Marco Morosini – ©️GrazianoVilla

Testo di Francesca Fabbri Fellini – Ritratti di Graziano Villa

Marco, ti conosco da abbastanza tempo da sapere che non sei solo un designer: sei un viaggiatore di mondi che spesso non coincidono con la geografia. Ogni volta che ti incontro, ho la sensazione che tu stia tornando da un luogo che non esiste sulle mappe, ma che tu hai abitato per mesi. E allora oggi ti do del tu, come si fa tra amici che si riconoscono al volo, e ti porto in un’intervista che non vuole chiederti “cosa fai”, ma “cosa sogni quando nessuno ti vede”.

Un piccolo gioco felliniano.

Un set immaginario.

Una luce che si accende.

E tu che entri in scena.

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1. Lo studio invisibile

D: Marco, tu hai attraversato Vienna, New York, Maranello, Miami, la Riviera. Qual è il luogo che non esiste ma dove, segretamente, progetti tutto? Descrivilo come se fosse un set cinematografico che solo tu puoi vedere.

R: Quando sono nel dormiveglia mi immagino situazioni e mondi paralleli. Il mio cervello inizia a pensare, a costruire, e poi, man mano che l’addormentamento si fa profondo, entro in un altro mondo in cui la mente continua a lavorare. La mattina dopo, inizialmente non mi ricordo nulla di ciò che ho pensato o sognato la notte; poi, a un certo punto, arriva un flash e tutto si concretizza. Lo metto subito su carta. È il mio modo di viaggiare in uno studio invisibile che esiste solo nella mia mente.

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2. Il bagnino interiore

D: Hai fotografato i bagnini di Rimini come divinità balneari. Qual è il bagnino interiore che ti tiene d’occhio mentre lavori? Che fischietto usa per richiamarti all’ordine?

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R: Il mio bagnino interiore si chiama Oliviero Toscani. È sempre lì con il fischietto in bocca a richiamarmi all’ordine: “Morosini, questo no! Quello nemmeno! Ma che cosa stai facendo?”. Mi tiene costantemente a bada, guidando la mia energia affinché non cada mai negli eccessi dell’estetismo, del decorativismo, dell’autocompiacimento o in tutto ciò che è pura cosmesi.

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3. Il cane dio

D: Hai creato “Dog is a God”. Qual è la cosa più divina che un cane ti ha insegnato sul design, e qual è la cosa più canina che la divinità ti ha insegnato sull’arte?

R: • La cosa più divina che un cane mi ha insegnato sul design: Il cane mi ha insegnato a dormire, a fermarmi, a riflettere e a godermi i momenti al sole. Solo attraverso la pausa, il relax e la contemplazione arrivano le idee più belle. • La cosa più divina che la divinità mi ha insegnato sull’arte: L’insegnamento di essere sempre se stessi. Un cane non vuole mai emulare nessun altro cane; ognuno ha la sua personalità unica, e questo deve valere anche nell’arte.

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4. La foto che non hai scattato

D: Hai fotografato bagnini, divi, guerre, speranze, miracoli. Qual è la fotografia che non hai mai scattato perché ti avrebbe cambiato la vita?

R: La fotografia che non ho mai scattato è, per definizione, quella che ancora non esiste. Ed è bello che sia così, perché bisogna continuare la propria ricerca senza mai accontentarsi o compiacersi di ciò che si è già fatto. Non appena finisci un progetto, devi iniziarne un altro. L’autocompiacimento e il successo sono i peggiori nemici della creatività e del futuro. Io guardo sempre avanti, cerco stimoli nuovi e lascio che la creazione sia la mia linfa vitale. Di foto che non ho ancora scattato ce ne sono miliardi, perché il mondo è immenso.

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5. Ferrari come metafora

D: Hai diretto libri e musei Ferrari. Se Ferrari fosse un’emozione umana, quale sarebbe? E quale parte della tua vita corre ancora a 20.000 chilometri di Panamerican?

R: Se la Ferrari fosse un’emozione umana, sarebbe la paura. È quell’emozione mista a una totale mancanza di controllo che solo la velocità pura e la pericolosità di trovarsi all’interno di un mezzo meccanico che sfreccia a 350 all’ora su una strada ti possono dare. È un brivido e un’adrenalina irripetibili con qualsiasi altro strumento. D’altronde, fin dalle sue origini, l’essere umano ha sempre creato oggetti per andare veloce: la velocità è qualcosa di incredibile e di intangibile.

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6. Brandina come reincarnazione

D: Brandina nasce dai lettini della Riviera. Se Brandina fosse una reincarnazione, chi o cosa è tornato a vivere attraverso quel tessuto?

R: Brandina non è una reincarnazione: è semplicemente la nostra seconda pelle. Tutti ci siamo seduti su questo tessuto, ci siamo innamorati, baciati, abbiamo preso il sole e siamo scivolati nel sonno. Brandina è riuscita a catturare l’essenza di qualcosa di intangibile: la vacanza e il suo benessere. Il nostro slogan, “Brandina sempre in vacanza”, racchiude proprio questo. Chi viene a Riccione si sente come a casa; noi abbiamo preso quello stesso spirito e l’abbiamo racchiuso in un oggetto che porti sempre con te. Così, anche se vai nel caos di Milano con la tua borsa Brandina, è come se fossi sempre in vacanza.

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7. Il Castello che ti guarda

D: Il Castello di Granarola ospita il mondo. Qual è la stanza che non hai ancora aperto perché sai che, se lo fai, ti cambierà il destino?

