Conversazione con l’autrice Paola Giovetti – a cura di Francesca Fabbri Fellini

L’amica e collega Paola Giovetti ha dato alle stampe una nuova, preziosa biografia dedicata a un personaggio che ha attraversato la cultura del Novecento come un fiume carsico: Carl Gustav Jung. Un autore che, nella mia famiglia, ha avuto un posto speciale: mio zio Federico Fellini lo ha studiato, amato, interrogato per tutta la vita. Jung era per lui una bussola, un compagno di viaggio, un cartografo dell’invisibile.

Per questo, quando Paola mi ha parlato del suo nuovo libro ‘Carl Gustav Jung. Il grande sciamano’, ho sentito immediatamente il desiderio di approfondire, di ascoltare la sua voce, di entrare nella genesi di questo lavoro che unisce biografia, ricerca, esperienza personale e una rara sensibilità verso il Mistero.

Ne è nata una lunga chiacchierata, che qui propongo ai lettori, perché la figura di Jung – oggi più che mai – continua a parlarci, a interrogarci, a guidarci.

D: Paola, qual è stata la scintilla che ti ha portato a scrivere questo libro su Jung?

R: Già negli anni Sessanta lessi i Ricordi di Jung e ne rimasi molto colpita. Nel tempo ho letto altre sue opere e il mio interesse è sempre cresciuto. Quando seppi che a ottant’anni e passa Jung aveva scritto anche un libro sugli UFO, mi dissi che quest’uomo doveva avere un’apertura straordinaria e uno sguardo attento a tutto.

D: C’è stato un incontro decisivo che ha orientato la tua ricerca?

R: Negli anni Ottanta, quando scrivevo per La Domenica del Corriere, volli ricordare Jung nel ventennale della sua morte. Pensai di intervistare la sua più stretta collaboratrice, Aniela Jaffé, che viveva a Zurigo. Mi accolse con grande gentilezza e passammo un pomeriggio meraviglioso. Mi raccontò molte cose e, evidentemente, le ispirai fiducia: prima di salutarci mi affidò due suoi libri su Jung e mi chiese di trovarle un editore in Italia. Li tradussi per le Paoline e per le Mediterranee. L’incontro con quella deliziosa persona che era Aniela Jaffé ha confermato e accresciuto il mio interesse per Jung e la consapevolezza della sua importanza per l’uomo moderno.

D: Perché hai scelto di definirlo “Il grande sciamano”?

R: Jung viaggiò molto, prediligendo i paesi dove le antiche tradizioni erano ancora vive. Incontrò uomini-medicina, sciamani, studiosi. E nel corso della sua vita fece propri i compiti tradizionali degli sciamani: sacerdoti e medici del loro popolo. Aveva notato che molte crisi, ansie e depressioni delle persone che avevano superato la metà della vita dipendevano dal non essersi posti domande spirituali. Per l’antico uomo-medicina non c’è guarigione fisica senza guarigione spirituale. E Jung condivideva questa realtà.

D: Nel tuo libro racconti molte esperienze paranormali vissute da Jung. Quali ti hanno colpita di più?

R: Jung ebbe esperienze paranormali fin da bambino: sogni particolari, sensazioni di déjà vu. Sua madre era una forte sensitiva. Durante l’università frequentò le sedute medianiche della cugina Elly Preiswerk, che cadeva in trance e parlava come entità colte e diverse da lei. Jung dedicò a queste sedute la sua tesi di laurea. Continuò a frequentare sedute medianiche quando ne aveva occasione, per esempio quelle dei famosi fratelli Schneider, grandi medium austriaci.

