LA MASSIMA ESPRESSIONE DELL’ELEGANZA IN UN DIALOGO CON L’ARTE CHE SA DI ETERNITA’
Testo e foto di Veronica Crescente
Ho sempre pensato che giocare di sottrazione sia un valido esercizio di stile, quello che definirei eleganza. Un termine oggi spesso abusato e altrettanto spesso usato a sproposito. Come capita a troppe parole della nostra lingua: si sentono più e più volte e quindi si ripetono senza talvolta conoscerne il vero significato e il contesto nel quale risulterebbero adatte sulla scorta di un tristissimo “lo dicono tutti” che, al pari del “lo fanno tutti”, getta luce su una cieca tendenza al conformismo che, altrettanto a sproposito, viene definita moda.

C’è un nome, però, che ha saputo, a mio avviso, meglio di chiunque altro, interpretare e restituire al mondo, il vero significato di questi tre termini: stile, eleganza e moda, Giorgio Armani.
Una suggestione nata in me spontaneamente nel tempo e che si è fatta viva certezza in occasione della mia visita alla mostra “Giorgio Armani – Milano per Amore” ospitata nella suggestiva cornice della Pinacoteca di Brera, nel quartiere che lui stesso aveva scelto per vivere e per lavorare.

Esposte oltre centoventi creazioni di Giorgio Armani, in un dialogo intenso ma mai eccessivo, misurato e potente nello stesso tempo, con i capolavori del museo milanese: un parallelismo che non stona; di fatto il visitatore si trova di fronte a due espressioni di pura arte anche se espressa con strumenti diversi. Il risultato di questo connubio, però, è sempre la bellezza nella sua forma più pura.

In una danza tra moda e arte che attraversa luci e ombre, materia e proporzione, silenzio e intensità cromatica e che avvicina il nome di Armani a quello dei grandi maestri Antonio Canova, Giovanni Bellini, Raffaello Sanzio, Caravaggio, Giambattista Tiepolo e Francesco Hayez. La selezione proviene da ARMANI/Archivio, che preserva e valorizza la visione di Giorgio Armani: un dizionario concettuale che racconta e definisce cinquant’anni di creatività, coerenza ed evoluzione, evidenziando il ruolo della moda nella costruzione e nella trasformazione degli immaginari estetici e culturali.
Ho parlato di moda, penso che l’eredità più grande lasciata da una figura come Giorgio Armani sia insita nel senso stesso di fare moda, fondato su un mai venuto meno equilibrio tra etica ed estetica, tanto che il concetto stesso di “moda” appunto travalica i confini dell’abbigliamento e diventa stile modellando l’umano approccio alla quotidianità.

Mi scuserete se prendo in prestito una frase di un’altra illustre rappresentante della moda, Coco Chanel la quale non a caso diceva: “La moda passa, lo stile resta”, mai frase fu più calzante anche nel caso di Armani.

Visitando le varie sale e ripercorrendo, attraverso gli abiti, interi decenni della sua attività creativa, la sensazione che ho avuto è che il tempo raccontato attraverso le stoffe sia stato in grado di trascendere il reale scorrere inesorabile degli anni, tanto che, per esempio, un suo abito degli anni Novanta profuma ancora di attualità perché a parlare è, appunto, lo stile.
In questo modo Armani non solo ha scritto una tra le più importanti pagine della storia della moda mondiale, una storia che è nata in Italia e della quale siamo estremamente orgogliosi, ma indirettamente, attraverso i suoi abiti, ha raccontato di uno stile che non invecchia mai. Lui stesso, del resto, diceva: “«Lo stile è eleganza, non stravaganza. L’importante non è farsi notare, ma ricordare”.
Giorgio Armani nasce a Piacenza nel 1934 e costruisce, con disciplina quasi cinematografica, uno dei linguaggi estetici più riconoscibili del Novecento. Dopo un primo percorso in medicina, presto abbandonato, muove i primi passi nel mondo della moda come vetrinista e poi designer, affinando uno sguardo capace di coniugare rigore e sensibilità. Nel 1975 fonda la sua maison insieme a Sergio Galeotti, imponendo una rivoluzione silenziosa: destruttura la giacca, alleggerisce le forme, ridefinisce il guardaroba maschile e femminile liberandolo da rigidità superflue.
Il suo stile — essenziale, sofisticato, senza tempo — diventa sinonimo di eleganza moderna, attraversando moda, cinema e cultura visiva. Non è un caso che il suo nome si leghi indissolubilmente anche al grande schermo: dagli anni Ottanta in poi veste attori e personaggi iconici, contribuendo a costruire un immaginario che dialoga idealmente con il racconto visivo del Novecento.
Negli anni, Armani si afferma non solo come stilista ma come vero e proprio regista dell’immagine: veste icone, definisce epoche, costruisce un impero globale mantenendo una coerenza rara. La sua estetica, fatta di rigore e sottrazione, riflette un’idea precisa di bellezza: mai gridata, sempre autorevole, profondamente contemporanea.
Ritratto a cura di ©Gianmarco Chieregato.
Veronica Crescente – BIO
Giornalista pubblicista, ha conseguito la laurea magistrale in Editoria e Giornalismo all’Università degli Studi di Verona discutendo la tesi “La donna nel cinema di Federico Fellini: musa tra sogno e realtà”. Attratta dalla parola scritta fin da quando sedeva sui banchi di scuola, considera foglio e penna dei formidabili compagni di viaggio. Non le piace fermarsi alla superficie, per questo ama cogliere l’essenza più vera delle persone e delle cose delle quali si circonda, convinta che non solo “la bellezza salverà il mondo” ma che anche la gentilezza disinteressata, la sana curiosità e un pizzico di Rock and Roll possano contribuire ampliamente alla causa.







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