Giorgio Cavazzano non disegna: respira immagini.

Le lascia affiorare come raggi che attraversano la carta, come lampi che arrivano senza preavviso, “casualmente”, dice lui, ma con la precisione dei grandi maestri che non hanno bisogno di spiegare il proprio talento. La sua linea — nata come un raggio illuminante — è diventata un linguaggio, un modo di guardare il mondo, un ponte tra generazioni che hanno imparato a sognare attraverso Topolino, Minni, Gelsomina, e quel Furgoncino che profuma di poesia.

In questa conversazione, Cavazzano si racconta con la sincerità dei visionari: parla di Scarpa come di un padre, del parroco Donatelli come di un angelo custode, del mare di Rimini come di una giovinezza che non passa mai. Rivela paure, magie, routine impossibili, matite che cancellano senza lasciare traccia, e quella felicità che arriva solo quando un amico sorride.

È un viaggio dentro la sua officina segreta: una scrivania piena di libri, una matita 3P che sfiora il foglio, una memoria che si accende come una lampadina, una scena comica che nasce guardandosi allo specchio. Cavazzano è regista, scenografo, costumista, tecnico delle luci: un uomo che fa tutto da solo, e che continua a sognare.

Testo di Francesca Fabbri Fellini Ritratti e foto di Graziano Villa

D: Come descriveresti oggi la linea Cavazzaniana?

R: Cercherei di imitarla il più possibile. È nata in maniera casuale… un raggio illuminante.

D: Quando hai capito che il tuo tratto era diventato riconoscibile?

R: Quando i miei amici, mia moglie, i miei parenti da lettori mi hanno detto che provavano un’emozione guardando i miei disegni.

D: Cosa significa aver plasmato l’immaginario di generazioni?

R: È stato qualcosa di magico, di gioioso. Sono felice per questo.

Giorgio Cavazzano – ©GrazianoVilla

D: Qual è la tua routine quotidiana?

R: Non ho orari. Nella mia testa le sceneggiature, le mie matite mi portano a destra a sinistra in alto in basso. Posso disegnare dalle 7 alle 19… oppure mezz’ora, e tutto esce. È magia.

D: Cosa non può mancare sulla tua scrivania?

R: Spazio e libri. Ho sempre la necessità di avere sulla mia scrivania dei libri per collocarmi nel luogo: d’estate le palme, d’inverno la neve.

D: Rapidità: dono o allenamento feroce?

R: È un dono.

D: Chi ti ha insegnato a guardare?

R: Romano Scarpa. Il grande architetto dell’immaginario disneyano italiano, il Maestro che ha insegnato a generazioni di lettori — e a me in primis — che il fumetto non è solo disegno, ma rispetto, emozione, ritmo, teatro.

Giorgio Cavazzano – ©GrazianoVilla

D: Quanto pesa il luogo nel tuo modo di disegnare?

R: Pesa tonnellate.

D: Nelle tue tavole sei davvero un uomo-orchestra: non solo regista, ma l’intera troupe.

R: Faccio tutto io: regia, scenografia, costumi, luci… sono un set vivente.

Giorgio Cavazzano – ©GrazianoVilla

D: Chi ti ha indicato la strada?

R: Un parroco di Jesolo, Paolo Donadelli. Conservava tutto ciò che disegnavo. Un giorno prima che se ne andasse in Paradiso mi ha fatto vedere tutta la collezione dei miei disegni e mi disse: “Giorgio questa è la strada che ti porterà a un’altra, e a un’altra ancora, avrai sempre una scala che porta verso la perfezione”.

D: Da dove nasce una scena comica perfetta?

R: Mi guardo allo specchio.

D: Come si dosa il tempo in una tavola?

R: È difficile. La pagina ha una necessità per essere creata completamente. Consumo moltissima gomma da cancellare.

D: Che cosa ti racconta il mare di Rimini?

R: Ricordi bellissimi… venivo con gli amici, c’erano le straniere… era una calamita. Rimini è una città gioiosa.

Giorgio Cavazzano – ©GrazianoVilla

D: Che rapporto hai con l’immaginario felliniano?