D: E poi c’è quell’episodio inquietante del Poltergeist nel cottage inglese…

R: Sì, un’esperienza importante fu il ripetuto incontro con fenomeni di poltergeist in un vecchio cottage inglese che si diceva infestato. Cattivi odori, colpi contro il muro, sensazioni di paralisi. Una notte vide sul suo cuscino una mezza testa luminosa di donna, con l’occhio spalancato, che sparì solo quando riuscì ad accendere la candela. Jung spiegava le apparizioni come esteriorizzazioni di contenuti inconsci, ma non riuscì mai a spiegarsi perché a Londra dormisse benissimo mentre nel cottage viveva quei fenomeni. Erano apparizioni legate al luogo, un mistero ancora oggi senza spiegazione soddisfacente.

D: Jung utilizzava anche strumenti come astrologia e I Ching. In che modo?

R: Li utilizzava occasionalmente per una conoscenza aggiuntiva dei suoi pazienti. Scrisse una prefazione illuminante all’edizione tedesca e poi italiana dell’I Ching, riconoscendone il valore simbolico e psicologico.

D: Le biografie su Jung sono molte. Cosa aggiunge la tua?

R: Le biografie importanti, quelle di Wehr e di Hannah, risalgono agli anni Settanta e Ottanta. Wehr è più tecnico, Hannah più familiare e intimo. Negli anni sono state pubblicate molte altre opere che illuminano aspetti nuovi: la vita affettiva, le relazioni extraconiugali con Sabina Spielrein e Toni Wolff, fondamentali anche per il suo pensiero.

D: Jung e il Mistero: un rapporto spesso taciuto.

R: Gli studiosi hanno a lungo messo in ombra il suo interesse per il Mistero, forse temendo che potesse nuocere alla sua fama. Al contrario, questi interessi arricchiscono la sua personalità. Jung ha sempre nutrito un grande interesse per la parapsicologia ed è stato in relazione con i maggiori parapsicologi del suo tempo.

D: La sua esperienza di premorte del 1944 è un punto cruciale.

R: L’esperienza di premorte di Jung, avvenuta nel 1944 quando aveva 69 anni, è una delle più complete e ricche che si conoscano. Gli diede il coraggio di proporre nuove formulazioni. Solo dopo la sua NDE scrisse alcune delle sue opere più importanti.

D: Anche gli UFO entrano nel suo universo di ricerca.

R: Jung analizzò il fenomeno cogliendone la dimensione psicologica, simbolica e culturale, senza pregiudizi.

D: Qual è, secondo te, la sua eredità più preziosa per l’uomo moderno?

R: Il processo di individuazione. È il frutto più maturo del suo pensiero. Dura tutta la vita ed è il nostro autentico compito: evolvere, non vivere passivamente. Jung invita a mettere a frutto tutte le nostre capacità e potenzialità, a indagare fino al limite estremo delle nostre possibilità.

D: Jung credeva nella vita dopo la morte?

R: Sì, grazie alla sua NDE e agli studi sul Mistero e la parapsicologia. Nel capitolo finale tratto anche reincarnazione e karma. E concludo il libro con le sue parole: NON HO BISOGNO DI CREDERE, IO SO’.

E così, mentre la nostra conversazione con Paola Giovetti si dissolve come una scena che sfuma nel controluce, resta nell’aria la sensazione di aver camminato accanto a due esploratori dell’invisibile: Jung, con il suo passo antico da sciamano, e Paola, con la sua grazia discreta da narratrice dei mondi sottili.

C’è qualcosa di profondamente felliniano in questo incontro: la realtà che si apre come un sipario, il Misteroche non fa paura, la vita che si lascia guardare con occhi più grandi.

Paola parla di Jung come si parlerebbe di un personaggio che potrebbe entrare in un film di mio zio Federico: un uomo che ascolta i sogni, che dialoga con le ombre, che attraversa le stanze dell’anima come fossero corridoi di Cinecittà. Un uomo che non ha mai avuto timore di sedersi accanto all’invisibile.

Il suo libro, Carl Gustav Jung. Il grande sciamano, è proprio questo: una lanterna accesa nella notte, una guida gentile, un invito a guardare dentro e oltre, a riconoscere che il Mistero non è un intruso, ma un compagno di viaggio.

