Alessandro Sugar – ©GrazianoVilla

Testo di Francesca Fabbri Fellini – Ritratti di Graziano Villa

Ci sono giovani che sembrano appartenere a un tempo più grande di loro. Non per nostalgia, ma per visione. Alessandro Sugar, 26 anni, 1 metro e 92 di discrezione e determinazione, è uno di questi.

Cresciuto in una famiglia dove la musica non è mai stata un mestiere, ma un destino culturale — dal bisnonno Ladislao Sugar, fondatore della musica leggera italiana, alla nonna Caterina Caselli, icona che ha attraversato generazioni — Alessandro oggi guida CAM Sugar, il più vasto catalogo al mondo di colonne sonore del Cinema Italiano: 2500.

Non un “nepo baby”, ma un custode contemporaneo: uno che scava, restaura, rilancia. Uno che dialoga con Tarantino e con i produttori ventenni di Los Angeles, con la stessa naturalezza con cui ascolta un vinile di Morricone in un ufficio della Galleria del Corso.

Con lui abbiamo parlato di memoria, futuro, IA, cinema, e di quella musica che continua a vibrare anche quando il film è finito.


1. Radici familiari

Alessandro, tu sei cresciuto in una casa dove la musica non era un sottofondo, ma una presenza. Qual è il primo ricordo sonoro che senti davvero tuo, non ereditato?

Non ho un ricordo preciso legato a una singola canzone, però mi tornano in mente momenti molto vivi, io e mia sorella da piccoli che giravamo vicino allo studio di registrazione nella casa di campagna, e sentivamo la musica arrivare da lì. Col tempo quella curiosità è diventata una passione sempre più mia, anche grazie agli ascolti che mi hanno suggerito i nonni, i miei genitori e i miei fratelli.

2. Eredità e responsabilità

Porti un cognome che pesa e illumina allo stesso tempo. Quando hai capito che non era un destino da subire, ma una strada da scegliere?

Finita l’università ho deciso di tornare a Milano con l’idea di dare un contributo alla realtà di famiglia. Poco dopo, durante un viaggio a Los Angeles con mia sorella e alcuni colleghi di CAM Sugar, ho capito quanto mi sarebbe piaciuto dedicare tempo ed energie a valorizzare questo patrimonio di colonne sonore, in Italia e all’estero, cercando di far dialogare questa musica con il presente.

3. CAM Sugar oggi

CAM Sugar è un archivio, un laboratorio, un universo. Se dovessi raccontarlo a un ragazzo di vent’anni che non ha mai sentito parlare di Morricone o Rota, da dove partiresti?

È proprio così, CAM è un universo a sé, il riflesso di un’Italia e di un’epoca che probabilmente non torneranno più. È un catalogo storico di colonne sonore italiane e francesi, nato in gran parte durante il boom economico del dopoguerra, un periodo in cui la produzione musicale e cinematografica era incredibilmente fertile. Rappresenta il meglio di quegli anni, quando creatività e maestria non avevano confini. A un ventenne lo racconterei come una testimonianza viva di un’Italia che non esiste più, ma da cui si può ancora imparare tantissimo.

4. Il lavoro sul catalogo

Restaurare, digitalizzare, riportare alla luce: sembra quasi un lavoro da archeologo. Qual è stata la scoperta che ti ha emozionato di più?

Una delle scoperte più emozionanti recenti sono state sette tracce inedite di Piero Umiliani con Chet Baker per la colonna sonora di Smog del 1962 di Gianfranco Rossi. È stata una scoperta bellissima, che ci ha portato a realizzare un vinile dedicato e a celebrare nel modo migliore il centenario di un grande maestro come Umiliani.

5. Giovani produttori e campionamenti

Oggi artisti internazionali campionano musiche italiane degli anni ’60 e ’70. Secondo te cosa trovano lì che la musica contemporanea non offre più?

Credo che molti artisti cerchino un elemento sonoro capace di dare profondità e valore al loro lavoro, e non c’è modo migliore che attingere alla musica di grandi compositori degli anni Sessanta e Settanta. Va anche ricordato che dietro quelle colonne sonore non c’erano solo compositori straordinari, ma anche musicisti e session men incredibili, che hanno contribuito in modo decisivo a creare un suono ancora oggi riconoscibile.

6. SLAM Festival: Festival internazionale delle colonne sonore

SLAM è un festival giovane, ma già con un’identità fortissima. Qual è la visione che ti guida nella sua direzione artistica?

Per questa edizione di SLAM (Milano 11-13 dicembre) abbiamo voluto mettere in dialogo, più che mai, le figure creative contemporanee con l’archivio CAM e la musica dei nostri compositori. Grazie al lavoro di restauro, al recupero di materiali inediti e al rapporto con le famiglie dei compositori, possiamo entrare davvero nel processo creativo di questi autori. Partendo da questo, abbiamo coinvolto artisti, registi e professionisti di oggi non solo per esibirsi, ma anche per confrontare il loro modo di lavorare con quello dei grandi compositori italiani e francesi del passato. L’immagine della locandina di questa seconda edizione, concessa gentilmente da te Francesca, racconta perfettamente questa idea, rende omaggio al legame tra musica e cinema e mostra quanto certe figure restino contemporanee, senza tempo. Siamo onorati di avere la possibilità di utilizzare il disegno di tuo Zio Federico Fellini come immagine del nostro festival e ringraziamo te e tutte le persone che hanno reso possibile tutto questo.