R: Con l’immaginario felliniano ho un rapporto profondissimo, Francesca. Anche io ho avuto il mio piccolo Amarcord, un ricordo che somiglia a quelli di Federico. Sono cresciuto in una Venezia che profumava di infanzia e di mistero, vicino al campo ebraico. Ai piedi del ponte c’erano due garitte. Una sempre chiusa, l’altra invece era un mondo che mi chiamava. Ogni mattina, andando alle elementari, dovevo passarle davanti. E lì, dietro quel bancone, c’era una donna bionda, splendida, con una presenza che per un bambino era quasi magnetica. Mi fermavo, incantato, ascoltando il rumore dei suoi gesti, il modo in cui appoggiava il seno sul ripiano mentre lavorava. Era un’immagine che non ho mai dimenticato: un frammento di vita, di sensualità, di stupore. Finché un giorno, con un sorriso che non era cattivo, mi disse: «Cocco, smamma». Ecco, Fellini raccontava la vita così: con dolcezza, con ironia, con quella capacità di trasformare un ricordo in poesia. Io, nel mio piccolo, ho avuto un momento che gli assomiglia.

D: Dove sta andando il fumetto contemporaneo?

R: Il fumetto oggi sta andando in tanti percorsi diversi, Francesca. A volte sono strade difficili, tortuose, che chiedono coraggio e una grande capacità di reinventarsi. Ma dentro questi percorsi stanno nascendo talenti straordinari: ragazzi e ragazze che si avvicinano all’illustrazione e al fumetto con una freschezza nuova, con idee che sorprendono, con una libertà che mi incanta. Li vedo lavorare, li vedo crescere, e penso che il futuro del fumetto sia nelle loro mani: mani giovani, curiose, che non hanno paura di sperimentare. Fanno cose fantastiche, davvero. E questo mi dà speranza, perché significa che il fumetto non si ferma, non si spegne: continua a cambiare, a respirare, a vivere.

Giorgio-Cavazzano – ©GrazianoVilla

D: Ti senti custode di un’eredità?

R: Sì. Quella di Scarpa e di centinaia di disegnatori francesi, italiani, americani.

D: Cosa ti incuriosisce dei giovani illustratori?

R: La capacità di farmi vedere cose magnifiche, semplici, nate casualmente.

D: Qual è il primo disegno che ricordi?

R: Avevo quattordici anni quando disegnai il menù del ristorante Dopolavoro di mio zio, sull’isola di Sant’Elena. C’era un fagiano, e io non avevo la minima idea di quale colore fosse. Così andai dal macellaio a chiederglielo: lui improvvisò una descrizione fantasiosa — becco verde, zampe arancioni, qualche giallo qua e là — e io presi nota come fosse oro colato. Il risultato fu un fagiano colorato con tutti i colori del mondo. Mio zio ne fu entusiasta: stampò il menù, mi diede 50 lire e disse che saremmo diventati ricchi. Il giorno dopo tornò furioso: i clienti gli chiedevano da quando avesse iniziato a cucinare pappagalli. Quel momento, comico e indimenticabile, è rimasto uno dei miei primi ricordi da disegnatore.

Giorgio Cavazzano – ©GrazianoVilla

D: C’è qualcosa che temi ancora oggi?

R: Temo ancora una cosa, oggi come ieri: di non riuscire a dare vita al foglio bianco. È una paura sottile, che arriva ogni volta che mi siedo al tavolo da disegno. Il foglio mi guarda, immobile, e io mi chiedo se riuscirò a farlo respirare, a farlo muovere, a farlo diventare storia. È un timore che non se ne va mai del tutto, ma forse è proprio questo che mi tiene vivo: quella piccola vertigine davanti al nulla che aspetta di diventare qualcosa.

D: Quando senti la felicità del tuo mestiere?

R: Quando trovo amici, persone che sorridono come ieri a Cartoon Club ho vissuto un vero bagno d’amore. Il pubblico mi ha abbracciato in ogni momento: dal talk del pomeriggio al Premio alla Carriera, fino allo spettacolo dedicato alla mia Strada disneyana. Vedere Gelsomina sul manifesto del festival e tra le mani dei ragazzi è stata una gioia pura. Rimini mi ha riempito di luce.

D: Che cosa hai provato quando il mio ’Zio Chico’, dopo aver visto il tuo fumetto dedicato alla pellicola Casablanca, ti ha telefonato per chiederti di trasformare il suo capolavoro La Strada in un fumetto?

