Ulisse sulla sua nave resiste al canto delle Sirene

Intervista di Francesca Fabbri Fellini

Omero, l’Odissea e Odisseo (Ulisse)

Rimini, estate 2026.

Una città che vive di mare, di vento e di memoria cinematografica, quest’anno ha visto accadere qualcosa di inatteso: il Teatro Galli pieno di giovani, fino alla piccionaia, per ascoltare una professoressa di lettere antiche parlare di Omero.

Lei è Marinella De Luca, insegnante del Liceo Classico dove studiò mio Zio Federico Fellini.

Una prof. che non “spiega” Omero: lo evoca.

Lo fa scendere dalla sua lontananza millenaria e lo porta tra noi, come un viandante di luce che attraversa il tempo per ricordarci chi siamo.

La incontro dopo la sua ultima lezione, quella di San Lorenzo, quando il cielo sembrava inclinarsi per ascoltare meglio.

ODISSEA – Edizioni L’Ippocampo – Illustrazioni di Aurélien Police

Omero

Odisseo

D: Marinella, quando hai capito che Omero non era un autore da studiare ma una presenza da evocare?

R: Ho capito molto presto che Omero non era solo un autore. Già al liceo, leggendo finalmente i versi, ho sentito che dietro gli eroi c’erano emozioni che appartengono a tutti noi. Da insegnante, frequentandolo ogni anno, è diventato una voce costante: quando leggo Priamo che bacia le mani di Achille non sento distanza.

D: Ieri sera la tua voce ha trasformato il Teatro Galli in una nave sospesa nel buio. Che rapporto hai con la parola detta?

R: La letteratura nasce dalla voce. Leggere Omero ad alta voce significa riportarlo alla sua origine. Al Galli non stavo esponendo un testo: stavamo costruendo una comunità. Il mare di Odisseo, il pianto di Achille, il silenzio di Penelope diventavano presenza fisica nella sala.

Achille e Odisseo

D: Il Galli pieno di ragazzi, in piena estate, per ascoltare Omero. Come te lo spieghi?

R: I giovani non sono disinteressati ai classici: spesso sono disinteressati al modo in cui vengono presentati. Nei miti cercano nomi per le loro emozioni: paura, rabbia, desiderio, fragilità. Vivono in un tempo che chiede prestazione; nei poemi incontrano figure che possono fallire, piangere, esitare. Il loro silenzio al Galli dimostra che il bisogno di storie non è scomparso.

Prof. Marinella De Luca-Teatro A.Galli

D: Omero esiste? È un uomo, un mito, una voce collettiva?

R: Non possiamo saperlo con certezza. Io sento una personalità poetica reale capace di dare forma a una tradizione antichissima. La tradizione orale è decisiva: l’aedo non recitava un testo fisso, ma componeva mentre cantava. Restituire Omero alla voce significa restituirlo alla comunità.

ODISSEA – Odisseo e la Maga Circe – Edizioni l’Ippocampo

D: Quando hai capito che Omero sarebbe stato il tuo compagno di vita?

R: Non c’è stato un momento preciso. Ci sono scene che mi hanno accompagnata: Priamo e Achille, Ettore e Astianatte, Nausicaa, Odisseo che non riconosce Itaca. Da ragazza cercavo l’eroismo; più tardi ho visto le crepe degli eroi. I grandi libri non crescono: siamo noi a crescere davanti a loro.

D: Che cosa ti restituiscono i tuoi studenti quando parli di Omero?

R: Mi restituiscono moltissimo. Arrivano con domande nuove, vedono dettagli che noi adulti non vediamo più. Il mito offre loro figure contraddittorie: Achille feroce e pietoso, Odisseo lucidissimo e vulnerabile, Penelope forte e piena di dubbi. Il mito non dice chi essere: offre immagini con cui pensare la vita.

ODISSEA – Penelope – Edizioni l’Ippocampo

D: Il film di Nolan è uscito proprio durante le tue lezioni. Che cosa ti ha colpito?

R: Dimostra che Omero è una lingua attraverso cui ogni epoca racconta se stessa. Odisseo non è solo l’uomo astuto: è un sopravvissuto che deve convivere con ciò che ha vissuto. Il nòstos è integrare la memoria, non cancellarla.

ODISSEA – di Christopher Nolan – 2026

D: Hai detto che la pensione è una ferita. Perché?

R: Vorrei continuare a fare il mio lavoro ogni mattina con i ragazzi, ma questo mi è negato. La scuola per me non è un mestiere: è una vocazione. Temo di perdere quella relazione quotidiana fatta di domande e silenzi. Al Galli ho capito che forse si può continuare a essere insegnanti anche fuori dalla classe: avrò soltanto cambiato aula.

D: Che effetto ti fa insegnare nel liceo dove studiò Fellini?

R: Non è un fatto museale: è sentire una memoria silenziosa che abita le aule. Rimini, con il suo respiro di sogno e memoria, rende tutto più vibrante.

Odissea – Le Sirene – Edizioni L’Ippocampo

D: Come si insegna oggi la potenza della tradizione orale?

R: In un mondo di schermi, l’oralità insegna attenzione e presenza. Una classe che ascolta insieme diventa una piccola comunità, come accadeva intorno all’aedo. La conoscenza passa anche dal corpo, dalla voce, dal silenzio.

D: Che cosa possono insegnarci i classici nel 2026? E quale libro consiglieresti?

R: I classici obbligano a rallentare, a sostare dentro una domanda. Non offrono istruzioni: offrono ampiezza. Se devo consigliare un libro, scelgo Seneca, Lettere a Lucilio: pagine da leggere lentamente, una alla volta.