Claudio Barontini è uno dei fotografi italiani che meglio ha saputo trasformare il ritratto in un territorio di confine tra cronaca, costume e memoria. La sua carriera nasce però lontano dalla fotografia: negli anni Settanta è bassista nell’orchestra di Milva, con cui calca palchi internazionali, dal Madison Square Garden alle tournée europee. È durante quei viaggi che, su suggerimento del padre pittore, inizia a fotografare. Un gesto semplice che diventa presto un linguaggio professionale.

Dopo l’esperienza musicale, Barontini approda al fotogiornalismo collaborando con L’Europeo e con diverse testate del gruppo Mondadori, entrando nelle case e nelle vite di personaggi che hanno segnato la cultura italiana e internazionale: dalla famiglia Agnelli a Carlo d’Inghilterra, da Sophia Loren a Patti Smith, da Zeffirelli a De Niro. Il suo lavoro si distingue per la capacità di muoversi in contesti privati con discrezione, costruendo immagini che raccontano più di quanto mostrano.

Oggi Barontini è autore di una ventina di libri fotografici, protagonista di mostre in sedi istituzionali e al centro di un documentario dedicato alla sua collaborazione con Lindsay Kemp. Continua a lavorare su progetti personali e a rispondere alle chiamate delle redazioni con cui ha condiviso gli anni d’oro del fotogiornalismo. La prossima esposizione, prevista a Lucca nel 2026, sarà curata da sua figlia Alice Barontini.

Questa intervista ripercorre il suo percorso: dagli esordi nella musica ai grandi ritratti, dagli aneddoti di una carriera costruita sul campo alle trasformazioni di un mestiere che, come lui stesso racconta, non è più quello di una volta.

Graziano Villa

Nel suo libro “Ritratti & aneddoti”, pubblicato nel 2025, Claudio Barontini raccoglie i ritratti di numerosi personaggi internazionali, intrecciandoli con ricordi personali e aneddoti legati alla sua esperienza nel mondo della fotografia. In questa conversazione ripercorre le tappe della sua carriera, dagli esordi nella musica fino alla fotografia, raccontando gli incontri che hanno segnato il suo percorso.

Come è iniziata la tua passione per la fotografia?

22-08-1973. Claudio Barontini versione bassista con Milva, durante un concerto alla Bussola di Sergio Bernardini a Focette

La mia passione per la fotografia nasce all’interno di un percorso che, in origine, era completamente musicale. All’inizio degli anni Settanta iniziai a frequentare un gruppo di amici musicisti e formammo un complessino, una band. Con un semplice sorteggio vennero assegnati gli strumenti mancanti: a me toccò il basso. E quella scelta casuale, col senno di poi, si rivelò decisiva. Dopo neanche tre anni di studio del basso e del contrabbasso, anche al Conservatorio, arrivò una svolta inaspettata: il gruppo che accompagnava la cantante Milva mi propose un provino. Lo superai ed entrai nella formazione. Per oltre otto anni ho suonato con lei, partecipando a più di cinquecento concerti in tutto il mondo, compreso il Madison Square Garden di New York. È proprio durante quelle tournée che ho iniziato ad avvicinarmi alla fotografia. Fu mio padre, Piero, pittore, a suggerirmi di portare sempre con me una macchina fotografica: «Fotografa i posti belli, così, quando torni a casa, ci fai vedere dove sei stato». Quel consiglio, semplice ma decisivo, ha cambiato il mio modo di osservare il mondo. All’inizio fotografavo tutto ciò che mi sembrava bello, cercando di raccontare i luoghi che visitavo nei momenti liberi tra prove e concerti. Le prime macchine che ho utilizzato sono state una Zenit E, poi una Pentax Spotmatic F e infine una Nikon F2 Photomic. Ero l’unico musicista a portare sempre con sé una fotocamera, anche sul palco. Quando avevo cinque minuti liberi scattavo: era diventato un gesto naturale, quasi istintivo. Conclusa l’esperienza con Milva, l’impresario Elio Gigante mi propose nuove collaborazioni e anche la possibilità di trasferirmi a Milano per lavorare come turnista presso la casa discografica Ricordi. Dopo un periodo di riflessione, scelsi progressivamente di lasciare la musica per dedicarmi alla fotografia. È stata una transizione naturale, più che una rottura. Ho iniziato così a collaborare come freelance con L’Europeo, dando avvio a un percorso che mi ha portato, negli anni, a lavorare con diverse testate, tra cui Progetto di Noi di Mondadori, del quale, come collaboratore esterno, realizzai i numeri zero. Da quell’esperienza sarebbe poi nato il magazine Chi, diretto da Silvana Giacobini.

