Testo e Foto di Graziano Villa

Admiral’s Cup – racconto di una passione

Ci sono esperienze che non si limitano a segnare un momento, ma diventano parte integrante di una vita.

Per me, l’Admiral’s Cup è stata questo: un incontro tra passione, fotografia e mare che ha definito un’intera stagione della mia esistenza.

Forse tutto nasce da lontano. Da una parte, un DNA in parte genovese, intriso di mare; dall’altra, la fotografia, compagna fedele degli ultimi cinquant’anni. Ma il vero punto di svolta ha una data precisa: 1974.

Admiral’s Cup-Cowes-©GrazianoVilla

Quel giorno, davanti alla televisione, vidi un reportage realizzato da un team francese. Le immagini erano magnetiche: barche d’altura che fendevano onde compatte, sotto un cielo drammatico e luminoso insieme. Il mare aveva un blu metallico, quasi d’acciaio. E poi gli spinnaker: gonfi, vibranti, pieni di vento e colore, come vele dipinte in movimento.

Non erano solo immagini. Era una chiamata.

Isola di Wight – Cowes

Il luogo di quel racconto era Cowes, sull’Isola di Wight: un nome che, da quel momento, avrebbe avuto per me il sapore dell’avventura. Decisi che sarei andato lì. E che avrei raccontato quel mondo attraverso il mio obiettivo.

A quel tempo ero agli inizi. Il mio sogno era diventare fotoreporter, seguendo le orme dei grandi maestri di National Geographic, su tutti Steve McCurry. Cercai una rivista interessata e questo mi portò a incontrare Mario Oriani, ex direttore della “Domenica del Corriere”, figura centrale del giornalismo nautico italiano e fondatore, proprio in quegli anni, de “Il Giornale della Vela”, realizzando così la passione della sua vita.

Lo chiamai. Fissammo un appuntamento. E da quell’incontro nacque tutto: mi affidò il reportage sull’edizione 1975 dell’Admiral’s Cup.

Avevo 24 anni quando, nell’agosto di quell’anno, partii per Cowes. Organizzai tutto con l’entusiasmo e l’incoscienza di chi è all’inizio: accredito stampa tramite lo sponsor Dunhill, viaggio ottenuto grazie a un tour operator citato nell’articolo. Più che una trasferta, era un salto nel vuoto.

Si rivelò uno dei reportage più belli della mia vita.

Cowes era un mondo a sé. Un villaggio elegante e raccolto, fatto di case ordinate, stradine strette e pub carichi di atmosfera. In quei giorni, però, si trasformava: il porto si riempiva di barche d’altura e grandi yacht, creando uno scenario unico, sospeso tra sport e mondanità.

Era anche un rito. A ogni edizione arrivava il Britannia, lo yacht reale, con a bordo il Principe Filippo di Edimburgo, grande appassionato di vela. La sua presenza aggiungeva un’aura quasi cerimoniale all’evento.

HMY-Britannia

Ma ciò che colpiva davvero era l’umanità che si incontrava. Cowes diventava un crocevia internazionale: aristocratici inglesi accanto a imprenditori italiani, manager americani insieme a marinai di Liverpool. Francesi, australiani, tedeschi, cinesi. Un mosaico sociale unito da un’unica lingua: quella del mare.

In quel contesto, le differenze si annullavano. Restavano solo i ruoli a bordo, le competenze, lo spirito di squadra. Tutti, indistintamente, diventavano marinai.

Admiral’s-Cup – Cowes – R.O.R.C.-Royal-Ocean-Racing-Club – chek-point-20-©GrazianoVilla

Tra le figure più affascinanti c’erano i membri della giuria del Royal Ocean Racing Club, con i loro blazer blu e i bottoni d’ottone, incarnazione perfetta della tradizione britannica. E poi lo “starter”: un anziano in divisa militare, uscito da un’altra epoca, che dava il via alle regate con gesti misurati e solenni.

Admiral’s-Cup – Cowes – R.O.R.C.-Royal-Ocean-Racing-Club – starter-20-©GrazianoVilla

Giorgio Falck

Riccardo Notarbartolo di Villarosa

Furono giorni intensi, pieni di incontri e immagini. Ritrovai Giorgio Falk, conosciuto tempo prima a Rio de Janeiro durante la Whitbread Round the World Race del 1974. E nacque un’amicizia con Riccardo Notarbartolo di Villarosa, altro grande nome del giornalismo velico.

Il tempo, in quei giorni, sembrava scorrere con il vento. Le regate dell’Admiral’s Cup e della Cowes Week si susseguivano rapide, come raffiche che gonfiavano gli spinnaker e spingevano le barche oltre l’orizzonte.

Da quella prima esperienza partecipai, sempre come fotografo per “Il Giornale della Vela”, ad altre tre edizioni raccontate: 1977, 1979 e 1981. Quattro reportage che restano tra i lavori più significativi della mia carriera.

Poi la vita professionale mi portò altrove. Iniziai a collaborare con riviste come AD-Architectural Digest,Capital, Amica, Dove, Traveller, Fortune. Cambiarono i soggetti: reportage, ritratti, still-life. Ma quell’esperienza giovanile nel mondo della vela, rimane un  bellissimo ricordo.

Nel 2007, per non perdere quel filo, organizzai una mostra allo Yacht Club Milano: “I colori del vento”. Un titolo che racchiudeva l’essenza di quegli anni. Un’epoca in cui sugli spinnaker non c’erano ancora i loghi delle multinazionali, ma solo colori, vento e identità.

Admiral’s Cup – 1975 -7_Good-Will_Sweden_2 – ©GrazianoVilla

Oggi, il mondo della vela resta per me un ricordo vivido. Non solo professionale, ma umano. Un momento di formazione, di scoperta, di libertà.

Un ricordo che, ancora oggi, mi restituisce quella sottile e profonda nostalgia che i brasiliani chiamano saudade.

Francesca Fabbri Fellini & Graziano Villa – BIO

Francesca e Graziano: due “Life Travellers”, due esploratori instancabili in viaggio continuo alla ricerca della Bellezza e della Bontà nel mondo. Raccontano ciò che incontrano — persone, luoghi, natura — con uno sguardo curioso e incantato, guidati dalla meraviglia e da quella parte infantile che custodiscono gelosamente dentro di sé.

🎤 Francesca mette a frutto la sua lunga esperienza da giornalista nei principali network radio-televisivi, trasformandola in una sorta di “bastone da rabdomante” capace di intercettare con sensibilità storie, volti e tematiche che meritano di essere raccontati. Le sue interviste si concretizzano in testi e video straordinari — così dicono di lei — capaci di emozionare e far riflettere.

📸 Graziano, con decenni di esperienza nella fotografia professionale — ritratto, reportage, still life, moda — cattura l’anima dei personaggi e dei contesti con immagini evocative, poetiche e potenti. Ogni scatto è il riflesso della passione con cui interpreta il mondo.

Insieme, formano un duo vibrante e complementare, sempre alla ricerca di storie che sappiano dare emozioni.

Graziano Villa e Francesca Fabbri Fellini – ©GrazianoVilla – Timbavati National Park – Southafrica