Il pittore Giuliano Geleng, il più giovane dei due figli di Rinaldo, è scomparso a Roma nel marzo del 2020 all’età di 69 anni.

Ci ha lasciato un Amico.

Giuliano faceva parte con suo fratello Antonello e il padre Rinaldo,  dellapiccola equipe Geleng, come gli piaceva chiamarla, di pittori, ritrattisti e scenografi al servizio di Federico Fellini.

Mi fa piacere condividere con voi alcuni ricordi della sua collaborazione come pittore di scena e bozzettista di Federico, l’ultima volta che mi è venuto a trovare a Rimini nel 2016.

L’ “Amarcord” di Giuliano Geleng.

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Questa è il testo della lettera  che Federico scrisse a Giuliano Geleng invitandolo a disegnare la locandina di Amarcord

Roma, novembre 1973  

Caro Giuliano, Mi dicono che ieri sera c’eri anche tu alla proiezione e che il film ti è piaciuto molto. È ovvio che la cosa mi lascia completamente indifferente. Dimentica che hai visto il film e dimentica che ti è piaciuto. Pensa piuttosto che l’uscita di Amarcord è prevista tra un mese e si tratta quindi di farci venire qualche ideina per il manifesto perché i bozzetti che mi ha presentato la società distributrice sono da mandato di cattura per il presidente e per il capo dell’ufficio stampa. Tu hai qualche idea ? Ne dubito; comunque se ne hai scordatene. Chissà perché io penso a te invece di rivolgermi a un altro pittore!(a proposito non avresti qualche nome da propormi?)   Scherzi a parte, adesso non aspettarti che io mi metta a chiacchierare con te disquisendo, argomentando attorno ad Amarcord nel tentativo di approdare ad una suggestione grafica che lo presenti al pubblico in un modo esatto ed efficace. Comunque non agitarti, prendi carta e penna e segnati questi appunti, che sono rozzi approssimativi ma se dio vuole abbastanza confusi. Allora: il manifesto dovrebbe a colpo d’occhio sprigionare la lietezza squillante di una cartolina natalizia o meglio, pasquale; il colore dovrebbe essere netto, lucido, sonoro, insisto sulla sonorità; dal manifesto dovrebbe uscir fuori una specie di scampanio, di voci, di grida e aria e luce e vento. Non spaventarti. Preciso meglio la composizione: tutti i personaggi del film dovrebbero come affacciarsi dal manifesto, a fissare gli spettatori, quelli che passano per la strada. Dovrebbero, questi personaggi, essere come sorpresi in una immobilità sbigottita, amabile, riluttante e sfrontata, una specie di vecchia immagine indelebile e favolosa riflessa in uno specchio festoso, domenicale.   Si potrebbero riproporre le fattezze di ciascun personaggio secondo un nitido modulo naïf: ma un naïf rivisitato criticamente che dissimuli ma non troppo una citazione ironica e bonaria (in fondo questo mi sembra il segno più immediato per caratterizzare l’individualità esuberante stralunata e inconsapevole dei personaggi del mio film). Poi dietro di loro potrebbe aprirsi una vasta distesa con la campagna, la spiaggia, il mare, e tu, che ami tanto i maestri del surrealismo, potresti disseminare questa profondità celeste e luminosa di alcuni temi e situazioni del film: il Grand Hotel, il Rex, una tavolata nuziale, facendo attenzione però a conservare del surrealismo non la sua fraintesa vocazione al sovvertimento gratuito, ma badando a cavarne fuori uno dei suoi caratteri più autentici, e cioè la meraviglia, l’incanto liberatorio, quella leggerezza sognante, minacciosa…   Ciao, Giuliano, mettiti subito al lavoro con l’entusiasmo e l’impegno di sempre e vedrai che il primo bozzetto che farai sarà un disastro. Ma di bozzetti se ne può fare più d’uno e più d’uno sono i pittori che sanno fare bozzetti. Un’ultima cosa, questa davvero seria: non sarai pagato, ma, in compenso, tra un mese deve essere tutto pronto. Conto su di te. Chissà perché.   Un abbraccio affettuoso.

Federico Fellini  

Chi era Rinaldo Geleng il padre di Giuliano ?

Rinaldo Geleng aveva conosciuto Fellini a Roma nel 1939.

«Lo conobbi mentre andavamo tutti e due al “Marc’Aurelio” per tentare di piazzare qualche articoletto, qualche disegnino, qualche caricatura» raccontò Federico Fellini in un’ intervista a Costanzo Costantini.

Si incontrarono davanti alla vetrina di una rosticceria: entrambi squattrinati, guardavano un vassoio di supplì. 

Federico Fellini e Rinaldo Geleng

Ne nacque un’ amicizia che durò fino alla morte dello Zio Federico, avvenuta nel 1993.

«L’ossessione dei visi ha in qualche modo contrassegnato la carriera di entrambi – ricordava ancora Fellini –. Lui ha seguitato a trasferirla sulle tele del suo cavalletto ed io su quella dello schermo»

Rinaldo Geleng-Bozzetti preparatori del film i Clown di Fellini 1970

Federico ha fatto lavorare Rinaldo e suoi 2 figli in molti dei suoi film come pittori di scena e bozzettisti.

Rinaldo Geleng è stato uno dei più grandi ritrattisti contemporanei stimato a livello internazionale.

Nel suo studio a Roma, in via Capo le Case, sulla tela, con i  suoi pennelli ad olio, riusciva a catturare il carattere del personaggio.

La sua galleria dei volti noti comprendeva : oltre Federico Fellini e Giulietta Masina, Alberto Sordi, Gianni Agnelli e Donna Marella, Papa Giovanni Paolo II, Sofia Loren, Silvio Berlusconi, le sorelle Fendi, Giorgio Armani e tanti altri.

Federico Fellini ritratto di Rinaldo Geleng - 1988

Federico Fellini ritratto di Rinaldo Geleng – 1988

“Il più bello per me è questo ritratto dello zio Federico : è Magia allo stato puro ! “

Rinaldo, scomparso nel 2003 era coetaneo di Federico.

Otto Geleng

Dovete sapere che Rinaldo Geleng discendeva in maniera diretta, dal pittore prussiano Otto Gèleng (1843-1939), che inventò Taormina come località turistica.

Mi spiego meglio.

Tra i viaggiatori artisti che disegnarono il Teatro Greco Romano di Taormina con sullo sfondo l’Etna c’è anche  Otto Geleng un paesaggista, macchiaiolo moderno, meraviglioso. 

Ruins of Taormina by Otto Geleng

«Mi fece una grande impressione, non so dire quanto, e il nome di Taormina mi suonò tanto simpatico che internamente giurai, avendo la fortuna di tornare in Italia, di andare alla ricerca di Taormina».

Così si esprime nelle sue memorie il pittore Otto Geleng che arrivò a Taormina quando aveva solo vent’anni. Conobbe la nobildonna Filomena Zuccaro, che sposò a 22 anni e dalla quale ebbe 5 figli. Morì a 96 anni . Questo grande artista paesaggista, a Taormina divenne prosindaco, progettando le strade, le fognature, l’illuminazione e tutte le infrastrutture necessarie ad accogliere i viaggiatori, e distinguendosi per le sue capacità imprenditoriali con l’apertura dell’Hotel Timeo e del turismo taorminese.