Chi ama la vita, chi ama il cinema, chi ama la profondità delle cose, troverà in queste pagine un respiro nuovo. Un passo più lento. Una porta che si apre.

E allora sì, lo dico con il cuore: leggetelo. Lasciate che vi accompagni. Lasciate che Jung vi parli. Lasciate che Paola vi prenda per mano.

Perché ci sono libri che non si leggono soltanto: si abitano. E questo è uno di quelli.

Biografia

Il suo cognome da ragazza è Tenti. Laureata in lettere e per un breve periodo docente, nella sua lunghissima carriera ha pubblicato saggi a tema esoterico, sull’insegnamento, sulla parapsicologia e sulla spiritualità religiosa. Le sue opere sono state edite da Armenia Edizioni, Edizioni Mediterranee, Edizioni San Paolo, Rizzoli, Verdechiaro Edizioni, Reverdito Editore. Alcune di esse sono state tradotte in varie lingue.[2][3][4]

Direttrice editoriale del trimestrale Luce e ombra, storica rivista, della parapsicologia, fondata nel1900, a Milano, da Angelo Marzorati e dall’industriale Brioschi, Paola Giovetti ha inoltre collaborato con riviste del gruppo Rizzoli: Astra, Visto; e con Il giornale dei misteri.[5]

Ha condotto nel 1985 con Alessandro Cecchi Paone il primo programma RAI dedicato ai fenomeni paranormali Mister O trasmesso in 12 puntate su Raiuno.[6]

Il suo cognome da ragazza è Tenti. Laureata in lettere e per un breve periodo docente, nella sua lunghissima carriera ha pubblicato saggi a tema esoterico, sull’insegnamento, sulla parapsicologia e sulla spiritualità religiosa. Le sue opere sono state edite da Armenia Edizioni, Edizioni Mediterranee, Edizioni San Paolo, Rizzoli, Verdechiaro Edizioni, Reverdito Editore. Alcune di esse sono state tradotte in varie lingue.[2][3][4]

Direttrice editoriale del trimestrale Luce e ombra, storica rivista, della parapsicologia, fondata nel1900, a Milano, da Angelo Marzorati e dall’industriale Brioschi, Paola Giovetti ha inoltre collaborato con riviste del gruppo Rizzoli: Astra, Visto; e con Il giornale dei misteri.[5]

Ha condotto nel 1985 con Alessandro Cecchi Paone il primo programma RAI dedicato ai fenomeni paranormali Mister O trasmesso in 12 puntate su Raiuno.[6]

Francesca Fabbri Fellini & Graziano Villa – BIO

Francesca e Graziano: due “Life Travellers”, due esploratori instancabili in viaggio continuo alla ricerca della Bellezza e della Bontà nel mondo. Raccontano ciò che incontrano — persone, luoghi, natura — con uno sguardo curioso e incantato, guidati dalla meraviglia e da quella parte infantile che custodiscono gelosamente dentro di sé.

🎤 Francesca mette a frutto la sua lunga esperienza da giornalista nei principali network radio-televisivi, trasformandola in una sorta di “bastone da rabdomante” capace di intercettare con sensibilità storie, volti e tematiche che meritano di essere raccontati. Le sue interviste si concretizzano in testi e video straordinari — così dicono di lei — capaci di emozionare e far riflettere.

📸 Graziano, con decenni di esperienza nella fotografia professionale — ritratto, reportage, still life, moda — cattura l’anima dei personaggi e dei contesti con immagini evocative, poetiche e potenti. Ogni scatto è il riflesso della passione con cui interpreta il mondo.

Insieme, formano un duo vibrante e complementare, sempre alla ricerca di storie che sappiano dare emozioni.

Graziano Villa e Francesca Fabbri Fellini – ©GrazianoVilla – Timbavati National Park – Southafrica