7. Cinema e IA

L’intelligenza artificiale entra nel restauro, nella separazione delle tracce, nella divulgazione. Per te è più un alleato o una sfida?

Come in tutte le rivoluzioni tecnologiche ci saranno delle sfide, ma soprattutto strumenti molto utili. Di recente stiamo iniziando a usare l’intelligenza artificiale per metadatare e tracciare il repertorio CAM, che è vastissimo e in continuo aggiornamento. Questo ci permette di conoscere meglio la musica e approfondire ancora di più il catalogo.

8. La Nonna Caterina

Caterina Caselli è un’icona nazionale, ma per te è stata una nonna. Qual è il gesto, non la canzone, che ti porti dietro?

Ci sono tanti gesti che porto con me, ma uno a cui sono particolarmente legato è quando andavamo al cinema insieme, io, mio fratello, mia sorella e lei, il sabato pomeriggio dopo pranzo. Oppure quando da piccoli, a tavola, ci mettevamo a suonare con le posate insieme a lei.

9. Il tuo sguardo sul cinema

Se dovessi scegliere tre film che hanno costruito il tuo modo di vedere il mondo, quali sarebbero?

di tuo Zio Federico Fellini, Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula e La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo.

10. Il futuro della musica da film

Le colonne sonore stanno vivendo una nuova stagione di culto. Secondo te dove stiamo andando? E quale ruolo avrà CAM Sugar in questo viaggio?

È affascinante vedere emergere tanti giovani compositori e, allo stesso tempo, sempre più registi che si avvicinano alla composizione. È un punto d’incontro molto interessante. CAM Sugar deve continuare a valorizzare il proprio catalogo, riportando alla luce una grande parte di repertorio ancora inedito, e in futuro consolidare il lavoro anche su colonne sonore contemporanee, magari aprendosi sempre di più anche a produzioni non italiane.

11. Ti lascio con un’ultima immagine: se potessi scegliere una sola scena – una soltanto – in cui far risuonare oggi una musica del catalogo CAM, quale sarebbe? E perché proprio quella?

Non ho una scena precisa in mente, ma mi piacerebbe che la musica di CAM venisse scelta da un giovane regista italiano del futuro, qualcuno capace di darle un nuovo contesto e una nuova vita.

Alessandro Sugar – ©GrazianoVilla

CHIUSURA

Alla fine della nostra conversazione con Alessandro, mi è sembrato di vedere una scena: una stanza piena di bobine, un giovane che le sfiora come fossero conchiglie raccolte sulla spiaggia, e la musica che arriva da lontano, come un ricordo che non vuole essere ricordato ma vissuto di nuovo. C’è qualcosa di profondamente felliniano nel suo modo di stare al mondo: quella grazia un po’ laterale, quel pudore luminoso di chi non si mette al centro, ma tiene accesa la lampada per gli altri.

Ascoltandolo, ho capito che la memoria non è un archivio, ma una creatura: respira, cambia, chiede di essere accompagnata. E lui lo fa con una delicatezza rara, con la stessa attenzione con cui si ascolta un’orchestra che accorda gli strumenti prima del ciak.

Forse è questo il segreto: non custodire il passato, ma lasciarlo camminare.

E mentre CAM Sugar continua a far vibrare un’Italia che non smette di sognare, è bello sapere che ci sono giovani capaci di trasformare un catalogo in un viaggio, una colonna sonora in un destino, un’eredità in un gesto d’amore.

Perché, in fondo, la musica — come il cinema — non appartiene al tempo, appartiene a chi la sa ascoltare.

Filippo, Nicola e Alessandro Sugar con Francesca Fabbri Fellini e Penny

Francesca Fabbri Fellini & Graziano Villa – BIO

Francesca e Graziano: due “Life Travellers”, due esploratori instancabili in viaggio continuo alla ricerca della Bellezza e della Bontà nel mondo. Raccontano ciò che incontrano — persone, luoghi, natura — con uno sguardo curioso e incantato, guidati dalla meraviglia e da quella parte infantile che custodiscono gelosamente dentro di sé.

🎤 Francesca mette a frutto la sua lunga esperienza da giornalista nei principali network radio-televisivi, trasformandola in una sorta di “bastone da rabdomante” capace di intercettare con sensibilità storie, volti e tematiche che meritano di essere raccontati. Le sue interviste si concretizzano in testi e video straordinari — così dicono di lei — capaci di emozionare e far riflettere.

📸 Graziano, con decenni di esperienza nella fotografia professionale — ritratto, reportage, still life, moda — cattura l’anima dei personaggi e dei contesti con immagini evocative, poetiche e potenti. Ogni scatto è il riflesso della passione con cui interpreta il mondo.

Insieme, formano un duo vibrante e complementare, sempre alla ricerca di storie che sappiano dare emozioni.

Graziano Villa e Francesca Fabbri Fellini – ©GrazianoVilla – Timbavati National Park – Southafrica