsabilità da primogenito hanno fatto il resto. La medicina mi piaceva, ma non potevo fare entrambe le cose.
2. Se fossi rimasto in medicina, quale strada avresti scelto?
Mi ha sempre attirato la psichiatria, e un po’ l’ho ritrovata nell’Associazione Cittadinanza: www.cittadinanza.org Mi piaceva anche l’organizzazione sanitaria: ero stato assunto, poi ho rinunciato.

Milano City Life – Allianz Tower – ©GrazianoVilla
3. Qual è oggi la visione che guida il Gruppo Focchi?
Il nostro futuro è legato all’evoluzione delle città. L’architettura cambia: materiali diversi, sostenibilità, geometrie complesse. Noi rendiamo possibile ciò che gli architetti immaginano, seguendo e anticipando queste trasformazioni.
4. In un mondo che si espone continuamente, perché tu scegli la discrezione?
È carattere. Non mi è mai venuto naturale espormi, anche se negli anni ho imparato a farlo un po’ di più.

Milano City Life – Allianz Tower – Elaborazione di ©GrazianoVilla
5. Che cos’è per te la bellezza in architettura?
Per me la bellezza nasce da un equilibrio. Non è solo la forma che piace all’occhio quando cammini per una città, non è solo estetica. È l’incrocio tra ciò che vedi e ciò che vivi: la funzionalità, la qualità degli spazi, la capacità di un edificio di far stare bene chi lo abita. Gli architetti immaginano, noi ingegneri rendiamo possibile. E lì si gioca tutto.
Gli architetti migliori sono quelli con cui riusciamo a dialogare anche sulla parte tecnologica, quelli che capiscono che la leggerezza, la trasparenza, la forma devono convivere con la struttura, con la statica, con la realtà dei materiali. Quando c’è questa fiducia reciproca, nasce il compromesso giusto.

PADDINGTON SQUARE_02 – Archivio-Focchi-Group
Un esempio che porto sempre è Paddington Square, a Londra, di Renzo Piano. Renzo inseguiva la massima trasparenza e leggerezza dell’edificio, quella sua idea di far quasi “sparire” la struttura per lasciare parlare la luce. Abbiamo discusso per sei mesi, perché la parte visiva doveva essere più leggera possibile… ma doveva anche tenere su l’edificio. E questo è il punto: la bellezza non è solo ciò che si vede, è ciò che sta dietro a ciò che si vede. È la capacità di far convivere un sogno con la fisica, un’idea con la materia.
6. Quanto conta la responsabilità sociale nel tuo modo di fare impresa?
Conta moltissimo. Un’azienda è una comunità: 400 persone tra Italia, Inghilterra e New York. Il mio compito è farle lavorare bene, crescere, sentirsi parte di qualcosa.

Milano City Life – PWC Tower – ©GrazianoVilla
7. Che cosa rappresenta la Romagna nel tuo lavoro internazionale?
La Romagna è il nostro DNA. La capacità di relazionarsi, di parlare con tutti, anche con interlocutori internazionali. È un tratto distintivo che ci portiamo ovunque.
8. Come immagini l’architettura dei prossimi trent’anni?
Sarà più sostenibile, più ibrida nei materiali, più attenta all’energia. Londra è il mercato più avanzato: lì si costruisce per durare centinaia di anni.

Milano City Life – PWC Tower – Elaborazione di ©GrazianoVilla
9. Quale eredità vuoi lasciare ai tuoi figli e all’azienda?
Vorrei lasciare la passione per un settore che cambia le città. E la responsabilità verso le persone.
L’unico dei miei figli che oggi sta davvero prendendo in mano l’azienda in modo dirigenziale è Matteo, il più piccolo. Ha 33 anni, ma ha già vissuto più vite di quante ne abbia vissute io alla sua età. È tornato dall’America dopo dieci anni. Ti dico la verità, Francesca: pensavo non sarebbe tornato più. Quando un ragazzo mette radici negli Stati Uniti, costruisce una carriera, si sposa con una donna americana… di solito resta lì. Invece un giorno mi ha detto: “Papà, torno.” E ha portato con sé sua moglie, che ormai è parte della nostra famiglia. Matteo è un ingegnere, ma soprattutto è un cittadino del mondo. Ha studiato tre anni a Bologna, poi due a Boston. Ha lavorato quattro anni a Miami, poi tre a New York. Ha respirato culture aziendali diverse, ha visto come si lavora in contesti che ti mettono alla prova ogni giorno. E tutto questo lo ha portato qui, con una visione internazionale che per noi è preziosa.
Non mi dice cosa fare… ma ci manca poco. E questa cosa mi fa sorridere, perché vedo in lui quella sicurezza che io alla sua età non avevo. È curioso, veloce, diretto. Per me è una grande soddisfazione vederlo crescere dentro l’azienda: non perché debba “prendere il mio posto”, ma perché sta trovando il suo.