1995, Clara Agnelli – © Claudio Barontini

2002, Re Carlo III d’Inghilterra – © Claudio Barontini

Da lì è iniziata un’intensa attività di ritrattistica e di servizi fotografici. Molti di questi lavori sono stati realizzati nelle case dei protagonisti, permettendomi di entrare, almeno per qualche ora, nella loro quotidianità. Nel corso degli anni ho avuto l’opportunità di ritrarre i componenti della famiglia Agnelli, Carlo d’Inghilterra (oggi re Carlo III), Franco Zeffirelli, Patti Smith, Roberto Cavalli, i Pooh e moltissimi altri. È proprio quel rapporto diretto, spesso vissuto in contesti privati, che nel tempo ha definito il mio modo di osservare e raccontare le persone attraverso la fotografia.

 E la musica, suoni ancora?

Nel 2024, dopo oltre quarant’anni di lontananza dalla scena musicale dal vivo, ho ripreso in mano il basso grazie a tre musicisti livornesi. Abbiamo suonato a Liverpool in sei concerti, esibendoci in luoghi simbolo della storia dei Beatles: il Cavern Club, Penny Lane, Strawberry Field e il LIPA, l’istituto fondato da Paul McCartney. Quando mi è stata proposta questa esperienza, la mia prima reazione è stata di incredulità. Poi è bastato sentire nominare il Cavern Club per farmi cambiare idea. In fondo, poter dire di aver suonato al Madison Square Garden con Milva e al Cavern Club di Liverpool è un privilegio che appartiene veramente a pochi. Naturalmente, adesso ho di nuovo appeso il basso al chiodo.

 Ricordi il primo personaggio famoso che hai ritratto?

Come no. La prima persona famosa che si è messa in posa per me è stata proprio Milva. All’epoca non immaginavo ancora che un giorno sarei diventato un fotografo professionista. Era il 1978, avevo ventiquattro anni e suonavo il basso nella sua orchestra. Durante una tournée in Jugoslavia, la Logan, azienda produttrice di tastiere elettroniche che riproducevano fedelmente il suono dei violini, contattò il nostro gruppo proponendoci uno scambio: una fotografia di Milva accanto allo strumento in cambio della tastiera, che avremmo ricevuto gratuitamente. Informammo Milva e lei, senza alcuna esitazione, accettò con grande disponibilità. Si voltò verso di noi e chiese chi avrebbe scattato la fotografia. Tutti i componenti dell’orchestra, all’unisono, indicarono me.

1978, Milva – Questo è il mio primo ritratto a un personaggio famoso. All’epoca non sapevo ancora che un giorno sarei diventato un fotografo professionista – © Claudio Barontini

2015, Patti Smith – © Claudio Barontini

Restando nel mondo della musica, hai ritratto molti artisti. Ce ne fai qualche nome?

Sì, ho avuto l’occasione di fotografare molti cantanti e musicisti: Patti Smith, Patty Pravo, i Pooh, Robin Gibb dei Bee Gees, John Legend, Benny Golson, Ron Carter e moltissimi altri.

 Anche nel cinema hai fotografato numerosi attori internazionali. C’è qualche aneddoto che ricordi con particolare piacere?

Claudio Barontini con Robert De Niro alla festa esclusiva per il 60º compleanno dell’attore, 17 agosto 2003.

Ho avuto l’opportunità di ritrarre Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Sylvester Stallone, Vittorio Gassman, Liv Ullmann, Michèle Mercier, Susan Sarandon e tanti altri. Tra questi, conservo un ricordo particolarmente divertente legato a Robert De Niro. Un giorno mi chiamò un amico e mi chiese: «Stasera sei libero per una festa di compleanno?». Lo ringraziai e gli risposi: «Guarda che io non faccio quel tipo di servizi…». Ma lui mi interruppe subito: «Non hai capito. È il compleanno di Robert De Niro e manca il fotografo». «De Niro? Per De Niro farei anche le foto di un battesimo!» Così quella sera mi ritrovai a fotografare i sessant’anni di uno degli attori che ho sempre amato di più. E non finì lì: a un certo punto fu proprio lui a chiedermi una foto insieme, con il “paparazzo” italiano.

 Ho visto che su Prime Video è in programma un documentario dedicato a te e a Lindsay Kemp.

Sì. Lindsay Kemp Claudio Barontini (noto anche come Kemp-Barontini: Drawings and Pictures) è un art documentary del 2020 diretto dalla regista fiorentina Cristiana Cerrini. Il film racconta la collaborazione artistica tra il mimo e coreografo britannico Lindsay Kemp e me, documentando il progetto esposto al CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea. Il testo critico della mostra è di Vittorio Sgarbi. Il documentario è stato prodotto da Lucia Manganaro Morelli e distribuito da una casa di distribuzione londinese.

2017, Lindsay Kemp – © Claudio Barontini

 E con Pietro Cascella?