R: Quando lo ‘Zio Chico’, Francesca mi telefonò con la sua vocina, pensai davvero fosse uno scherzo. Il giorno dopo corsi in redazione a Milano per farmi autorizzare: la sceneggiatura la scrisse Massimo Marconi, con un’idea splendida. Il vero artefice di tutto, però, è stato Vincenzo Mollica, che ha acceso il viaggio di Casablanca, La Strada e tutte le altre parodie. E poi c’è stata tua Zia Giulietta: parlò con mia moglie e le chiese che disegnassi Topolino e Minni come li ricordava da bambina. Quella richiesta è stata la chiave. Mi ha costretto a studiare i personaggi degli anni ’40 e ’50, a ritrovare il loro stile, la loro espressività. Da lì ho capito come vestirli, come farli vivere. E credo di esserci riuscito.

D: Il ricordo del primo incontro con lo Zio Federico?

R: L’ho sentito solo per telefono, però le parole che ha avuto nei miei confronti sono state una gioia. Ho ricevuto tanti Oscar grazie a quelle quattro parole.

Topolino – La Strada

D: Da dove sei partito per disegnare le tavole de La strada?

R: Per disegnare La Strada sono partito da ciò che era più vicino alla realtà: il Motocarrozzone di Zampanò. È stato il mio primo passo, la porta d’ingresso nel mondo del film. Da quel veicolo malandato, che è quasi un personaggio, sono arrivato a lui, a Zampanò, e poi a Minni.

Minni… una bellezza rara, una poesia pura. In quella versione ispirata a La Strada aveva una grazia che oggi faccio fatica a ritrovare. C’era qualcosa di unico, di fragile e luminoso insieme. Disegnarla così è stato come toccare un’emozione che non capita spesso: un soffio di gioia che non sempre riesco a riportare nella Minni di oggi.

Giorgio Cavazzano-Cartoon Club e Rimini-Comix-Manifesto edizione-2026

D: Il manifesto di quest’anno di Cartoon Club e Rimini Comix com’è nato?

R: Il manifesto è nato di notte. Cercavo un’immagine che parlasse davvero di Rimini: niente turisti, niente dettagli inutili. Poi ho visto una piccola statuetta di Gelsomina che mi era stata regalata. Ho capito che era lei il cuore del manifesto. L’ho messa al centro, con il suo sorriso e il tamburino che sprigiona gioia. Tutto il resto doveva restare in secondo piano.

D: Chi è oggi Giorgio Cavazzano?

R: Forse dovrei chiederlo a mia moglie, perché lei sa vedermi quando io non ci riesco. Io mi sento ancora un sognatore: uno che vive inseguendo immagini che arrivano come lampi, e che si tormenta quando non riesce a farle scendere sul foglio. Sono fatto di entusiasmi e di ostinazione, di meraviglia e di qualche arrabbiatura. Ma sempre con la matita in mano.

D: Giorgio, grazie per tutti i sogni che ci hai regalato in questi anni: sogni di carta, di matita, di luce. Grazie per le emozioni che hai messo nei tuoi personaggi, per le risate, per la poesia, per quella magia che solo tu sai accendere.

R: E grazie a voi per avermi permesso di farli vivere. Perché senza il pubblico, senza chi si ferma davanti a un disegno e si lascia toccare, la mia vita non avrebbe senso. Siete voi che accendete la luce nelle mie storie, siete voi che date un destino ai miei sogni. Ogni volta che qualcuno sorride, si emoziona, si riconosce in una mia tavola… è lì che il mio lavoro diventa vero.

Alla fine di questa lunga passeggiata tra matite, ricordi, parodie, viaggi, maestri e miracoli, resta una certezza: Giorgio Cavazzano è ancora un sognatore. Lo dice lui, con quella semplicità che appartiene solo ai grandi. Sognatore, visionario, artigiano della gioia, custode di un’eredità che non pesa, ma illumina.

E mentre chiude la nostra conversazione, con la sua ironia lieve e la sua gratitudine profonda, sembra quasi che il foglio bianco davanti a lui non faccia più paura.

Perché è già vivo: pieno di raggi, di amici che sorridono, di Gelsomina che danza, di Minni che si veste come la ricordava Giulietta Masina, di un Furgoncino che parte ogni volta per una nuova storia.

Cavazzano continua a disegnare il mondo come vorrebbe che fosse: più leggero, più poetico, più vero.

E noi, grazie a lui, continuiamo a credere che una matita possa ancora cambiare la giornata, la memoria, il cuore.

Francesca Fabbri Fellini e Giorgio Cavazzano – ©GrazianoVilla

L’opera più importante dedicata a Giorgio Cavazzano resta il libro‑intervista : Giorgio Cavazzano. Un veneziano alla corte del fumetto”, firmato da Francesco Verni.