City Life – LIBESKIND TOWER PWC – Archivio Focchi Group
10. Che ruolo ha l’essere umano nell’innovazione tecnologica?
L’innovazione nasce dalle persone. Ogni progetto richiede qualcosa di nuovo. L’importante è creare un ambiente dove non si ha paura di sbagliare.
11. Che cosa vedi nei giovani imprenditori di oggi?
Vedo più coraggio. Oggi c’è più voglia di mettersi in proprio rispetto a vent’anni fa.
12. Qual è il coraggio che serve per trasformare un’idea in impresa?
Serve accettare il rischio e coltivare la speranza. In Italia la paura di sbagliare è forte, ma va superata.
13. Quanto conta l’errore nel percorso di crescita?
Non bisogna averne paura. Fa parte del cammino.
14. Come può il territorio trattenere i talenti?
Servono più spazi: incubatori, co-working, luoghi dove provare e sbagliare. Bisogna fare di più.

LIBESKIND – TOWER – PWC – Elaborazione di ©GrazianoVilla
15. Perché credi così tanto nell’ incubatore di start up ‘Nuove Idee Nuove Imprese’?
Perché in 25 anni ha generato più di cento imprese. Non tutte ce l’hanno fatta, ma molte sono ripartite. È un motore di imprenditorialità.
16. Come riconosci la scintilla in un giovane?
Dallo sguardo. L’entusiasmo vale più dell’idea. Io stesso, a 29 anni, ho detto: tre anni per salvare la Focchi o torno alla medicina. La Focchi si è ripresa.
17. Qual è la responsabilità di un imprenditore verso i giovani?
Mostrare che l’impresa è interessante. E aiutare i giovani a scegliere l’azienda giusta. Oggi sono le aziende a dover attrarre le persone.
18. Come immagini il futuro del lavoro per i giovani?
Spero trovino soddisfazione, divertimento e un buon gruppo. Il clima interno è decisivo.

Citywave_02 – Archivio Focchi Group
19. Che cosa significa per te passare il testimone?
Avere qualcuno della famiglia in azienda è una garanzia per tutti. Ma il passaggio generazionale riguarda anche i dirigenti. È un processo collettivo.
20. Qual è il sogno che vorresti vedere realizzato da un giovane della nostra terra?
Mi piacerebbe vedere nascere qui una grande impresa digitale o di intelligenza artificiale. Qualcosa che traini un ecosistema, come YOOX fece a Bologna.
21. Tra i vostri progetti nel mondo, quale ti è rimasto nel cuore?
La Haas House, a Vienna. Un progetto del 1988, ormai “vecchio” rispetto alle dimensioni dei lavori che facciamo oggi, ma per me ha un valore enorme. Era l’inizio della mia carriera e rappresenta una svolta tecnica e culturale. Era uno dei primi edifici con facciate a silicone strutturale, cioè facciate incollate. All’epoca era una rivoluzione: un palazzo tutto vetro con inserti di pietra, davanti alla Cattedrale trecentesca di Vienna.

