“Ars simia naturae” 

di Carlo Falciani

Filippo Villani nel suo De origine civitatis Florentiae, (1400 ca.) esaltando le doti di mimesi naturalistica di maestro Stefano, pittore trecentesco e allievo di Giotto, lo definì “scimmia della natura”, traducendo in forma iconica un pensiero già espresso concettualmente nella Repubblica di Platone, dove gli artisti figurativi sono svalutati in quanto le loro opere offrirebbero solo una copia della realtà.

Filippo-Villani-nel-suo-De-origine-civitatis-Florentiae

Tuttavia, la definizione di Villani non voleva svalutare Stefano anzi lo esaltava come continuatore di quella rinascita dell’arte occidentale iniziata con Giotto e fondata su una sempre maggiore dialettica con il naturale e la sua rappresentazione. Sempre su questa linea, ma in modo ironico, il pittore viene rappresentato come scimmia da Jean-Baptiste-Siméon Chardin, che raffigura l’animale abbigliato nel momento in cui traccia un disegno sulla tela, ma in quel caso la scimmia rientra nel gusto delle singerie che dal XVI secolo arriva al XVIII come chiave ironica nella figurazione della società umana.

Jean_Baptiste_Simeon_Chardin – Le_singe_peintre

Tuttavia, la scelta di Giovanni Blanco di figurare più volte una scimmia nelle sue opere, a monotipo o in pittura, rientra invece in una sua continua riflessione sul tema della pittura stessa, che si sovrappone a quella del proprio ritratto delle proprie pulsioni, anch’esse usate quale strumento per speculare e praticare l’atto pittorico. Fin dalla sua formazione giovanile in rapporto con la Scuola di Scicli, poi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, Blanco ha sempre indagato il proprio sentire attraverso piani differenti l’atto pittorico, astratto o figurativo che fosse, quale strumento conoscitivo e narrativo. Lungo questa linea, per rappresentare il riflesso che soggetti ed eventi differenti hanno sulla sua esistenza, Blanco ha sovente ritratto il proprio corpo come schermo di pensieri e di sensibilità esasperata, e come nelle opere qui esposte, il proprio volto, oppure l’immagine di se stesso disteso nudo al sole, ma anche le sue scimmie diventano metafora dell’intensa fisicità che anima perfino il gesto, violento o accarezzato, del tratto a matita o del pennello destinato a rappresentare emozioni e ricordi.

Scimmia-pittore-olio-su-alluminio-cm-45×35,-2020 – ©Giovanni Blanco

Pur in questo nucleo ristretto di opere risulta evidente come la pittura di Blanco sia dunque uno strumento narrativo usato per figurare storie differenti delle quali ogni singola opera è sia frammento tematico di un tema più ampio, sia simbolo dell’intera narrazione. Nell’intero suo lavoro umanità diverse, storie minime, oppure memorie di eventi recuperati attraverso un attento lavoro di scavo, si intrecciano come trame di un più ampio racconto esistenziale, dove la morte di una palma in un giardino pubblico, un trasloco, ma anche il pensiero di Darwin e Freud, oppure la vicenda umana di Francesco Lentini – uomo con tre gambe nato nella Sicilia di fine Ottocento – diventano specchi per riflettere sulla propria condizione esistenziale di pittore.

Francesco-Lentini-2010-olio-su-tela-di-cotone-cm-200×95

Lungo questa scelta espressiva la figura dell’artista, ma anche gli strumenti e i linguaggi della pittura si saldano in un insieme inscindibile, che rende interscambiabili figurazione e astrazione, narrazione e simbolo, in un intreccio dove anche il virtuosismo esecutivo è parte del tutto.

Giovanni Blanco – BIO

Giovanni Blanco è nato a Ragusa nel 1980. Attualmente vive a Modica. Il suo linguaggio comprende differenti medium, ma è la pittura che connota il suo sentire poetico. Completati gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, inizia una serie di collaborazioni con gallerie e spazi espositivi in Italia. I progetti, di volta in volta presentati, sviluppano tematiche e visioni riguardanti la sua storia personale, in un confronto intimo e continuo con la storia dell’arte, con la memoria collettiva e con il tempo. Da qualche anno collabora con la Galleria Susanna Occhipinti di Ragusa, con la quale ha ideato la mostra “Tutto quello che accade”; è in programma per il 2024 una personale sul tema dell’archivio, che presenterà alla Nuova Galleria Morone di Milano.

“Ogni mio progetto espositivo è sempre generato da un’esperienza diretta con la realtà, tuttavia, ogni significato si forma in rapporto con gli eventi della storia e della memoria, che mi guidano nel dare forma, ogni volta, ad un canovaccio tematico. I soggetti delle opere si concatenano come parti di un immaginario poetico concepito per cicli narrativi, così ogni singola immagine è pensata come un frammento di un discorso più ampio. Vivo l’esperienza della pittura come un mezzo e mai come un fine. Per me il quadro è un dispositivo aperto, portatore di sconfinamenti, attraverso il quale cerco di organizzare pensieri che sappiano restituire la pluralità del mio sguardo.”

Giovanni Blanco