Testo di Francesca Fabbri Fellini Foto di Graziano Villa

C’è un filo sottile che unisce la Romagna delle officine e quella dei sogni, la Romagna dei capannoni e quella dei set cinematografici. È lo stesso filo che ogni anno, con La Settima Arte – Cinema e Industria, tesse un progetto di condivisione, crescita culturale e sviluppo economico: un invito a conoscere, raccontare e vivere l’Industria del Cinema e del Fare Cinema in tutte le sue forme, dalle risorse umane alle competenze professionali, dalle visioni creative alle ricadute economiche sul territorio.

In questo crocevia di idee e di energie, dove la cultura incontra l’impresa e l’immaginazione diventa materia, incontriamo Mario Riciputi.

Nato a Cesena nel 1951, laureato in Economia e Commercio, imprenditore che ha attraversato fasi di costruzioni, crisi, accelerazioni e rinascite, oggi guida Confindustria Romagna nel suo decennale e due realtà che parlano di futuro: Ayrion Spa, nel mondo delle bioenergie, e Biosphere, nel cuore delle biotecnologie, con una nuova sede a Forlì che sembra già un avamposto del domani.

Riciputi arriva da quella Romagna che non ha mai smesso di credere che il lavoro sia un atto creativo e che l’impresa sia, in fondo, una forma di narrazione collettiva. E forse è proprio per questo che il suo sguardo si incrocia naturalmente con quello della Settima Arte: perché entrambi cercano di dare forma all’invisibile, di trasformare un’intuizione in un’opera, un’idea in un gesto concreto, un territorio in una comunità.

Oggi lo incontriamo per parlare di futuro, ma anche di fragilità, di visione, di responsabilità. Per capire cosa significa guidare un territorio in un tempo che cambia alla velocità della luce. E per scoprire quale parte del ragazzo di Cesena continua a camminare accanto all’uomo che oggi rappresenta un’intera regione industriale.

L’uomo prima del Presidente

D: Presidente Lei è nato a Cesena nel 1951… quale parte di quel ragazzo la guida ancora oggi?

R: Dentro di me vive ancora quel ragazzo cresciuto in una Romagna semplice, diretta, dove i sentimenti erano autentici e la parola data aveva un peso. L’autenticità e la lealtà sono rimaste le mie due colonne portanti: hanno modellato il mio carattere, guidato le mie scelte di studio, poi quelle professionali e infine il mio modo di interpretare la responsabilità pubblica. Sono valori che non si consumano con il tempo.

La Romagna come visione, non come geografia

D: La Romagna metropolitana è un sogno, una necessità o una profezia?

R: È un po’ tutte e tre le cose. È un sogno perché non è ancora compiuto, una necessità perché il mondo richiede territori capaci di pensarsi in modo integrato, e forse anche una profezia se sapremo realizzarla. La Romagna ha già un’identità unitaria nei sentimenti e nei comportamenti; ciò che manca è una visione del territorio e dell’economia comune, capace di superare i confini amministrativi e liberare il potenziale del territorio.

D: Qual è il rischio più grande per la Romagna?

R: Il rischio è non cogliere le opportunità: restare frammentati, non riuscire a competere in Europa, frenare innovazione, turismo, industria. I confini amministrativi spesso bloccano progetti che avrebbero bisogno di un respiro più ampio. L’unione delle Confindustrie provinciali è nata proprio per superare questi limiti e dare ai giovani prospettive più forti.

Mario Riciputi – Biosphere – ©GrazianoVilla

Dieci anni di Confindustria Romagna

D: Se dovesse raccontare questi dieci anni con un’immagine?

R: Li vedo come un abbraccio progressivo: un percorso nato da una visione razionale e diventato, nel tempo, un sentimento condiviso. Le persone hanno iniziato a riconoscersi in un’unica Romagna.

D: Covid, alluvioni, crisi internazionali: cosa hanno cambiato in lei?

R: Mi hanno ricordato che la resilienza è una qualità essenziale dell’essere umano. E hanno mostrato la forza della nostra comunità: il Covid ha colpito tutti, ma le alluvioni hanno ferito le famiglie nel profondo. La reazione collettiva, generosa ed empatica, è stata una lezione di umanità.

L’imprenditore – la vocazione

D: Quando ha capito di voler diventare imprenditore?

R: La mia famiglia era già imprenditoriale, ma la spinta vera è venuta dal mio carattere: curiosità, desiderio di costruzione e di sfida, gusto dell’avventura professionale. Da giovane volevo fare l’ingegnere, poi ho scelto economia, ma ho sempre sentito il bisogno di creare, innovare, intraprendere. Dopo l’esperienza familiare ho ricominciato da capo, seguendo ciò che sentivo più mio.