HAAS HAUS -Vienna – Archivio Focchi Group
E l’architetto, Hans Hollein, era un personaggio straordinario: forse meno noto al grande pubblico rispetto a Renzo Piano, ma un vero caposaldo dell’architettura del Novecento. Aveva una visione radicale, e non era facile da gestire. Però era amico del sindaco di Vienna, e grazie a quella relazione riuscì a far approvare un progetto che molti consideravano quasi un sacrilegio. Anni dopo, abbiamo organizzato una conferenza con trenta architetti italiani. Hollein ci portò lì, in quella piazza, e per quattro ore spiegò edificio per edificio: dal Trecento della cattedrale ai palazzi barocchi, ottocenteschi, modernisti. Alla fine disse una frase che non ho mai dimenticato: “Scusate, io cosa dovevo fare? Io uso i materiali del mio secolo.”
Ecco perché la Haas House mi è rimasta nel cuore: è un pezzo della mia storia e un pezzo della storia dell’architettura contemporanea.
22. Che cosa vorresti dire a Matteo, oggi?
Vorrei che il piacere fosse più del peso. Che la soddisfazione compensi la responsabilità, perché questo lavoro può essere bellissimo, ma a volte sa essere anche molto esigente. Ecco, Francesca: a Matteo vorrei dire questo. Che nella vita e nel lavoro troverà momenti intensi, bellissimi, e altri più pesanti. E che non deve avere paura, ogni tanto, di “andare a letto presto”: di prendersi un tempo, di respirare, di non farsi schiacciare dal ruolo. Perché la responsabilità è grande, ma la vita deve restare più grande ancora.
Conclusione
“Il futuro ha bisogno di costruttori silenziosi”
In un tempo che confonde il rumore con il valore, Maurizio Focchi rappresenta una rarità: un imprenditore che non cerca la scena, ma la sostanza. La sua storia ci ricorda che l’innovazione non è un atto di rottura, ma un atto di continuità: si eredita, si trasforma, si restituisce.
Da Poggio Torriana a Manhattan, da Rimini a CityLife, la sua traiettoria è un invito a credere che anche da un piccolo paese può nascere un’idea capace di cambiare il mondo.
Maurizio Focchi – BIO
Maurizio Focchi nasce a Rimini il 1 marzo 1953, e da Rimini non si è mai davvero allontanato, anche quando il mondo bussava alla sua porta. Dopo il Liceo Einstein, si laurea in Medicina e Chirurgia a Bologna nel 1978, ma già nel 1977 sente che la sua vocazione sta altrove: frequenta un master in economia aziendale al C.E.S.A. di Bologna, poi entra in Cegos Milano, dove impara la grammatica del management.
Nel 1982 rientra nell’azienda fondata nel 1914 dal nonno Giuseppe e guidata dal padre Ugo. Da piccola bottega artigiana, la Focchi diventa sotto la sua guida un laboratorio internazionale di innovazione, un’eccellenza italiana capace di dialogare con architetti come Renzo Piano, Isozaki, Gregotti, Fuksas, Libeskind.
Oggi nell’ azienda lavorano 400 persone, tra Rimini, Londra e New York e, tra loro, 120 sono giovani sotto i 30 anni.
Ha firmato gli involucri vetrati di edifici iconici nel Regno Unito — Regent’s Place, Angel Court, 4 Pancras Square, Owen Street, — e negli Stati Uniti, come la torre del Manhattanville Campus della Columbia University.
Nel 2024 il gruppo ha raggiunto 180 milioni di euro di fatturato.
Il progetto simbolo?
CityWave, a CityLife Milano: un’onda architettonica con il più grande tetto fotovoltaico urbano della città, firmata BIG – Bjarke Ingels Group.
Accanto all’impresa, c’è l’impegno civile: Fondatore di Cittadinanza Onlus, attiva in India, Serbia, Albania, Kenia, Panama – Collaboratore dell’OMS per la salute mentale.
Un uomo che ha portato la Romagna nel mondo senza mai perdere la sua misura, la sua discrezione, la sua etica.
Francesca Fabbri Fellini & Graziano Villa – BIO
Francesca e Graziano: due “Life Travellers”, due esploratori instancabili in viaggio continuo alla ricerca della Bellezza e della Bontà nel mondo. Raccontano ciò che incontrano — persone, luoghi, natura — con uno sguardo curioso e incantato, guidati dalla meraviglia e da quella parte infantile che custodiscono gelosamente dentro di sé.
🎤 Francesca mette a frutto la sua lunga esperienza da giornalista nei principali network radio-televisivi, trasformandola in una sorta di “bastone da rabdomante” capace di intercettare con sensibilità storie, volti e tematiche che meritano di essere raccontati. Le sue interviste si concretizzano in testi e video straordinari — così dicono di lei — capaci di emozionare e far riflettere.
📸 Graziano, con decenni di esperienza nella fotografia professionale — ritratto, reportage, still life, moda — cattura l’anima dei personaggi e dei contesti con immagini evocative, poetiche e potenti. Ogni scatto è il riflesso della passione con cui interpreta il mondo.
✨ Insieme, formano un duo vibrante e complementare, sempre alla ricerca di storie che sappiano dare emozioni.

Graziano Villa e Francesca Fabbri Fellini – ©GrazianoVilla – Timbavati National Park – Southafrica



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