Un volume ricco di ironia e di immagini, che attraversa tutta la carriera del maestro: dai paperi e topi ai personaggi cult come Altai & Johnson, fino alle sue interpretazioni di Spider‑ManDylan Dog e Lupo Alberto.

Un ritratto completo, affettuoso e imprescindibile del più grande veneziano del fumetto.

Questo è il link per l’acquisto del libro :

https://www.sergiobonelli.it/prodotto/giorgio-cavazzano-un-veneziano-alla-corte-del-fumetto/

Giorgio Cavazzano – BIO

Giorgio Cavazzano – ©GrazianoVilla

Giorgio Cavazzano nasce a Venezia nel 1947, in una città che sembra già un disegno: calli che si piegano come vignette, ponti che si aprono come pagine, riflessi che scivolano sull’acqua come chine vive.

Da bambino scopre che una matita può diventare un talismano: basta appoggiarla al foglio, e il mondo comincia a respirare.

Cresce tra botteghe, profumi salmastri e incontri che sembrano usciti da un film di Fellini.

L’immaginario gli si attacca addosso: la meraviglia, l’ironia, la dolcezza, la malinconia. Tutto diventa materia per il suo segno.

A quattordici anni entra nello studio di Romano Scarpa, e lì impara che il disegno è ritmo, musica, teatro. Da quel momento, i personaggi che incontra non sono più figure: sono anime. Disegna Topolino e Paperino, Zio Paperone e Minni, dando loro una vita che nessuno aveva mai visto così: una vita che inciampa, ride, ama, si commuove.

Poi attraversa altri mondi: quello dei supereroi, delle città americane, delle ombre e dei grattacieli. E arriva anche a Spider‑Man, che nelle sue mani diventa un ragazzo agile e umano, sospeso tra acrobazia e fragilità. E ancora Dylan Dog, Lupo Alberto, Altai & Johnson: ogni volta un universo nuovo, ogni volta una sfida diversa.

Il suo segno si espande come una marea: parodie, omaggi, avventure originali, collaborazioni con i grandi del fumetto. Ogni tavola è una finestra aperta su un mondo che vibra. Ogni linea è una nota di una sinfonia invisibile.

Eppure, dietro la maestria, resta sempre il bambino che si fermava davanti a una garitta, incantato da un frammento di vita. È lì che nasce il suo Amarcord: nella capacità di trasformare un ricordo in poesia, un dettaglio in universo.

Oggi Cavazzano è questo: un poeta che usa la matita al posto delle parole. Un narratore che parla con la luce. Un uomo che continua a inseguire sogni e a regalarli agli altri, perché sa che un disegno, quando è vero, può cambiare il respiro di una giornata.

La mostra ‘Giorgio Cavazzano, il segno di un Maestro’ (Rimini – Museo della città-dal 12 luglio al 6 settembre) è un pellegrinaggio dentro questa vita disegnata: tavole che profumano di epoche lontane, parodie che brillano come specchi magici, omaggi che sono carezze, come Topo Maltese. E poi quella gemma che appartiene alla città di Fellini: Topolino presenta: La strada, dove Cavazzano sembra restituire al cinema il debito di stupore che il cinema gli ha donato.

Francesca Fabbri Fellini & Graziano Villa – BIO

Francesca e Graziano: due “Life Travellers”, due esploratori instancabili in viaggio continuo alla ricerca della Bellezza e della Bontà nel mondo. Raccontano ciò che incontrano — persone, luoghi, natura — con uno sguardo curioso e incantato, guidati dalla meraviglia e da quella parte infantile che custodiscono gelosamente dentro di sé.

🎤 Francesca mette a frutto la sua lunga esperienza da giornalista nei principali network radio-televisivi, trasformandola in una sorta di “bastone da rabdomante” capace di intercettare con sensibilità storie, volti e tematiche che meritano di essere raccontati. Le sue interviste si concretizzano in testi e video straordinari — così dicono di lei — capaci di emozionare e far riflettere.

📸 Graziano, con decenni di esperienza nella fotografia professionale — ritratto, reportage, still life, moda — cattura l’anima dei personaggi e dei contesti con immagini evocative, poetiche e potenti. Ogni scatto è il riflesso della passione con cui interpreta il mondo.

Insieme, formano un duo vibrante e complementare, sempre alla ricerca di storie che sappiano dare emozioni.

Graziano Villa e Francesca Fabbri Fellini – ©GrazianoVilla – Timbavati National Park – Southafrica