Ayrion-2-Archivio

Ayrion S.p.A. – la tecnologia come gesto umano

D: Quale tecnologia restituisce più umanità al lavoro?

R: La tecnologia digitale, se guidata da valori e visione, amplifica la nostra capacità di pensare e decidere. Non deve mai essere subita: va interpretata, orientata, resa strumento al servizio dell’uomo.

D: Come si riconosce un talento e come lo si protegge?

R: Il talento si percepisce in fretta: è una combinazione di intelligenza e qualità umane. Lealtà, correttezza, determinazione fanno la differenza. Ho conosciuto persone brillantissime ma incapaci di relazioni: senza questa dimensione, il talento si disperde. Proteggerlo significa non soffocarlo, ma accompagnarlo.

Biosphere – la vita che genera vita

Biosphere_©GrazianoVilla

D: La nuova sede di Forlì incarna quale idea di futuro?

R: Ayron è il presente, Biosphere è il futuro che sogniamo. È un laboratorio di giovani scienziati che lavorano sulle biotecnologie più avanzate, in dialogo con università italiane ed europee. Una realtà piccola ma capace di attrarre clienti internazionali. Questo ci dice che, anche da qui, possiamo generare innovazione globale.

D: La transizione energetica è più sfida tecnologica o culturale?

R: È entrambe. Le tecnologie evolveranno, ma senza una cultura dell’energia non si accettano i cambiamenti. Serve consapevolezza del valore dell’energia nella nostra vita quotidiana.

Romagna post-alluvione – la fragilità come forza

D: Qual è la lezione che non possiamo dimenticare?

R: Che i problemi vanno affrontati prima, con programmazione e prevenzione. L’alluvione ha mostrato fragilità che ora si stanno finalmente affrontando con uno sguardo al futuro.

Biosphere – Team – Archivio

Giovani, formazione, futuro

D: Cosa direbbe a un giovane romagnolo che non crede nell’impresa?

R: Che l’impresa è un luogo di libertà: permette di costruire il proprio futuro, di crescere, di incidere sulla realtà.

D: Qual è la competenza che oggi vale più di un titolo?

R: La positività operativa: saper passare dall’analisi alla soluzione, e farlo insieme agli altri.

TEN – Territori, Eccellenze, Network

D: Tra Territori, Eccellenze e Network, quale parola sente più sua?

R: Network. Le relazioni sono ciò che fa la differenza: tra imprese, tra persone. TEN è un cantiere aperto, con radici centenarie che ci permettono di crescere ancora.

L’eredità invisibile

D: Quale traccia vorrebbe lasciare?

R: Una mentalità: un metodo di lavoro orientato al futuro, capace di modernizzare l’associazione e il sistema produttivo. Ho accettato la presidenza per contribuire a una costruzione collettiva che dia ai giovani prospettive migliori.

Chi è Mario Riciputi

D: Come si definisce?

R: Mi definisco un uomo portato alla costruzione, riconoscente per quello che ha ricevuto, impegnato, attento all’ascolto e alla generosità. L’entusiasmo è sempre stato la mia forza. E la mia famiglia — mia moglie Donatella, le mie tre figlie, i miei sei nipoti — è la radice che sostiene tutto.

Francesca Fabbri Fellini & Graziano Villa – BIO

Francesca e Graziano: due “Life Travellers”, due esploratori instancabili in viaggio continuo alla ricerca della Bellezza e della Bontà nel mondo. Raccontano ciò che incontrano — persone, luoghi, natura — con uno sguardo curioso e incantato, guidati dalla meraviglia e da quella parte infantile che custodiscono gelosamente dentro di sé.

🎤 Francesca mette a frutto la sua lunga esperienza da giornalista nei principali network radio-televisivi, trasformandola in una sorta di “bastone da rabdomante” capace di intercettare con sensibilità storie, volti e tematiche che meritano di essere raccontati. Le sue interviste si concretizzano in testi e video straordinari — così dicono di lei — capaci di emozionare e far riflettere.

📸 Graziano, con decenni di esperienza nella fotografia professionale — ritratto, reportage, still life, moda — cattura l’anima dei personaggi e dei contesti con immagini evocative, poetiche e potenti. Ogni scatto è il riflesso della passione con cui interpreta il mondo.

Insieme, formano un duo vibrante e complementare, sempre alla ricerca di storie che sappiano dare emozioni.

Graziano Villa e Francesca Fabbri Fellini – ©GrazianoVilla – Timbavati National Park – Southafrica