di Francesca Fabbri Fellini
Tre donne, un secolo, e la visione che ha cambiato l’Italia
Ci sono donne che non inventano solo prodotti: inventano mondi.
Luisa Spagnoli è una di queste. Visionaria, volitiva, geniale, controcorrente: una donna che ha trasformato la sua vita in un laboratorio di futuro.
Nel 1922 crea il Bacio Perugina, un cioccolatino che diventa un simbolo mondiale. Dentro quell’incarto argentato, da 104 anni, vivono i cartigli, nati dai messaggi d’amore che Luisa e Giovanni Buitoni si scambiavano in segreto.
Tre anni dopo, nel 1925, Luisa inventa un altro gioiello: il Banana Perugina, un cioccolatino audace, tropicale, modernissimo per l’epoca. E nel 1926 nasce un’altra intuizione destinata a diventare leggenda: le caramelle Rossana, che quest’anno compiono 100 anni. Per me sono le caramelle di mia Nonna Ida: il premio che ricevevo da bambina quando “mi comportavo bene”.
Il nome Rossana viene da Roxane, la musa di Cyrano de Bergerac: un omaggio letterario che racconta la raffinatezza di Luisa, la sua cultura, la sua capacità di trasformare un dettaglio in un simbolo.
Ma Luisa non si ferma al cioccolato.
Trasforma un allevamento di conigli nell’Angora Spagnoli, che diventerà l’azienda di abbigliamento che porta ancora oggi il suo nome.
Assume donne in fabbrica, crea un welfare aziendale ante litteram, immagina un mondo in cui il lavoro femminile è dignità, autonomia, futuro.
Muore troppo presto, a 57 anni, per un tumore alla gola.
Ma la sua eredità continua a camminare.
Il romanzo “Luisa” di Paola Jacobbi, Sonzogno editore, racconta questa storia attraverso tre donne, tre voci che si intrecciano come un tessuto prezioso.
È un romanzo che dovrebbero leggere tutte le giovani donne, perché mostra come una sola idea, una sola intuizione, una sola donna possa cambiare il destino di un Paese.
La incontriamo sulle pagine del Fellini Magazine.
Le tre donne del romanzo
Paola, il tuo romanzo si regge su tre voci femminili: Marina, Ida, Luisa. Come hai costruito questo triangolo narrativo?
Desideravo che fosse una biografia un po’ diversa dal solito e che la storia di Luisa si agganciasse a un mondo più contemporaneo o almeno più vicino a noi. Così ho ideato il legame tra Ida e Marina. Marina, una trentenne degli anni del secolo scorso, è nipote di Ida, una ex dipendente di Luisa, emigrata in Sud America. Come Marina, Ida è un personaggio inventato, ma Ida si basa su materiali reali: interviste a ex dipendenti di Perugina, che erano state fatte in occasione di ricerche approfondite da parte di storici locali più materiali vari che ho trovato io e testimonianze di discendenti di persone che hanno lavorato in azienda.

La visione imprenditoriale
Luisa non crea solo la Perugina: trasforma un allevamento di conigli nell’Angora Spagnoli, che diventerà poi un marchio di abbigliamento iconico.
La metamorfosi dall’Angora Spagnoli alla “Luisa Spagnoli”, l’azienda di abbigliamento che tutti conosciamo, è merito di Mario, il primogenito di Luisa: vivace, visionario, coraggioso almeno quanto sua madre. Fu lui a lanciare una nuova impresa proprio mentre la seconda guerra mondiale stava iniziando, scegliendo di darle il nome di Luisa come gesto di omaggio e di memoria. Negli anni Sessanta, Mario fondò anche la “Città della Domenica”, originariamente chiamata “Spagnolia”: un parco giochi pionieristico, ancora oggi meta di visitatori e testimonianza della sua inesauribile creatività.

Il Bacio del 1922
Il Bacio nasce da un gesto d’amore e diventa un simbolo mondiale. Qual è la scena che ti ha emozionata di più nel ricostruire quell’intuizione?
Mi emoziona pensare che Luisa l’abbia inventato per non sprecare granella di nocciole e cacao avanzato. Un’idea che mette insieme il buonsenso e la razionalità con un tocco di fantasia. Insomma, ciò che di meglio può offrire il cervello di una donna, sia nelle faccende domestiche che in professioni di alto concetto!

Il Banana Perugina del 1925
Il Banana Perugina è un cioccolatino sorprendente, modernissimo per l’epoca. Che cosa racconta della creatività di Luisa e del suo coraggio imprenditoriale?
Racconta che le idee arrivano in tanti modi, in questo caso da un viaggio nell’esotica, sensuale Parigi dove Josephine Baker scandalizzava i benpensanti danzando ritmi tribali seminuda. Ma Luisa non si scandalizzava. Anche se non aveva studiato, era una donna che intuiva la modernità. Capire il presente è una grande virtù, un segno di intelligenza.

Le Rossana, 100 anni
Quest’anno le Rossana compiono 100 anni. Che cosa rappresenta per te questa intuizione? E che cosa racconta del gusto, della cultura e della raffinatezza di Luisa?
Le Rossana sono l’ultima creazione di Luisa per Perugina. E’ una caramella originale in tutto: dalla forma, alla confezione, al sapore della farcitura. Forse il vertice della creatività di una Luisa ormai matura imprenditrice, che sapeva che l’azienda era in ottime mani e che probabilmente stava già pensando di lanciarsi in altri progetti.