Con Pietro Cascella, uno dei maggiori scultori del Novecento, ho condiviso un intenso periodo di amicizia e collaborazione artistica dal 1994 fino alla sua scomparsa nel 2008. Nel 2013 gli ho dedicato il libro fotografico Pietro Cascella fotografato da Claudio Barontini. La presenza e l’assenza, che raccoglie oltre sessanta scatti intimi e inediti.

2005, Pietro Cascella – © Claudio Barontini

Vedo che hai pubblicato diversi libri fotografici.

Sì, una ventina in totale, tra libri fotografici dedicati a New York, Matera, le Cinque Terre e Ritratti & aneddoti, e cataloghi di mostre.

Chi è il fotografo che preferisci e che ti ha trasmesso di più?

Può sembrare una risposta scontata, ma direi Henri Cartier-Bresson ed Eugene Smith. Mi piacciono le fotografie vere, quelle che raccontano qualcosa di reale. Per l’ironia Eliot Erwitt

Collabori ancora con le riviste?

Sì, diciamo di sì. Anche se oggi non rappresentano più la mia priorità, ma se qualche direttore, che è anche un amico, mi chiama per un servizio, rispondo volentieri. Ho ricevuto alcune proposte e le ho accettate, non tanto per il compenso che oggi un settimanale può offrire, quanto per riconoscenza verso le persone con cui ho collaborato nel corso della mia carriera. Purtroppo questo mestiere è cambiato profondamente e, per certi aspetti, è finito. Oggi un fotografo freelance non può più permettersi di viaggiare per il mondo senza una solida sicurezza economica.

1992, Mario Soldati – © Claudio Barontini

Questa è una foto a cui tengo in modo particolare: un ritratto/autoritratto con lo scrittore, regista e sceneggiatore Mario Soldati. Lo incontrai nella sua villa affacciata sul mare e, dopo pochi scatti, fu lui a propormi: «Fotografi solo me? Dai, facciamoci una foto insieme». Visto che in casa eravamo solo noi due, mi inventai questo scatto davanti a uno specchio trittico con me al centro e Soldati ritratto da una prospettiva che lo inquadrava a 360 gradi.

2018, Benny Golson – © Claudio Barontini

Un tempo si poteva partire di propria iniziativa, magari trascorrere una settimana a Parigi oppure a  New York per seguire una notizia o un personaggio, e al ritorno si era quasi certi di riuscire a vendere il servizio, coprire le spese e ottenere anche un buon guadagno. Oggi non è più così. Per fortuna ho avuto la possibilità, come tanti fotografi della mia generazione, di vivere quegli anni davvero magici.

Franco Zeffirelli   –    Vittorio Gassman  –   Mario Monicelli – © Claudio Barontini

E le mostre?

In media ne realizzo due all’anno. Non riesco a farne molte di più, perché preferisco curare ogni dettaglio e lavorare in sedi istituzionali come musei, pinacoteche e gallerie pubbliche. Quando accetto un invito a esporre, pretendo sempre la massima qualità. La prossima mostra sarà a Lucca, al Palazzo delle Esposizioni, dal 29 agosto al 26 settembre 2026, promossa dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca e da Fondazione Lucca Sviluppo. Sono particolarmente contento perché, per la prima volta, una mia esposizione  sarà curata da mia figlia Alice Barontini, giornalista specializzata nel mondo dell’arte.

Roberto Cavalli  –  Bud Spencer  –  Liv Ulmann – © Claudio Barontini

Immagini dai libri “MATERA” e “NEW YORK” – © Claudio Barontini

Claudio Barontini con il suo libro “Ritratti & Aneddoti”

Francesca Fabbri Fellini & Graziano Villa – BIO

Francesca e Graziano: due “Life Travellers”, due esploratori instancabili in viaggio continuo alla ricerca della Bellezza e della Bontà nel mondo. Raccontano ciò che incontrano — persone, luoghi, natura — con uno sguardo curioso e incantato, guidati dalla meraviglia e da quella parte infantile che custodiscono gelosamente dentro di sé.

🎤 Francesca mette a frutto la sua lunga esperienza da giornalista nei principali network radio-televisivi, trasformandola in una sorta di “bastone da rabdomante” capace di intercettare con sensibilità storie, volti e tematiche che meritano di essere raccontati. Le sue interviste si concretizzano in testi e video straordinari — così dicono di lei — capaci di emozionare e far riflettere.

📸 Graziano, con decenni di esperienza nella fotografia professionale — ritratto, reportage, still life, moda — cattura l’anima dei personaggi e dei contesti con immagini evocative, poetiche e potenti. Ogni scatto è il riflesso della passione con cui interpreta il mondo.

Insieme, formano un duo vibrante e complementare, sempre alla ricerca di storie che sappiano dare emozioni.

Graziano Villa e Francesca Fabbri Fellini – ©GrazianoVilla – Timbavati National Park – Southafrica