R: La stanza che non ho ancora aperto è quella della coscienza: quella che ti dice veramente chi sei, cosa farai e cosa devi fare. Per ora, tutte le stanze di Granarola hanno stili diversi e riflettono le diverse tappe del mio percorso artistico. Per me progettare una stanza di Granarola significa racchiudere una frazione della mia vita. Quando il progetto sarà terminato, tutte insieme rappresenteranno una sorta di casellario di vite puntate, vissute attraverso un hotel. La cosa più interessante è proprio questa: rappresentare la propria vita e incasellarla all’interno di residenze che possono essere abitate e vissute da altre persone.

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8. Liberation, 30 anni dopo

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D: Hai diretto l’almanacco dei 30 anni di Libération. Se dovessi raccontare oggi la liberazione che ti serve, da cosa vorresti liberarti?

R: Liberation è stato un progetto straordinario e tra i più complessi della mia vita. È stato diretto da Oliviero Toscani, che mi ha chiamato per curare la direzione artistica. Abbiamo dovuto rappresentare i trent’anni della rivista Liberazione, ripercorrendo il periodo dal 1973 al 2003 (tra l’altro, io sono nato nel 1972). È stato molto difficile da realizzare, ma oggi sono estremamente orgoglioso di averlo fatto.

9. La domanda che non ti hanno mai fatto

D: Qual è la domanda che nessuno ti ha mai fatto perché tutti hanno avuto paura della risposta?

R: Qual è quella domanda che nessuno ha mai il coraggio di fare? In fondo non è un problema loro, e non voglio certo mettermi nella posizione di fare il giudice. È semplicemente quella domanda che tutti, vicendevolmente, abbiamo paura di fare agli altri. È una specie di loop invisibile che appartiene a ciascuno di noi, il timore sottile di scoprire davvero che cosa gli altri pensano di noi.

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10. Barbara e Margherita come bussola

D: Ogni tua avventura è con Barbara e Margherita. Qual è la cosa che loro vedono di te che tu non riesci ancora a vedere?

R: Cosa vedono di me Barbara e Margherita? Probabilmente un sognatore instancabile (e a volte un gran rompipalle!). Anche nei momenti di relax continuo a pensare, a fantasticare e a coinvolgerle con nuovi progetti. Per me non c’è distinzione tra pausa e lavoro: la mia mente è sempre accesa sulla creazione. So bene che ogni tanto le metto a dura prova, ma la loro presenza è fondamentale: con una battuta ironica o un semplice “Marco, ora vieni a tavola che è pronto”, sanno riportarmi a terra con una naturalezza bellissima. Ma la verità è che Barbara e Margherita sono una continua fonte d’ispirazione per tutto ciò che faccio. I loro sguardi, i loro commenti secchi ma profondi, sono la bussola che guida il mio percorso: sono proprio loro a farmi capire se un’idea funziona davvero o se un quadro ha trovato il suo giusto equilibrio. Senza la loro visione al mio fianco, molte delle mie opere e dei miei progetti non avrebbero la stessa anima.

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Conclusione di Francesca

Marco, mentre parlavi, ho avuto la sensazione che ogni tua risposta fosse una porta socchiusa su un mondo che non vuole essere spiegato, ma soltanto attraversato. Il tuo studio invisibile, il bagnino che ti fischia nell’anima, il cane che ti insegna la divinità della pausa, la Ferrari che corre come una paura primordiale, Brandina che diventa pelle, il Castello che ti guarda come un vecchio amico che sa tutto di te: sono tasselli di un mosaico che non si può contenere in una sola vita.

E allora, mentre chiudo questa intervista, vedo te che ti allontani in controluce, come in una scena di Amarcord: il mare è una lastra d’argento, il sole è un occhio che non giudica, e tu cammini con quella tua energia che non si spegne mai, inseguito da mille idee che ti tirano la giacca come bambini impazienti.

Forse la vera stanza che non hai ancora aperto è quella dove il sogno e la realtà si stringono la mano. E quando la aprirai, Marco, sarà come accendere un proiettore in una notte d’estate: tutto prenderà vita, tutto correrà, tutto volerà.

E noi saremo lì, seduti in platea, ad applaudire il tuo mondo segreto che finalmente decide di mostrarsi.

Francesca Fabbri Fellini & Graziano Villa – BIO

Francesca e Graziano: due “Life Travellers”, due esploratori instancabili in viaggio continuo alla ricerca della Bellezza e della Bontà nel mondo. Raccontano ciò che incontrano — persone, luoghi, natura — con uno sguardo curioso e incantato, guidati dalla meraviglia e da quella parte infantile che custodiscono gelosamente dentro di sé.

🎤 Francesca mette a frutto la sua lunga esperienza da giornalista nei principali network radio-televisivi, trasformandola in una sorta di “bastone da rabdomante” capace di intercettare con sensibilità storie, volti e tematiche che meritano di essere raccontati. Le sue interviste si concretizzano in testi e video straordinari — così dicono di lei — capaci di emozionare e far riflettere.

📸 Graziano, con decenni di esperienza nella fotografia professionale — ritratto, reportage, still life, moda — cattura l’anima dei personaggi e dei contesti con immagini evocative, poetiche e potenti. Ogni scatto è il riflesso della passione con cui interpreta il mondo.

✨ Insieme, formano un duo vibrante e complementare, sempre alla ricerca di storie che sappiano dare emozioni.

Graziano Villa e Francesca Fabbri Fellini – ©GrazianoVilla – Timbavati National Park – Southafrica