Il nome Roxane
Il nome Rossana viene da Roxane di . Quanto è importante questo legame letterario nel romanzo?
Il Novecento è il secolo in cui l’umanità impara a viaggiare in tanti modi. Automobili, treni e aerei si impongono e cambiano il mondo, portandoci dentro a una nuova civiltà sempre più connessa. Ma con il Novecento, un’altra invenzione porta a viaggiare anche con la fantasia: è il cinema. Il cinema che entra nei sogni e nella vita delle persone. Il cinema che porta la letteratura anche a persone che non avevano studiato. Luisa andava al cinema e il film con Linda Moglia la colpì particolarmente. Le rimase in mente il nome della protagonista femminile, Rossana.

I cartigli
I bigliettini nascono dai messaggi segreti tra Luisa e Giovanni. Che cosa racconta questo dettaglio della loro relazione e della sensibilità di Luisa?
Questa è una delle ipotesi, non abbiamo le prove. Certo, ai tempi non c’era WhatsApp…quindi è legittimo pensare che due amanti clandestini si scambiassero dei bigliettini per comunicare

Federico Seneca
Quanto è stato decisivo il ruolo di Seneca nel trasformare un gesto privato in un linguaggio universale?
Fu fondamentale. Seneca era un visionario, un uomo colto e astuto, un artista di quello che oggi chiamiamo marketing. Luisa, come detto sopra, sapeva leggere il presente, capire le tendenze e il senso in cui stava andando la società. Quindi, come una spugna, imparò moltissimo da Seneca.
Il welfare femminile
Luisa assume donne, crea condizioni di lavoro moderne, immagina un’azienda che protegge e sostiene. Come hai raccontato questa dimensione sociale?
Luisa ha trasformato una crisi terribile (la Prima guerra mondiale, che mandò al fronte gli uomini) in un’opportunità: portare le donne in fabbrica e dar loro lavoro, stipendio e dignità. Essendo donna e madre capì anche che la donna lavoratrice aveva bisogno di servizi a cui gli imprenditori uomini non avevano mai pensato.
La morte precoce
Luisa muore a soli 57 anni. Come hai gestito narrativamente questo momento così delicato e così ingiusto?
Luisa è morta di cancro alla gola, in un’epoca in cui nemmeno si osava pronunciare la parola cancro. Oggi, chissà, forse si sarebbe potuta curare. Giovanni Buitoni la portò a Parigi, da medici che oggi definiremmo un ‘eccellenza nel campo. Ma non fu sufficiente. La scienza era ancora molto arretrata. Ho cercato di raccontarlo nel modo più intimo possibile, dal punto di vista della stessa Luisa. Una donna forte, che aveva saputo rivendicare molti diritti e prendersi i suoi spazi, improvvisamente buttata a terra da una malattia troppo più potente di lei.
Il lascito
Qual è, secondo te, l’eredità più grande che Luisa lascia alle donne di oggi? E perché questo romanzo dovrebbe essere letto dalle giovani generazioni?
Dico quello che ha lasciato a me e che mi piacerebbe arrivasse anche alle ragazze che leggono il libro: il senso di progettualità. Per me è diventato un mantra: senza progetti non si può essere felici. E anche l’importanza dell’impegno, Luisa diceva sempre: “se non so fare qualcosa, posso sempre imparare a farlo”.
Il 150º anniversario
Nel 2027 celebreremo i 150 anni dalla nascita di Luisa. Che valore ha questa ricorrenza per te e per il romanzo?
La ricorrenza arriva tre anni dopo l’uscita del libro, quattro dopo che ho cominciato a lavorarci. Ed è bellissimo il fatto che il libro sia ancora così letto e amato.
L’ultimo passo e la via si apre
C’è un momento, leggendo “Luisa”, in cui si capisce che alcune donne non appartengono solo alla loro epoca: appartengono a tutte. Luisa Spagnoli è una di queste. E grazie alle parole della collega Paola Jacobbi, la sua storia torna a respirare, a camminare, a sorprenderci ancora.
Le tre voci del romanzo – Marina, Ida, Luisa – sono come tre fili di seta che si intrecciano senza mai annodarsi: un racconto che attraversa un secolo e arriva fino a noi, alle nostre inquietudini, ai nostri desideri di futuro. Paola ci ha mostrato una Luisa concreta e visionaria, capace di trasformare la necessità in invenzione, la modernità in intuizione, la fragilità in forza. Una donna che non ha aspettato il suo tempo: lo ha creato.
Oggi, mentre ci avviciniamo al 150º anniversario della sua nascita, sentiamo che la sua eredità non è un monumento, ma un gesto: il coraggio di progettare, di imparare, di non fermarsi mai. È un’eredità che parla alle ragazze di oggi, alle donne che costruiscono, che immaginano, che si rialzano. E parla anche a noi, che continuiamo a raccontare storie perché crediamo che le storie possano cambiare il mondo.
Grazie, Paola, per aver riportato Luisa tra noi con la grazia di chi sa ascoltare il passato e la precisione di chi sa guardare avanti.
E grazie a Luisa, l’alchimista della dolcezza, per averci insegnato che la modernità non è una moda: è un modo di stare al mondo.


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